Sacchetti di plastica a pagamento: i social si spaccano
Cronaca

Sacchetti bio e a pagamento: i social si spaccano sulla nuova legge

Tra chi è pronto ad alzare le barricate contro il "balzello" e chi definisce "ridicola" la polemica ecco come l'Italia riesce a dividersi (anche) in questo

Da uno a tre centesimi per ogni sacchetto biodegradabile d'ora in poi disponibile nel reparto orto frutta dei supermercati utilizzato per pesare gli alimenti. E' il rincaro sulla spesa degli italiani entrato in vigore il primo gennaio che ha spaccato l'Italia in due.

Cosa si dice on-line

La cifra della tensione in merito al sacchetto-gate la si ha dando un'occhiata a quel che succede sui social network. Da ieri mattina stabile tra i trend topic di Twitter c'è l'hashtag #sacchettibiodegradabili che fa coppia con #boicottmarketbag.

La rivoluzione dei sacchetti

Via messenger, invece, gira la catena che invita a copiare e incollare questo contenuto: " Per chi non lo sapesse da oggi in poi è in vigore la legge che obbliga l'aquisto dei sacchetti biodegradabili per frutta, verdura, carne, pane. Ogni sacchetto può costare dai 3 cent ai 7cent, sarà elencato nello scontrino come prodotto aquistato e non può essere sostituito con altro e o riusato. Questa legge e stata fatta su ordine di Renzi i primi di agosto scorso e applicata da Gentiloni e favorisce un'amica di Renzi che è l'unica che produce quel tipo di sacchetti biodegradabili. Se vogliamo sperare di ottenere che la legge venga ignorata dalle autorità occorrerebbe stare un mese senza servirsi di prodotti che necessitano l'uso dei suddetti sacchetti".

In Rete circolano, inoltre, decine di foto di persone che etichettano ogni singolo limone o zucchina comprati e che si dicono pronti a farlo anche con fragole, noci o ciliegie se necessario.


 

Una crociata che ha nella foto dei 4 clementini sul lavabo di una casa la sua immagine simbolo con gente che arriva a scrivere frasi come "Non ci avrete mai", "Uniti sconfiggeremo il sistema" e altre amenità.

I conti in tasca

A fronte di quelli che - sempre via social - sono stati definiti gli "anarcoinsurrezionalisti del sacchetto biodegradabile" c'è una fetta di popolazione che si chiede se non si stia sfiorando il ridicolo con questa donchicottesca battaglia. L'Italia, di fatto, si è adattata a una norma europea che vieta l'utilizzo della plastica e il rincaro annuo che una famiglia andrà a subire con i due centesimi a busta varia tra i 5 e i 12 euro in tutto (i dati arrivano dall'Osservatorio Assobioplastiche). 

La norma entrata in vigore è l'articolo 9-bis della legge di conversione n. 123 del 3 agosto 2017 (il Decreto Legge Mezzogiorno) che stabilisce che "Le borse di plastica non possono essere distribuite a titolo gratuito e a tal fine il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino o fattura d'acquisto delle merci o dei prodotti trasportati per il loro tramite". Per gli esercizi commerciali che non applicheranno la nuova norma sono previste multe che vanno da 2.500 a 25.000 euro.

Fatta la legge trovato l'inganno?

In molti ritengono che la soluzione di etichettare ogni singolo alimento sia geniale e si vantano di aver trovato "l'inganno" per evitare che legge venga applicata, ma non è proprio così.

Nella maggioranza dei supermercati, infatti, lo stesso codice a barre dell'etichetta presuppone la presenza della borsa di plastica che, in questo modo, viene aggiunta in automatico sullo scontrino sia in caso di sua presenza sia in quello di assenza.

C'è inoltre chi sottolinea che più che sul prezzo in sé e sul fatto che la legge ormai sia in vigore bisognerebbe chiedersi perché le buste non possano essere riutilizzate per la spesa successiva visto che la vita media di un sacchetto per frutta e verdura è di 12 minuti: giusto il tempo di arrivare dalla cassa del supermercato al frigorifero di casa.

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