Cronaca

Dalle luci rosse al rosso di Montalcino

La storia di Natalie Oliveros, moglie del nuovo ad della Ferrari con un passato nei film hard. Ora produttrice di vini pregiati

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Una strada costeggiata da cipressi, appena fuori Montalcino,  che si affaccia sulla spettacolare Val d’Orcia. Lei si fa attendere, come una star. Forse arriverà al volante di una Ferrari, in paese dicono che ne guidi una, magari indossando un abito scollato, uno di quelli con cui ha ritirato i suoi undici Oscar. Natalie Oliveros, 51 anni, è la compagna di Louis Camilleri, presidente del colosso Philip Morris e, da luglio, dopo la scomparsa di Sergio Marchionne, nuovo a.d. della casa di Maranello. Ma in America quella famosa è lei.

La conoscono con il suo nome d’arte: Savanna Samson, una delle più celebri pornostar mondiali. Eppure la donna bionda e minuta che scende da una Cinquecento in jeans e camicia a quadretti, trucco leggero, una rosa tatuata sul braccio e scarponcini da campagna sembra piuttosto Barbie che va alla fattoria. Guarda le colline, si sistema i capelli e racconta: «Arrivai qui nel 1999 con il mio ex marito, Daniel Oliveros, commerciante di vini. Era maggio e rimasi incantata dal profumo delle ginestre, dei fiori, dell’erba. Mi fece tornare indietro all’infanzia a Watertown, nel nord dello Stato di New York, quasi al confine con il Canada, nella casa vittoriana dove sono cresciuta, con i meli che fiorivano sotto le finestre. Pensai che un giorno avrei voluto venire qui e comprare un vigneto». Oggi è la proprietaria dell’azienda agricola La Fiorita. Nove ettari, 25 mila bottiglie di Brunello e Rosso di Montalcino, la gran parte destinata al mercato estero. A settembre inaugurerà la nuova cantina, 900 metri quadri dedicati anche al cibo. «Voglio che abbia il mio tocco femminile, che ci sia qualcosa di rosa e una certa morbidezza».

A Montalcino la trattano con rispetto, qualcuno si stupisce che una donna possa decidere di venire qui e mettersi in gioco. Tutti sono concordi su una cosa: Natalie è bellissima.

Dove nasce la sua passione per il vino?

Quando ero piccola, avrò avuto nove anni, papà produceva qualche bottiglia di moscato. Ho origini italiane e mi sento una di voi.

Come era la sua famiglia?

Tradizionalista. Mio padre era un contabile e mia madre una maestra d’asilo. Per le sue cinque figlie scelse tutti nomi che iniziavano con la «enne». A me toccò Natalie, come la sua attrice preferita Natalie Wood.

Il cinema era nel suo destino?

Allora non ci pensavo, volevo farmi suora. Eravamo una famiglia cattolica praticante, ma tra le sorelle io ero la più religiosa. Poi le cose andarono diversamente. Oggi continuo a recitare con una compagnia di teatro e stiamo preparando una pièce di John Patrick Shanley dal titolo Il dubbio, dove finalmente sarò una suora sulla scena.

Com’era invece il mondo a luci rosse?

Quando iniziai, nel 2000, giravamo in 35 millimetri e i film erano molto recitati. Mi piaceva e in fondo pensavo che l’unica differenza con il cinema tradizionale era che quando iniziavamo a baciarci e a fare sesso lasciavamo la porta aperta. Quando entrai nell’industry era un momento glorioso. Mi chiamarono a Nizza per un servizio fotografico esclusivo con David LaChapelle a casa di Elton John. Giravo solo sei film all’anno.

Impegnativo?

Ero terrorizzata dalle scene recitate mentre trovavo naturale spogliarmi sul set. Questa strada è stata una mia scelta.

Mai pentita?

No, ancora oggi incontro persone che si congratulano con me: «Sono un grande ammiratore della sua opera». E mi viene da sorridere.

E dopo cosa è successo?

Dal 2010 tutto è cambiato, internet ha abbassato il livello. L’hard è diventato quello che noi definiamo gonzo. Chiunque con una telecamera può girare. Ma sono pellicole di serie B, senza una storia.

Il suo primo film, Rocco meats an american angel in Paris, lo girò con Rocco Siffredi per fare un regalo al suo ex marito. Come le venne in mente?

Non lo so. Ma quando decido qualcosa la porto fino in fondo. Ricordo che a un certo punto tutto divenne pesante e Rocco mi chiese se volevo fermarmi. Io desideravo disperatamente rispondergli: basta. Ma dissi che avrei terminato le scene.

Ebbe successo?

Fu nominato «miglior film straniero» agli Oscar del cinema hard. Rocco voleva che firmassi un contratto, ma declinai. Mi chiamò la Vivid, una delle più importanti case di produzione e distribuzione americana, mi chiesero se volevo diventare una Vivid Girl, allora era un ruolo molto ambito. Mi fecero un generoso contratto e accettai.

Cosa significava essere una Vivid Girl?

