Cronaca

Scomparsa di Guerrina, prove deboli contro il sacerdote arrestato

Una casalinga, il marito, il prete africano. Tradimenti e amori nascosti, fino a quando lei sparisce. La procura non ha dubbi: è stato padre Gretien, ma lui si dichiara innocente

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Carmelo Abbate

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Guerrina Piscaglia è una casalinga di cinquant’anni che vive a Ca Raffaello, frazione del comune di Badia Tedalda, meno di trecento abitanti in provincia di Arezzo. Guerrina è sposata con Mirco Alessandrini, uomo con il quale ha messo al mondo un figlio che ha dei seri problemi di salute.

La vita della donna cambia in modo dirompente nella primavera del 2013 quando nella parrocchia del paese arrivano tre nuovi sacerdoti provenienti dal Congo: padre Faustin, padre Silvestre e padre Gretien. I tre portano una ventata di novità e freschezza nella isolata comunità della sperduta campagna aretina. A messa non ci si addormenta più sui banchi sopraffatti dalla noia, ma si partecipa, si canta, si balla.

In poco tempo, padre Gretien diventa uno di famiglia in casa di Alessandrini, dove si reca spesso per insegnare l’uso del computer al figlio. Lo stesso marito di Guerrina instaura un rapporto molto stretto con il prete congolese, gli fa spesso da autista e lo accompagna in giro. Con il passare dei mesi, Guerrina cambia il suo modo di vestire e di atteggiarsi, le donne del paese notano una rinnovata voglia di farsi bella, di piacersi e di piacere.

Non tutto gira alla perfezione, nella diocesi si rincorrono voci sul comportamento poco ortodosso di padre Gretien, che viene chiacchierato per la sua particolare sensibilità poco spirituale nei confronti delle donne. Ma dopotutto sono soltanto delle voci.

Guerrina sparisce il primo maggio del 2014. Il marito Mirco Alessandrini si presenta in caserma il giorno stesso per sporgere denuncia. I carabinieri si lasciano cullare dall’ipotesi dell’allontanamento volontario della donna con un ambulante marocchino. Dal telefonino di Guerrina partono una serie di messaggi indirizzati alla suocera, in uno di questi scrive: “Sono stanca di questa vita e di mio marito, tornerò a prendere Lorenzo”.

Passano circa tre mesi, siamo ai primi di agosto. Le sorelle di Guerrina premono sulle forze dell’ordine perché indaghino sulla scomparsa della donna. Guerrina ha una cerchia sociale abbastanza ristretta: non più di 25 persone, parenti compresi. Nessuna di queste può avere avuto un motivo per farle del male. La vita della donna si sviluppa tutta tra casa e chiesa.

Vengono controllati i cellulari, emergono circa 4 mila messaggi tra la donna e il sacerdote congolese, in uno di questi lei scrive: vengo in chiesa, ti cucino il coniglio e facciamo l’amore. Ma padre Gretien nega di aver mai intrattenuto una relazione sessuale con la donna.

Intanto vengono analizzati anche i computer, da quello del sacerdote saltano fuori fotografie di suore in pose, abbigliamento e atteggiamenti tutt’altro che casti e religiosi. I carabinieri fanno irruzione in canonica, dove cercano tracce anche con il luminol.

Padre Gretien viene sottoposto a un lungo interrogatorio il 6 settembre, al termine del quale viene iscritto nel registro degli indagati. Un mese più tardi viene emesso un divieto di espatrio, e dopo un passaggio giudiziario la natura del reato contestato viene chiarito: si tratta di favoreggiamento. Il sacerdote in sostanza avrebbe aiutato qualcuno a far del male a Guerrina Piscaglia.

Lo scorso 23 febbraio la procura presenta una richiesta di arresto per padre Gretien, ma il giudice per le indagini preliminari prende tempo. Si arriva alla giornata di ieri, 48 ore prima che scada il divieto di espatrio. Padre Gretien Alabi viene arrestato con l’accusa di omicidio volontario e soppressione di cadavere. Provvedimento richiesto dal capo della procura di Arezzo, Roberto Rossi, e dal pubblico ministero Marco Dioni. Il sacerdote è stato prelevato ieri a Roma dai carabinieri e portato dentro il carcere di Arezzo.

Secondo l’accusa avrebbe ucciso Guerrina Piscaglia perché la donna sarebbe andata da lui per rivelargli di essere incinta. Contro padre Gretien c’è la certezza, almeno da parte degli inquirenti, che abbia tenuto telefono di Guerrina dopo la sua scomparsa. Le prove sarebbero due messaggi, il primo indirizzato alla famiglia, con il quale scrive “non prendetevela col prete, io sono fuggita per amore”. Il secondo inviato per sbaglio a un sacerdote nigeriano amico di padre Gretien. Un contatto che non c’era nel telefono di Guerrina, che neppure lo conosceva né lo aveva mai incontrato.

Per gli investigatori, la chiusura di un cerchio costruito dal prete congolese con le sue bugie, come quella dell’invenzione della figura del fantomatico zio Francesco, che il giorno dopo la scomparsa sarebbe andato con Guerrina in parrocchia per chiedere a padre Gretien di aiutarlo ad andare a prendere il figlio della donna. Questo almeno stando al racconto del sacerdote, che secondo la procura sarebbe un tentativo raffazzonato di crearsi un alibi e di depistare le indagini.

Basterà tutto ciò per processare e condannare il sacerdote? Non è detto. Se gli elementi contro di lui fossero solo questi, allora i dubbi sono tanti. Si capirà qualcosa al momento del ricorso contro la custodia cautelare che verrà presentato dall’avvocato difensore Luca Fanfani. Già in occasione del provvedimento di espatrio, il legale aveva fatto ricorso e il tribunale del Riesame, pur respingendolo e confermando il divieto di espatrio, aveva escluso il reato di omicidio per padre Gretien e riparato sul favoreggiamento. Che succederà questa volta? La partita giudiziaria è solo all’inizio.

 

 

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