Riforma della Chiesa: domande (senza risposta) a Papa Bergoglio

Molti i dubbi e gli interrogativi sulle finanze vaticane cui deve rispondere il nuovo Papa

Jjorge mario bergoglio

Jorge Mario Bergoglio (Argentina), 76 anni, gesuita, arcivescovo di Buenos Aires, molto apprezzato dagli episcopati latino americani, è già stato in corsa nel conclave del 2005 (Credits: Juan MAbromata /AFP/Getty Images)

Ignazio Ingrao

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È il 28 febbraio 1998, Jorge Mario Bergoglio succede  al cardinale Quarracino alla guida della diocesi di Buenos Aires e si trova a dover fronteggiare una situazione economica disastrosa. La crisi economica in Argentina non è ancora scoppiata in tutta la sua violenza, ma Quarracino ha compiuto scelte finanziarie sbagliate, investimenti a rischio che sono andati perduti. Parallelamente il presidente Carlos Menem intrattiene rapporti con Alessandro Sodano, fratello dell’allora segretario di Stato Angelo Sodano e con il sostituto Leonardo Sandri, argentino. Si parla anche di investimenti e flussi di denaro.

Dallo Ior Bergoglio riceve un aiuto consistente per poter salvare i conti della diocesi. Proprio alla luce di questa esperienza è difficile pensare che Bergoglio, divenuto ora papa Francesco, possa pensare addirittura di chiudere la banca vaticana. E qualche difficoltà potrebbe incontrarla anche nella riforma dello Ior, poiché alcuni di coloro che lo aiutarono allora sono ai vertici della banca ancora oggi. Un intreccio complesso, un passato ingombrante che non sarà facile per il pontefice riuscire a districare facendo pulizia. Mentre incombe il termine del 4 luglio quando il Vaticano dovrà presentare all’autorità di controllo del Consiglio d’Europa (Moneyval) i provvedimenti necessari per poter essere ammessi nella “white list” degli istituti bancari.

Insomma Francesco sarà costretto a usare più il fioretto che la spada. Restano inoltre molti interrogativi aperti riguardo al gruppo di lavoro di otto cardinali  nominati per assistere Bergoglio nella riforma della Curia. Intanto il cardinale cileno Francisco Javier Errazuriz ha svelato che in realtà l’idea del gruppo dei cardinali che assistono il papa era maturata già prima del conclave. Ciò potrebbe voler dire che tale ipotesi potrebbe essere nata addirittura prima  delle dimissioni di Benedetto XVI con l’obiettivo di limitare il potere del cardinale Tarcisio Bertone e che gli otto cardinali che compongono il gruppo fossero in contatto già prima del conclave e tra questi ci fosse anche Bergoglio.

Non si comprende però per quale motivo papa Francesco abbia deciso di fissare la prima riunione di questo gruppo di lavoro tra sei mesi, dal 1 al 3 ottobre 2013. Un intervallo lunghissimo durante il quale certo i cardinali saranno in contatto anche con il papa ma non potranno discutere insieme un piano di lavoro operativo. Si rischia insomma di perdere tempo prezioso. E non si comprende neppure la ragione delle scelte sui nomi, che vedono esclusi, per esempio, tutti i cardinali francesi che invece sono stati tra i più impegnati sostenitori di Bergoglio e di una riforma della Curia.

I nomi che compongono il gruppo (card. Giuseppe Bertello, Presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano; card. Francisco Javier Errázuriz Ossa, Arcivescovo emerito di Santiago del Cile); card. Oswald Gracias, Arcivescovo di Bombay, India; card. Reinhard Marx, Arcivescovo di München und Freising, Germania; card. Laurent Monsengwo Pasinya, Arcivescovo di Kinshasa, Repubblica Democratica del Congo;  card. Sean Patrick O’Malley, cappucino, Arcivescovo di Boston, U.S.A.; card. George Pell, Arcivescovo di Sydney, Australia; card. Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, salesiano, Arcivescovo di Tegucigalpa, Honduras, con funzione di coordinatore; più il segretario, monsignor Marcello Semeraro, vescovo di Albano) appartengono quasi tutti a uno schieramento abbastanza conservatore e molto legato a Ratzinger: un elemento che avvalora l’ipotesi che si tratti di una gruppo già in contatto da tempo.

La presenza di Bertello potrebbe infine essere legata non solo all’ipotesi che potrebbe essere lui il prossimo segretario di Stato, ma anzitutto che la riforma punterà a razionalizzare organismi e strutture tra Santa Sede e Città del Vaticano.

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