Rifiuti: Roma
Cronaca

Rifiuti a Roma: perché a Natale si rischia l'emergenza

Ora il Comune deve fare i conti con il rallentamento degli impianti Colari, la fine degli accordi con la Saf di Frosinone e del contratto con l'Austria

Avanti un altro. Le dimissioni improvvise del direttore generale dell’Ama Stefano Bina allungano l’elenco di assessori e manager divorati dalla rivoluzione a 5 Stelle in Campidoglio. La telenovela della giunta Raggi è ricca di episodi del genere, ma questa puntata rischia di essere più drammatica delle altre per tempistica e scenografia: montagne di rifiuti vomitate dai cassonetti per le strade di Roma fra Natale e Capodanno, come a Napoli nel 2013.

Le dimissioni di Bina, come sempre in questi casi, sono state attribuite diplomaticamente a "ragioni familiari", ma è difficile non vedere il legame con gli scarsi risultati in termini di alternative valide all’uso di discariche e termovalorizzatori. Che com’è noto sono banditi dall’orizzonte grillino, ma potrebbero paradossalmente dovervi rientrare di fronte a una situazione di emergenza.

L'emergenza rifiuti a Roma

Anzitutto, un po’ di storia. Il 1° ottobre 2013, dopo anni di rinvii, l’allora sindaco di Roma Ignazio Marino chiude la gigantesca discarica di Malagrotta (proprietà della Colari di Manlio Ceroni, per quasi mezzo secolo il signore dell’immondizia della capitale), per cui l’Italia rischiava pesanti sanzioni europee.

Da allora si deve trovare posto ogni giorno a poco meno di 3 mila tonnellate di rifiuti (le 5 mila prodotte in totale, meno 2 mila e 100 circa di raccolta differenziata). Di queste, 7-800 sono affidate ai due impianti di Trattamento meccanico biologico (che le triturano dopo aver separato l’umido dal secco) della stessa Ama e altre 1.200 vanno nei due impianti della Colari all’interno della discarica chiusa di Malagrotta (con la soddisfazione che si può immaginare degli abitanti di quella parte della periferia romana, già martoriata per decenni dai miasmi della discarica più grande d'Europa).

E le restanti 8-900 tonnellate? Fino al mese scorso erano divise così: 180-200 nell’impianto della società privata Rida Ambiente di Latina, 100 a Vienna, in un termovalizzatore che le sfrutta per produrre energia, 400 alla società pubblica Saf di proprietà dei comuni della provincia di Frosinone e 160 nella discarica di Aielli in provincia dell’Aquila, come previsto dall’accordo fra Regione Lazio e Regione Abruzzo.

Questa distribuzione è stata finora a malapena sufficiente a smaltire il flusso di rifiuti dei cassonetti di Roma, in un equilibrio precario che qualunque imprevisto poteva mandare in crisi, come si è visto a luglio scorso, quando un temporaneo rallentamento degli impianti Colari provocò l’immediata comparsa di immondizia ai lati di tanti cassonetti.

Per avere un po’ di respiro ci vorrebbe un’impennata della raccolta differenziata, che purtroppo segna il passo: era al 43 per cento a metà del 2016 (dati della semestrale di bilancio) e ora è dichiarata dall’Ama al 44 per cento, un dato a cui molti neppure credono. Quando sarà al 60 o al 70 per cento la situazione diventerà certamente più gestibile, ma al momento la giunta capitolina non è stata capace neppure di portarla al 50 ed è inutile far conto su un risultato che non si se sa quando sarà raggiunto. Né appare più realistico puntare su una riduzione pura e semplice dei rifiuti come ha fatto l’assessore all’Ambiente del Comune Pinuccia Montanari nei mesi scorsi.

Cosa sta succedendo ora

Nel frattempo, mentre la differenziata arranca e la giunta capitolina è impegnata in acrobazie dialettiche per nascondere i suoi fallimenti, ecco che cosa sta succedendo, nel silenzio generale, all’equilibrio precario di cui sopra:

1) Il mese scorso la Rida di Latina, non potendo più destinare la parte indifferenziata nella discarica di Colleferro (chiusa a maggio), ha smesso di accettare le 180-200 tonnellate di rifiuti romani che ha trattato finora;

2) Già a partire dai prossimi giorni i due impianti di Colari, come è stato appena annunciato, ridurrano la loro quota da 1.200 a 700 tonnellate. Qualcuno parla di ricatto a Roma Capitale e si vedrà se è così. Intanto l’Ama si trova a dover gestire un taglio secco di altre 500 tonnellate di rifiuti;

3) fra una settimana si fermano anche le 100 tonnellate destinate all’Austria, dal momento che il contratto fra l’Ama e la società tedesca Enki responsabile dell’impianto di Vienna che trasforma i rifiuti romani in energia, prevede un tetto a 70 mila tonnellate, ormai quasi raggiunto. In teoria è possibile un prolungamento per altre 20 mila tonnellate con destinazione Colonia, ma le notifiche transfontaliere richiedono almeno un paio di mesi e al momento non si parla neppure di un avvio della pratica;

4) a partire dal 1° gennaio 2018 la Saf di Frosinone (a causa di un rapporto non proprio ottimale con il Campidoglio) ha annunciato che non accetterà neppure un etto delle quotidiane 400 tonnellate di rifiuti romani trattate oggi.

Insomma, basta un calcolo elementare per concludere che, fra quel che si è già bloccato e quel che sta per bloccarsi, il 1° gennaio ci saranno quasi 1.200 tonnellate al giorno di rifiuti senza destinazione.

Dove possono finire i rifiuti

Dove finiranno? Ad agosto il Comune si trovò in una situazione simile (ma per quantità di gran lunga inferiori) a causa del rallentamento dei tmb di Cerroni. Se la cavò anzitutto grazie al pronto intervento dell’Autorità anticorruzione di Raffaele Cantone, che diede una sferzata agli impianti di Colari minacciando la requisizione, e fu poi graziato dallo svuotamento della città nel mese di agosto.

Nel momento più critico, per evitare che i rifiuti si riversassero massicciamente in strada, furono accumulati in modo eccezionale nei serbatoi degli impianti di trattamento della stessa Ama, cosa che sembra stia succedendo già ora per le 200 tonnellate circa che non è più possibile conferire a Latina.

Ma è una pratica di emergenza che non può andare avanti più di tanto, anche perché all’eccesso di rifiuti già in atto dovrebbero aggiungersi nel giro di una settimana le 500 tonnellate di Colari e le 100 dell’Austria e a fine anno le 400 della Saf di Frosinone. Senza contare che a dicembre succede il contrario che a luglio. Non solo le persone non lasciano la città, ma comprano regali, fanno acquisti per sé, organizzano cene e cenoni.

Che cosa si farà allora? Oggi è impossibile prevederlo, ma è certo che se non si corre ai ripari nel modo più rapido Roma rischia di precipitare in una nuova emergenza. Sarebbe davvero un paradosso se a quel punto proprio i 5 Stelle fossero costretti a ricorrere a quelle discariche che hanno sempre detto di aborrire. Ce ne sono disponibili diverse nell’area romana, guarda caso, proprio della Colari di Manlio Ceroni.

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