Cronaca

Rogo di Fiumicino: lo scalo è davvero a norma di legge?

Spunta un comunicato del 2014: l'area commerciale dell'aeroporto non era equiparata, in termini di sicurezza incendi, ad un centro commerciale

Fiumicino

Nadia Francalacci

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Monta la polemica ma cresce anche il numero degli iscritti nel registro degli indagati. Punta al livello più alto, infatti, l'inchiesta della procura di Civitavecchia sull'incendio al Terminal 3 dell'aeroporto di Fiumicino che iscrive tra gli indagati l'amministratore delegato di Aeroporti di Roma (Adr), Lorenzo Lo Presti.

La motivazione? Violazione della normativa sulla sicurezza dei lavoratori. L'ipotesi di reato è legata all'impiego del personale nei giorni successivi al rogo senza sufficiente tutela della loro salute. Almeno 150 lavoratori hanno accusato problemi respiratori e alla pelle per le conseguenze dell'incendio, che il 7 maggio ha distrutto l'area commerciale del Terminal.

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Ma i misteri sulla sicurezza non solo dei lavoratori ma soprattutto dell’area commerciale dell’aeroporto di Fiumicino si moltiplicano in modo esponenziale alla luce di un accordo siglato meno di un anno fa proprio sulla prevenzione incendi. Si tratta del Decreto interministeriale firmato dal Ministro dell’Interno Angelino Alfano e dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi, sulla prevenzione degli incendi, sulla progettazione, sulla costruzione e sull’esercizio delle attività di aerostazioni con superficie coperta accessibile al pubblico superiore a 5.000 metri quadrati. Dunque proprio quella di Fiumicino interessata dal rogo.

Ma che cosa prevede il Decreto del quale ha dato diffusione Enac con il comunicato n. 81/2014 in data 18 luglio?

“Il decreto partendo dai criteri di calcolo dell’affollamento propri del settore aeroportuale va a definire e uniformare i criteri di progettazione finalizzati alla prevenzione incendi nelle aerostazioni. Viene a essere scongiurata, in questo modo, l’eccessiva penalizzazione che sarebbe derivata dell’entrata in vigore del D.P.R. 151/2011 con l’equiparazione ai fini della prevenzione incendi dei terminal aeroportuali ai centri commerciali”.

Eccessiva penalizzazione?” Che cosa significa? Forse per evitare ulteriori costi nell’istallazione di ulteriori sistemi di sicurezza per la prevenzione degli incendi? E perché mai il Terminal commerciale di Fiumicino non poteva o non doveva essere “equiparato” ad un normale centro commerciale?

Eppure il Terminal che ha preso fuoco e che ha provocato danni per milioni di euro e ripercussioni fisiche e sanitarie su oltre centocinquanta persone, era a tutti gli effetti un centro commerciale, un’area destinata al commercio.

Ma chi ha elaborato la nuova normativa in termini di prevenzione incendi che si è conclusa con la firma dei due ministeri interessati?
“Il testo del decreto, elaborato da un apposito gruppo di lavoro coordinato dalla Direzione Centrale per la prevenzione e sicurezza tecnica del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, composto da professionisti dell’ENAC e da rappresentanti delle società di gestione aeroportuale, rappresenta il frutto della piena sinergia tra le istituzioni coinvolte e disciplina ulteriormente le attività finalizzate alla prevenzione degli incendi all’interno delle aerostazioni”.

Dunque coinvolti ci sono anche dirigenti dei Vigili del Fuoco oltreché della stessa Enac che, solo poche ore fa si è affrettata precisare, dopo il sequestro da parte dell’Autorità giudiziaria dell’area interessata che riduce dell’80% l’operatività dello scalo, che "il traffico aereo possa tornare al più presto a una situazione di normalità senza più disagi e disservizi per i passeggeri”.
Ma poi Enac aggiunge una dichiarazione che, alla luce del comunicato diramato meno di un anno fa, suona in modo un po' beffardo: “L'interesse primario e istituzionale dell'ENAC, infatti, è quello di tutelare il diritto alla mobilità dei cittadini e di salvaguardare la fruizione delle strutture aeroportuali in sicurezza, sempre nel rispetto e in applicazione dalle normative vigenti".

 Sono cinque gli operai della ditta alla quale era affidata la manutenzione degli impianti di condizionamento dell'aeroporto di Fiumicino, indagati dalla procura di Civitavecchia immediatamente dopo il rogo mentre per la presenza di diossina altri due indagati solo tre giorni fa: un dirigente dell'Asl e un manager di Adr, la società che gestisce gli scali romani. Ieri sera, il manager Lo Presti.

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