Cronaca

Ecco, contro Scajola mancava solo l’associazione segreta

Contro il quattro volte ministro, arrestato nel maggio 2014, la Procura di Reggio Calabria aggiunge una nuova accusa. Possibile averla scoperta solo oggi?

Claudio Scajola

Maurizio Tortorella

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A Claudio Scajola, oggi sindaco di Imperia, manca l’abigeato e qualche altro reato: poi potrà legittimamente chiedere di entrare nel Guinness dei primati. Ora la Procura di Reggio Calabria, che contro il quattro volte ministro ha imbastito un lungo e complicato processo partendo dall'accusa che avrebbe agevolato la latitanza in Libano dell'ex deputato Amedeo Matacena, condannato nel 2013 a cinque anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, ipotizza che Scajola abbia violato anche la legge Anselmi, la norma contro le associazioni segrete.

La Procura sostiene, in particolare, che Scajola avrebbe addirittura “agevolato un'associazione segreta collegata all'associazione di tipo mafioso e armata 'ndrangheta da rapporto di interrelazione biunivoca, destinata ad estendere le potenzialità operative del sodalizio di tipo mafioso in campo nazionale e internazionale”.

Non è ancora dato sapere chi farebbe parte dell’associazione segreta, né a quale titolo l’ex ministro dell’Interno l’abbia favorita. Resta la sorpresa per un passo sorprendente e del tutto innovativo rispetto all’accusa originaria. E la sorpresa è doppia perché la Procura reggina lo compie oggi: cioè ormai oltre quattro anni dopo il clamoroso arresto di Scajola.

Era infatti l’8 maggio 2014 quando la Direzione investigativa di Reggio Calabria ordinò e ottenne che l’ex ministro venisse clamorosamente arrestato (le immagini dell’operazione di polizia, che seguivano l’arrestato fino all’interno della Dia romana, ottennero ampia diffusione in televisione) e poi rinchiuso per 36 giorni nel carcere romano di Regina Coeli.

Il delitto contestato allora all’ex ministro non era il concorso nel reato con il latitante Matacena, e nemmeno il favoreggiamento nei suoi confronti, ma la meno usuale “procurata inosservanza della pena”, prevista dall’articolo 390 del Codice penale (“Chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato, aiuta taluno a sottrarsi all'esecuzione della pena è punito con la reclusione da tre mesi a cinque anni se si tratta di condannato per delitto, e con la multa da euro 51 a euro 1.032 se si tratta di condannato per contravvenzione”).

Pochi lo ricordano, oggi, ma la sorprendente notizia dell’associazione segreta era già stranamente uscita nel settembre 2016: in quell’occasione, però, la Procura di Reggio Calabria si era subito impegnata a negarla: “L’ex ministro degli interni Claudio Scajola non è indagato per associazione segreta collegata alla ‘ndrangheta. Pertanto la notizia uscita nei giorni scorsi è falsa”.

Va anche ricordato che, finora, Scajola è sempre stato assolto da tutte le accuse nei vari procedimenti penali che lo hanno riguardato e coinvolto.

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