Fissata l'udienza di rinvio a giudizio di Saverio Masi per calunnia e diffamazione

L'ex capo scorta del Pm Di Matteo era superteste del processo Stato-mafia e, come Massimo Ciancimino, un "eroe dell’Antimafia"

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Anna Germoni

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Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Palermo, Lorenzo Jannelli, ha fissato l'udienza per il rinvio a giudizio per diffamazione e calunnia, di Saverio Masi, l’ex capo scorta del pm Antonino di Matteo, magistrato di punta dell’inchiesta Stato-mafia.
Il militare figura proprio come superteste della pubblica accusa.

Masi, Carabiniere con alle spalle una condanna definitiva della Cassazione del 24 aprile del 2015, a sei mesi di reclusione per tentata truffa e falso, risulta come numero 54 nella lista della Procura di Palermo, nel processo Stato-mafia, per aver denunciato i suoi superiori gerarchici per averlo ostacolato nella cattura dei boss Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro.

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Per questi fatti, a Palermo si era aperto un dossier, con querele e controquerele da parte delle parti offese, che la Procura aveva deciso di archiviare.

Singolare richiesta di archiviazione, visto che tra le firme dei magistrati che optarono per chiudere il caso, anche i togati che invece nel processo Stato-mafia, lo chiamarono come testimone per avvalorare l’impianto accusatorio re la sua "attendibilità specchiata".

Anche la procura di Roma, aveva già chiesto il rinvio a giudizio per il Masi, accogliendo la tesi delle parti offese, tutti alti ufficiali dell’Arma, "lesi nella loro reputazione", dopo che il legale del militare, anche costui rinviato a giudizio, aveva convocato a Roma, una conferenza stampa per dare enfasi e clamore mediatico ai fatti.

Su questa vicenda era entrato a gamba tesa più volte proprio il magistrato Di Matteo che addirittura il 6 settembre del 2014, polemizzando, attraverso le agenzie di stampa, contro la procura di Roma, guidata da Giuseppe Pignatone, aveva dichiarato: “Continuo a nutrire piena fiducia nel maresciallo Masi. Se mai, personalmente, mi sembra singolare che mentre come è noto a Palermo, si cerca di verificare la fondatezza delle sue denunce, un’altra autorità giudiziaria incrimini per diffamazione gli autori delle suddette denunce”.

Il gip di Palermo, Vittorio Alcamo, creando notevole imbarazzo ai magistrati che stanno conducendo l’inchiesta sulla presunta trattativa Stato-mafia, il 29 marzo scorso, ha chiesto l’imputazione coatta per Masi e Fiducia. Ventidue pagine al vetriolo, ricostruite meticolosamente dal punto di vista analitico, storico, temporale, che hanno bollato il Masi, come “inattendibile, calunniatore e diffamatore”.

Un vero e proprio boomerang per i quattro togati impegnati nel processo Stato-mafia, visto che il militare era stato eretto a "eroe dell’Antimafia" dalla società civile e anche dai media: Il Fatto Quotidiano, aveva chiesto una petizione in suo favore, chiamando a raccolta i suoi lettori. In prima fila Marco Travaglio.

Non solo, il militare di scorta del pm Di Matteo, girava tutta l’Italia per summit e convegni sulla legalità, parlando del processo in corso, sul quale lui doveva testimoniare, con teorie “fantasiose e prive di ogni fondamento processuale” solo allo scopo di suggestionare il pubblico, ignaro delle carte giudiziarie. “C’è qualcosa ancora di più assurdo in questo processo, dichiarava, chi suggerì di compiere gli attentati del 27 e 28 luglio 1993 ai danni delle chiese di San Giovanni in Laterano e di San Giorgio al Velabro? Dobbiamo tenere presente la coincidenza che fossero i nomi di battesimo di Giovanni Spasolini e Giorgio Napolitano”.

Tutto lecito? Tutto normale?
Ora dopo l’imputazione coatta del gip, due pubblici ministeri che conducono il processo Stato-mafia, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia, il 21 aprile scorso, insieme ai colleghi Pierangelo Padova e Francesco Grassi, hanno dovuto chiedere il rinvio a giudizio proprio di quel teste, ritenuto altamente “attendibile”, per le ipotesi di diffamazione e calunnia.

LE ACCUSE DELLA PROCURA ORA NEI CONFRONTI DI MASI

Saverio Masi, dopo l’imputazione coatta disposta dal giudice Alcamo, ora per la Procura di Palermo risulterebbe reo di incolpare “ sapendoli innocenti” gli “Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri”: Giammarco Sottili, Gianluca Valerio, Vincenzo Nicoletti, Francesco Gosciu, Fabio Ottaviani, Michele Miulli.

Il gip del tribunale di Palermo, Lorenzo Jannelli, letta la richiesta per fissare l'udienza del rinvio a giudizio dei magistrati, l’ha accolta il 23 maggio del 2017 e fissato l’udienza per il 4 ottobre prossimo.

Il “metodo Falcone” a Palermo purtroppo viene applicato da pochissimi magistrati. Così “se non si hanno prove inconfutabili, senza la ragionevole probabilità di vincere è immorale…così si scredita la giustizia” diceva Giovanni Falcone al Csm, il 15 ottobre del 1991.

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