Edoardo Frittoli

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L'Associazione Nazionale Alpini (ANA) veniva fondata a Milano l'8 luglio 1919, quando ancora parte dei militari italiani non era ancora stata smobilitata dalle zone di guerra e da dove molti dei loro commilitoni non avevano mai fatto ritorno.

Già dalla primavera del 1919 un gruppo di penne nere reduci dalla Grande Guerra iniziarono ad incontrarsi con regolarità nelle sale della birreria milanese Spaten nella centralissima via Ugo Foscolo, locale di proprietà di Angelo Colombo. Fu nei giorni di quella prima primavera di pace che nacque l'idea di fondare una associazione tra i reduci dei battaglioni alpini allo scopo di consolidare e rinnovare lo spirito nato sulle cime e nelle trincee, inizialmente pensato per i soli ufficiali. Uno dei principali promotori dell'iniziativa è l'Avvocato Felice Pizzigalli, ufficiale degli Alpini e Medaglia di Bronzo, ritornato dopo il congedo alla carica di Segretario Generale del Comune di Milano.  Assieme a lui siede ai tavoli della birreria il ragionier Arturo Andreoletti, con il quale si terrà la prima riunione dell'ANA presso la sezione del Club Alpino Italiano e la firma dell'atto costitutivo, quindi presso l'Associazione dei Capomastri di via Felice Cavallotti. I soci sono all'epoca circa 300, che si iscriveranno nei giorni successivi all'associazione d'arma che si dichiarava apertamente apolitica e con lo scopo primario di "tenere vive le tradizioni e le caratteristiche degli alpini, favorendo i buoni rapporti di colleganza con i reparti in armi; raccogliere ed illustrare i fasti e le glorie degli alpini; cementare i vincoli di fratellanza tra gli alpini di qualsiasi grado e condizione" (…)

La prima sede ufficiale dell'ANA è in Galleria Vittorio Emanuele II, sopra il ristorante "Grande Italia". Da una delle finestre che danno sulla galleria compare un tricolore, che genera una polemica nei mesi più difficili del primo dopoguerra e delle prime gravi tensioni politico-sociali che sfoceranno nel cosiddetto "biennio rosso". Gli iscritti all'associazione si rifiutano categoricamente di ammainare la bandiera, che rimarrà attaccata al pennone fino a consumarsi.

Tra le prime iniziative della neonata associazione delle penne nere, la pubblicazione del primo "Canzoniere alpino" con la raccolta dei canti di guerra ed una mostra fotografica itinerante sugli alpini nel conflitto mondiale.

Nell'agosto del 1919 i membri dell'ANA salgono al passo Nota, lungo la linea fortificata del Garda. Lassù erano rimasti quasi intatti i baraccamenti, le trincee e la rete di teleferiche usate dagli alpini fino a pochi mesi prima. L'idea, molto lungimirante per i tempi, era quella di riqualificare le strutture militari a vantaggio delle famiglie degli ex-combattenti e degli orfani. Del direttivo nazionale prendono parte all'iniziativa il Pizzigalli e Andreoletti, oltre al Tenente Colonnello Guido Campari.

Per quanto riguarda l'attività editoriale, L'ANA edita inizialmente due notiziari usciti una sola volta -"Fiamme Verdi" e "Ocio alla Penna"- ai quali collaborano personaggi illustri del calibro di Ivanoe Bonomi (sottotenente del 7° Alpini durante la guerra). Ma la più importante iniziativa editoriale, che proseguirà fino ai giorni nostri, giungeva da Udine. Dal Comando dell'8° Alpini tre giovani ufficiali, tra cui Italo Balbo, fondano un nuovo giornale, "L'Alpino", che crescerà di mese in mese diventando la rivista di riferimento per i congedati iscritti all'ANA.

Il primo, importantissimo appuntamento per le penne nere fu fissato dal 5 al 7 settembre 1920. Era la data fissata per la prima adunata nazionale, che si svolse su uno dei monti simbolo del sacrificio degli alpini, il Monte Ortigara. Circa 3.000 alpini, accompagnati dai bersaglieri e i fanti reduci delle battaglie su quelle cime, ascesero dopo aver sfilato lungo il ponte sul Brenta. Raccolti attorno all'obelisco fatto realizzare dall'ANA e non ancora eretto parteciparono alla Messa  e all'orazione tenuta da don Giulio Bevilacqua, futuro Cardinale già cappellano degli Alpini e decorato al valore. La funzione si svolse, come per ogni adunata a seguire, alla presenza delle autorità militari e civili. Seguiranno le adunate di Cortina (1921), Trento (1922) e Aosta e Ivrea (1923).

