Medicinali scaduti e contraffatti in sala rianimazione

A gennaio sono stati sequestrate negli ospedali italiani oltre sei mila prodotti contraffatti

Sanità: contraffazione e medicinali scaduti in sala rianimazione

– Credits: Gettyimages

Nadia Francalacci

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Le confezioni riportavano come previsto dalla legge la scritta “materiale sterile” ma in realtà era immondizia riciclata.

Migliaia di cannule per la respirazione, cateteri venosi, filtri antistatici, valvole per aspiratori scaduti e non sterilizzati assieme a medicinali contraffatti, sono stati utilizzati per mesi nelle sale di rianimazione e operatorie di alcuni ospedali italiani.

Il primo a scoprire che stava sanificando la sala di rianimazione con un disinfettante contraffatto e scaduto oramai da anni è stato l’ospedale di Bologna. Dalla denuncia di alcuni mesi fa, scattano i primi controlli. I carabinieri del Nas ispezionano gli scaffali dell’ospedale emiliano e parte la segnalazione ai colleghi di Campobasso. E’ qui, nel cuore dell’Italia che una ditta accreditata per la vendita di materiale sanitario “rigenerava” oggetti scaduti, scarti di magazzino destinati al macero o alle discariche. Tra questi le cannule per le tracheotomie, le respirazioni con macchinari artificiali, deteriorate dagli anni e dall’utilizzo.

“Gli oggetti sanitari non venivano neanche lavati ma direttamente confezionati, sigillati ed etichettati pronti per essere venduti ai molti presidi ospedalieri di diverse regioni italiane – spiega a Panorama.it, il capitano Antonio Forciniti, comandante dei carabinieri del Nas di Campobasso – tutto il materiale, infatti, compresi i cateteri venosi che vengono inseriti dal personale medico specializzato direttamente nell’aorta dei pazienti, venivano confezionati in un garage in mezzo ad attrezzi, cavi, pinze e  fascette quindi in un ambiente certamente non sterile”.

Oggetti scaduti e non funzionanti che possono aver generato infezioni o complicazioni in pazienti già esposti a rischi ed ad infezioni considerate “normali” per ambienti come quelli della rianimazione.

"L’azienda dopo aver recuperato e reimbustato il materiale di scarto modificava con il computer la data di scadenza presente sulle etichette originali in modo da renderle commerciabili per molti mesi ancora – continua il comandante Forciniti- e in questo modo hanno alterato anche numerose confezioni di medicinali provenienti da paesi stranieri tra cui la vicina Francia e gli Stati Uniti”.

Ma le indagini sono ancora in corso e non riguardano solamente gli ospedali pubblici ma moltissime case di cura e strutture sanitarie private. Nell’ospedale di Pescara, ad esempio, i militari hanno sequestrato oltre 5.500 confezioni di materiali scaduti mentre nei presidi ospedalieri di Termoli e Larino ne sono stati scoperti altri 4.500.

Ma nel mese di gennaio da Nord a Sud Italia, isole comprese, i militari del Nas hanno scoperto truffe a danno del Servizio sanitario nazionale, cosmetici tossici e alimenti scaduti da anni ma pronti per essere rivenduti nei circuiti commerciali con etichette rielaborate al computer.

A Cagliari un’infermiera rubava e falsificava le ricette mediche per appropriarsi illegalmente di ingenti quantitativi di un farmaco analgesico a carico del Servizio sanitario nazionale e utilizzato nella terapia del dolore per i malati terminali.  In pochi mesi, la donna, era riuscita a “recuperare” migliaia e migliaia di confezioni con le quali aveva creato, attraverso la somministrazione e la vendita diretta del farmaco, un vero e proprio business.

Un guadagno milionario a spese del Ssn anche per un medico francese abilitato a svolgere la professione di chirurgo ortopedico presso gli ospedali e case di cura italiane. Il professionista aveva costretto un paziente affetto da ernia cervicale a farsi consegnare somme di denaro, per sottoporlo ad un’operazione presso una casa di cura convenzionata di Bologna, le cui spese invece erano a carico della sanità pubblica.

“L’illecita richiesta avrebbe consentito al medico di percepire emolumenti- spiegano i carabinieri del Nas - oltre che dalla casa di cura, anche dal paziente, il quale per essere operato ha consegnato la medico truffatore 4 mila euro”.

Da Bologna a Sassari. Tre medici  sono stati arrestati per aver truffato al Servizio sanitario nazionale 120 mila euro in carburante.  
La truffa era molto semplice. I sanitari, che lavoravano presso il 118 del’Asl di Lanusei, dichiaravano nei prospetti dei “turni di servizio” l’utilizzo dell’autovettura di proprietà per raggiungere il posto di lavoro e viceversa, presentando ovviamente all’azienda il rimborso. Ma dagli accertamenti effettuati dai carabinieri del Nas sassarese è risultato che i medici avevano acquisito residenze fittizie, in comuni della provincia di Cagliari, distanti anche oltre 120 km dalla struttura sanitaria dove lavoravano proprio per gonfiare la cifra rimborsabile.

E’ così che nei prospetti dei turni di servizio spiccavano cifre astronomiche. In realtà le abitazioni dei tre dottori distavano meno di 10 chilometri dalla sede di lavoro.
Ma questa truffa non è nuova per la Asl sarda. Un’indagine analoga aveva consentito al nucleo sassarese di individuare, nel gennaio 2012, altri 5 medici del servizio 118 dell’ASL di Nuoro, che con gli stessi espedienti erano riusciti a truffare 140mila euro.

A Cuneo, invece, i carabinieri del Nas hanno sequestrato 100 litri di profumi in varie essenze pronte per essere miscelate per ottenere le varie profumazioni senza avere l’autorizzazione dal Ministero della Salute. All’interno dei profumi, infatti, venivano miscelate anche essenze e prodotti pericolosi.  

Dai cosmetici al cibo. A Milano i militari dell'Arma hanno sequestrato circa 4.200 confezioni di conserve presenti nel magazzino di un’azienda cinese, oltre a diverse centinaia di etichette adesive con scadenza contraffatta, pronte per essere applicate sui prodotti. Sul mercato  le confezioni di pomodoro avrebbero fruttato quasi 20 mila euro.

Ma l'importazione e la distribuzione di prodotti alimentari provenienti da Paesi non europei e destinati alla ristorazione “etnica” è uno dei settori sui quali si concentra l'attenzione dei carabinieri dei Nas. Solamente nel 2012 i militari hanno effettuato quasi 2 mila controlli ad attività di deposito, ristorazione e vendita, riscontrando numerose irregolarità in 950 casi e segnalando alle autorità giudiziarie, amministrative e sanitarie 975 persone. Gli alimenti sequestrati in un anno invece sono stati quasi 60 tonnellate per un valore di oltre 16 milioni di euro.

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