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I Carabinieri del Comando provinciale di Roma hanno bloccato nella notte, durante un posto di blocco in provincia della Capitale, il secondo detenuto romeno evaso la settimana scorsa dal carcere di Rebibbia.

Ieri sera si era invece costituito il suo connazionale.

L'uomo catturato è stato bloccato a bordo di un furgone nella zona di Tivoli Terme ed ha tentato una breve fuga a piedi. (ANSA)

Catalin Ciobanu e Mihai Florin Diaconescu, di 28 e di 33 anni, erano evasi nel pomeriggio di domenica dal braccio G11 del carcere romano di Rebibbia.

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Una doppia evasione, la loro, che ha fatto riaccendere le polemiche riguardo le insufficienti misure di sicurezza che hanno permesso a Ciobanu e Diaconescu (il primo condannato in via non definitiva per omicidio, il secondo con una condanna definitiva per rapina, con fine pena nel 2021) di segare le sbarre della loro cella e calarsi all'esterno con le lenzuola come in tante fughe cinematografiche.

Una sola pattuglia come guardia esterna
"Nel perimetro esterno di Rebibbia non vi è più sorveglianza armata: la sicurezza è oggi demandata ad una autopattuglia che provvede alla sorveglianza dell'intero perimetro detentivo": questo quanto subito segnalato da Leo Beneduci, segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria Osapp, in una nota in cui si precisava anche che, una volta riusciti a uscire dalla finestra della cella, "i due reclusi si sarebbero calati in prossimità del Reparto Cinofilo per poi raggiungere l'intercinta e l'esterno lato via Tiburtina dove vi sarebbero state due autovetture ad attenderli". Nella stessa comunicazione Beneduci sottolineava inoltre che "è assai probabile che a favorire l'evasione vi sia stato il fatto che uno dei due detenuti svolgeva mansioni da lavorante interno al carcere, che potrebbe avergli consentito di reperire le lame per segare le sbarre".

Emergenza totale
La situazione critica delle carceri non riguarda però solo le misure di sicurezza anti-evasione, ma anche quelle all'interno delle stesse carceri italiane, in cui sono in costante aumento i casi di aggressioni e reati, come testimoniano i dati recentemente diffusi dal sindacato degli agenti di custodia Uilpa Penitenziari sulla base delle statistiche ufficiali dal 2013 al 2015 fornite dal Dap, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.

Nel 2015 - si legge nelle tabelle - i reati commessi da detenuti sono raddoppiati rispetto al 2013, passando da 983 casi a 1.812, con un forte incremento anche rispetto al 2014, quando gli eventi registrati furono 1.002. In forte aumento anche i casi di aggressione ai danni degli agenti da parte dei detenuti, passati da 344 nel 2013 a 394 nel 2014 e quindi a 422 nel 2015. Più che raddoppiate, inoltre, le sanzioni disciplinari comminate ai detenuti: 207 nel 2013, 238 l'anno successivo e 537 nel 2015.

Un'ulteriore spia di una situazione troppo spesso fuori controllo all'interno delle carceri è quindi rappresentata dalla cifra relativa alle risse dietro le sbarre (38 nel 2013, 44 nel 2014, 53 nel 2015), mentre devastazioni e atti vandalici sono passati dai 663 del 2013 ai 955 dell'anno dopo per arrivare a 1.379 l'anno scorso. 

Suicidi in calo, ma...
In lieve calo invece i suicidi in carcere (39 nel 2015, contro i 43 e 42 dei due anni precedenti), ma in aumento invece i tentati suicidi, passati dai 6.854 nel 2013 e 6.889 l'anno dopo ai 6.987 del 2015. Con tra l'altro anche 7 agenti di custodia che si sono tolti la vita nel 2013, saliti quindi a 11 nel 2014 per poi ridiscendere a due lo scorso anno.

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