Cronaca

Rivolta al carcere di Airola: così i baby boss sfidano lo Stato

Nell'istituto minorile gli affiliati ai clan della Camorra hanno devastato le celle per affermare il loro potere

Airola-carcere

Nadia Francalacci

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Una guerra. Il carcere minorile di Airola, in provincia di Benevento, in pochi minuti è stato devastato da una quarantina di detenuti capeggiati da aspiranti boss della Camorra. Hanno distrutto mobili, tubature, termosifoni, televisori. Hanno colpito con i piedi di legno dei tavoli e con manici di scopa gli agenti penitenziari, ferendone in maniera lieve due.

Hanno sfondato una parete divisoria tra due celle utilizzando delle brande. I baby boss della Camorra impartivano ordini, i baby gregari obbedivano. Una rivolta che secondo il Centro giustizia minorile, ha avuto un obiettivo ben preciso: l'ascesa criminale di alcuni detenuti vicini al clan.

Una sfida alle Istituzioni

Insomma, una manifestazione di forza per dimostrare di essere in grado di tenere in scacco lo Stato e di poter, quindi, aspirare a diventare boss.
Coinvolti in questa maxi rivolta sono stati 37 detenuti minorenni, ma anche due 21enni. Il pretesto sono state le rivendicazioni legate al vitto e alla sigarette ma in realtà, gli aspiranti boss volevano mandare all’esterno del carcere un messaggio chiaro, un messaggio che doveva raggiungere i quartieri dove loro hanno le piazze di spaccio e i giri di estorsione e usura: anche da dentro comandiamo noi.

Carriera criminale e carcere duro

Ammontano ad oltre 30mila euro i danni provocati dalla rivolta. Sul posto, tra i primi ad arrivare, Giuseppe Centomani, dirigente del Centro Giustizia Minorile della Campania. "Questi ragazzi hanno come obiettivo fare una carriera criminale - dice Centomani - hanno voluto dimostrare di essere in grado di creare problemi e di poter passare al carcere duro, quello degli adulti”. 

Maggiorenni nelle carceri per minori

Uno dei problemi del carcere minorile è dato anche dalla presenza di alcuni detenuti maggiorenni che non dovrebbero scontare la pena in quegli istituti. Infatti la rivolta di Airola non è la prima, anzi, segue di pochi giorni un’altra sommossa violenta avvenuta a Roma. 

“Dopo i gravi fatti delle scorse settimane accaduti presso l’istituto penale per minorenni di Roma Casal del Marmo, e quello di ieri l’IPM di Airola si ripropone l’urgenza di revisionare, ammodernare ed migliorare il modello organizzativo e operativo presso il nuovo Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità - spiega a Panorama.it, Angelo Urso, Segretario Generale della UILPA Polizia Penitenziaria - Solo il 23 agosto scorso ho scritto al Capo del Dipartimento, Francesco Cascini, per sollecitare un confronto serrato con le organizzazioni sindacali della Polizia penitenziaria affinché ci si attrezzi per le nuove sfide rappresentate anche dalla concentrazione in un unico settore dell’esecuzione penale di devianze di natura eterogenea pure rispetto all’età, atteso che negli ambienti criminali, nostro malgrado, a 25 anni spesso non si è più ragazzi da tempo”.

Per ridurre l’affollamento delle carceri per adulti, infatti, nel 2014 è stato previsto per legge che i detenuti fino all’età di 25 anni scontino la pena in strutture minorili.

Poi Angelo Urso conclude: “È assolutamente necessario che si individuino con urgenza e pragmatismo misure atte a contemperare la necessità di garantire le dovute opportunità di trattamento e di reinserimento sociale ai ristretti con l’esigenza di assicurare la sicurezza al Paese e, non ultimo, l’incolumità degli operatori che continuano a subire aggressioni con preoccupante e crescente frequenza”.

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