Sembrava di stare nella vecchia Hollywood, quella delle star, ero invitata ai programmi televisivi più seguiti: dal David Letterman Show al Saturday Night Live. Vinsi undici AVN Awards, gli Oscar del porno americano. Nel 2005 venni eletta migliore attrice erotica nel mondo e nel 2010 fui la prima Vivid Girl a entrare nella Hall of Fame.

Perché scelse Savanna Samson come nome d’arte?

Ventenne a New York iniziai a lavorare allo Scores, un celebre strip club, dove c’era già mia sorella. Mi chiesero di trovarmi un altro nome. Così scelsi Savanna, perché era la protagonista di un film che avevo amato, Il principe delle maree con Nick Nolte. E Samson per il significato biblico, da Sansone l’eroe dalla forza prodigiosa.

Quanto hanno contato i soldi nelle sue scelte?

Ho guadagnato molto, ma ho speso altrettanto: scarpe, vestiti e poi gli investimenti per il mio vino. Ho perso, ho rischiato, ma ne è valsa la pena. Mi sono sempre mantenuta con i miei mezzi.

Mai subito molestie sessuali, come hanno denunciato le attrici del #MeToo?

Molte volte. Ho incontrato uomini che di me pensavano: «Con il lavoro che fa, cosa vuoi che le importi». Invece per me quello era lavoro e basta, fuori la mia vita era diversa.

Perché ha deciso di smettere?

Ho sempre saputo che non avrei passato la vita davanti a una macchina da presa. La Vivid mi aveva proposto un nuovo contratto, ma ero preoccupata per mio figlio. A 13 anni cominciava a diventare grande. Pensai che dovevo fare qualcosa per cui potesse essere orgoglioso di me. E produrre vino mi sembrava la strada giusta.

Che madre è stata?

Quando era piccolo portavo Luchino sempre con me. Giravamo in California, al massimo per due settimane. Avevo una baby-sitter, ma passavamo molto tempo insieme. Non sempre fu facile. Ricordo una volta che arrivò un pacco da un negozio di giocatoli. Lui era felice, pensava ci fosse un trattore, invece spuntò un mio costume di scena. Piume rosa e boa. Lo avevano mandato nella scatola sbagliata e lui ne fu molto deluso.

La carriera influì sul vostro rapporto?

A volte mi chiedeva se esistevano altre madri come me. Io gli dicevo che nessun bambino doveva essere giudicato per il lavoro dei genitori. Suo padre mi ha supportato, questo ci ha aiutati. Certo, sapevo che i suoi compagni gli dicevano: «Ho visto tua madre ieri sera». Ma lui rispondeva: «È la mia mamma, un po’ stramba, ma forte». Siamo sempre stati molto vicini, l’ho cresciuto da sola, ci facciamo forza a vicenda.

Quando scoprì che lei era una pornostar?

La prima volta che riuscì a parlarmene apertamente fu durante l’uragano Sandy nel 2012, aveva 11 anni, mi disse che aveva visto che ero entrata nella Hall of Fame.

La sua famiglia invece come reagì?

Fu uno shock, soprattutto per mia madre. Era devastata, mi disse che mai e poi mai avrebbe immaginato che potessi fare certe cose. Soprattutto dopo averle detto che volevo diventare una suora.

Come lo scoprirono?

Una sera dovevo partecipare al popolare show Entertainment Tonight. Mia nonna lo guardava sempre. Così mia sorella si preoccupò che lo venisse a sapere dalla tv e glielo disse. Fu una tragedia comunque.

Le cose si ricomposero?

Anni fa i miei genitori vennero a Montalcino, papà rimase ammirato dal lavoro con la cantina. E disse: «Ne hai fatta di strada Natalie dalle nostre bottiglie di moscato». Era finalmente orgoglioso di me.

Quando ha conosciuto Louis Camilleri?

Fu alla fine del 2010, durante una degustazione di vini. L’unico che non mi parlò. E l’unico che trovai affascinante. Lui è la mia roccia.

Com’è riuscita a cambiare vita?

Cominciai nel 2005 con una produzione di bottiglie, che chiamai Sogno vero. Qualcuno storse il naso davanti al vino di una pornostar, ma poi ricevetti diversi premi. Iniziai a studiare, mi iscrissi alla Wset, tra le più prestigiosa scuole del settore. Pensavo di non farcela, poi superai gli esami.

Ma quello dei produttori è un mondo di uomini?

Quando arrivai a Montalcino c’era grande scetticismo. Poi hanno visto la mia passione, il lavoro tenace, ogni vendemmia sono qui con loro. La Fiorita è il mio sogno vero.

Dove si vede tra dieci anni?

È la stessa domanda che fecero dieci anni fa in un’intervista a Savanna. Allora risposi che mi immaginavo in Italia, tra i vigneti a produrre il Brunello. Ora ho raggiunto il mio traguardo. E voglio vivere lunghi periodi in Toscana, adesso che mio figlio è stato preso in un importante college per studiare da regista. È la sua passione. Spero che il nome che gli ho dato, quello di un grande regista italiano come Visconti, gli porti fortuna.

Tra il sesso e il vino cosa è meglio?

Mi pare che di solito vadano insieme. E il sesso come il vino migliora con gli anni. 

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