Cronaca

Rom e Sinti: la scuola fondamentale per l'integrazione

Il Rapporto nazionale dell'Associazione 21 luglio sottolinea anche l'aspettativa di vita di 10 anni più bassa rispetto ai coetanei

International Sinti And Roma Day

Redazione

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I "rom non vorrebbero integrarsi? Cominciamo da quelli che a noi hanno detto di sì". Lo propone Marco De Giorgi, direttore generale dell'Unar, (l'Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull'origine etnica, della Presidenza del consiglio), in occasione della giornata internazionale dei Rom e dei Sinti, istituita in ricordo dell'8 aprile del 1971, quando a Londra si riunì il primo Congresso internazionale del popolo rom e si costituì la Romani Union, la prima associazione mondiale dei rom riconosciuta dall'ONU nel 1979.

Secondo i dati dell'Unar, sta "crescendo l'antiziganismo con un pregiudizio culturale fortissimo verso la comunità dei rom.


 

Secondo il rapporto, in generale, per chi cresce in un insediamento formale o informale, la possibilità di frequentare la scuola secondaria di secondo grado non supererà l'1%, mentre l'accesso all'università sarà prossimo allo 0%.

Diversity on the Job
"Abbiamo dimostrato con tanti progetti sperimentali messi in campo che molti giovani vogliono entrare nel mercato del lavoro. Con il progetto DJ (diversity on the Job) abbiamo coinvolto tantissimi giovani in esperienze positivi di inclusione socio-lavorativa attraverso tirocini e spesso si è creato un effetto emulativo con altri giovani che vorrebbero vivere la stessa esperienza, già questa e' una buona base di partenza", ha siegato De Giorgi.

Uno su 5 non andrà mai a scuola
Un bambino rom su 5, tra quelli che vivono nei "campi nomadi" in Italia, non andrà mai a scuola. Vale a dire che non incomincerà nemmeno il cosiddetto "percorso scolastico".

Lo rileva il primo Rapporto nazionale sulla condizione di rom e sinti in Italia, presentato oggi a Roma dall'Associazione 21 luglio, (organizzazione non profit impegnata nella promozione dei diritti delle comunità rom e sinte in Italia).

Il rapporto dice anche che "la vita presente e futura di un minore rom è fortemente condizionata dal contesto abitativo". Per questi bambini, rispetto a un coetaneo non rom, saranno "60 volte in più le probabilità di essere segnalati dal Servizio Sociale e di entrare nel sistema italiano di protezione dei minori.

Aspettativa di vita più bassa di 10 anni
Inoltre la loro aspettativa di vita risulterà mediamente più bassa di circa 10 anni rispetto al resto della popolazione e "da adolescenti avranno 7 possibilità su 10 di sentirsi discriminati a causa della propria etnia".

Mancanza di casa e dispersione scolastica
"Nel 2013-2014 - riporta il Rapporto - erano 11.657 i minori rom e sinti in emergenza abitativa presenti nel sistema scolastico italiano. Confrontando questi dati con quelli dell'anno precedente si conferma l'elevata dispersione scolastica, con un tasso di abbandono di oltre il 50% nel passaggio dalla scuola primaria a quella secondaria e di circa il 95% da quella secondaria di primo grado a quella di secondo. Diverse sono le ragioni di questi fenomeni: dagli stereotipi e pregiudizi negativi profondamente radicati nell'immaginario collettivo alla condizione di precarietà abitativa".

Ricordiamoci anche dei Rom e Sinti integrati
L'Anci invece, in occasione della Giornata internazionale per i Rom e Sinti, richiama l'attenzione sulle migliaia di famiglie Rom e sinti che 'non fanno notizia' perché abitano in contesti di piena integrazione, in case private, con i figli che frequentano regolarmente la scuola e che cercano, come tutti noi, di immaginarsi un futuro.

Essi rappresentano, per i sindaci, dei partner con cui condividere percorsi di cittadinanza attiva''. È quanto afferma il delegato Anci alle politiche per l'Immigrazione, Matteo Biffoni, che aggiunge: "Vogliamo però al contempo esprimere preoccupazione per le situazioni che creano disagio sociale e abitativo e che ancora persistono sui nostri territori. La presenza di insediamenti, soprattutto se di grandi dimensioni e in contesti ghettizzanti, rappresenta per tutti i Comuni un ambito di intervento prioritario. I Comuni sono ben consapevoli che superare la 'politica dei campi' significa ridurre drasticamente la situazione di disagio che colpisce interi quartieri e tutti i cittadini che li abitano".

"Ad oggi - spiega Biffoni - nonostante il nostro Paese abbia adottato una Strategia nazionale, i Comuni continuano ad operare in solitudine: la definitiva chiusura di tutti gli insediamenti e' un obiettivo che i Comuni non potranno mai raggiungere da soli, senza il convinto sostegno istituzionale, politico ed economico degli altri organi di governo regionale, nazionale ed europeo. Le strumentalizzazioni politiche certo non aiutano ad affrontare concretamente i problemi: è invece ora - conclude il delegato Anci - di lavorare per dare soluzioni definitive a questa condizione".

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