Nel 1925 l'adunata di Udine con l'ascesa al Monte Nero. Nel 1932 viene inaugurato a Sauze d'Oulx il rifugio "Ciau Pais". Nel 1934 gli alpini che partecipano all'adunata nazionale a Roma saranno 50.000, mentre per il 20° anniversario della fondazione dell'ANA si supereranno le 90.000 tessere associative.

La storia delle adunate si interromperà bruscamente dopo quella di Torino del 1940, alla vigilia dell'ingresso dell'Italia nel secondo conflitto mondiale.

"Non sono le guerre che fanno gli Alpini, ma purtroppo sono gli Alpini che sono costretti a fare la guerra"

Con centinaia di nuove penne mozze (in gergo gli Alpini caduti), di mutilati e reduci dalle campagne sanguinose di Russia e dei Balcani di una guerra perduta, l'ANA si trova di fronte alla più grave crisi di identità dalla sua fondazione. I "veci" che avevano vinto la Grande Guerra dovevano fare i conti con il turbamento delle nuove generazioni di reduci, ferite e smarrite per la sensazione condivisa di aver combattuto una guerra "sbagliata". Per porre rimedio al rischio di estinzione dello spirito di corpo delle penne nere, L'Associazione Nazionale Alpini corre ai ripari nominando Presidente un uomo simbolo della riconciliazione, l'ex primo Ministro Ivanoe Bonomi, che dalle pagine de "L'Alpino" incita gli associati ad adoperarsi senza timore nella ricostruzione morale e materiale dell'Italia prostrata da cinque anni di battaglie e da una sanguinosa guerra fratricida all'interno dei suoi confini. La prima adunata del dopoguerra, con le sezioni ricostituite, si terrà dal 1 al 4 ottobre 1948 nella città-simbolo delle penne nere, Bassano del Grappa. l'ANA farà appello da quella data a tutti coloro che in guerra e in pace hanno portato il cappello alpino a ritrovarsi nuovamente nello spirito di corpo e in quello patriottico dell'Italia che a fatica si stava rialzando dalla prostrazione e dalle macerie. Alla fine degli anni '50 i tesseramenti passeranno le 100.000 unità. Nel 1971 saranno oltre 250.000.

Le adunate a Milano (1959-1972-1992)

La città che vide un secolo fa l'assemblea che sottoscrisse la nascita dell'ANA, ha ospitato tre adunate nazionali prima di quella del centenario del 2019. Tutte svolte nel dopoguerra, la prima fu dal 2 al 4 maggio 1959. I partecipanti, circa 40 mila, sfileranno dietro al labaro del glorioso 5° Reggimento Alpini di stanza a Merano ma un tempo acquartierato nel capoluogo lombardo. Proprio al Reggimento, nell'occasione dell'adunata, sarà intitolato un largo lungo la prestigiosa via Vincenzo Monti. L'adunata di Milano sarà anche l'occasione per una raccolta fondi per sostenere la realizzazione del sarcofago di don Carlo Gnocchi, il cappellano milanese degli alpini reduce di Russia e padre dei mutilatini nel dopoguerra. Proprio a Milano, nel 2009, don Gnocchi sarà beatificato dal Cardinale Tettamanzi.

L'adunata del 1972 si svolge nel centenario della fondazione del Corpo. Caratteristica fu la marcia dal centro di Milano a Cassano D'Adda, città natale del Generale Giuseppe Perucchetti fondatore del Corpo degli Alpini. Sarà l'ultima adunata alla quale parteciperanno i reduci della guerra 1915-18, tra cui gli ultimi 14 alpini che parteciparono alla conquista del Monte Nero. Vent'anni dopo una fiumana di 350.000 penne nere si darà appuntamento nuovamente sotto la Madonnina, con l'allora Arcivescovo Carlo Maria Martini ad officiare la messa solenne in Duomo. Accampati nella centralissima area del Parco Sempione per la kermesse di tre giorni, durante l'adunata si giocò una partita benefica tra le vecchie glorie dell'Inter (organizzate dall'avvocato Peppino Prisco, nerazzurro e alpino) e la rappresentanza dell'ANA. L'incasso fu devoluto in beneficenza per la costruzione di un asilo infantile nella cittadina di Rossoch in quella Russia dove migliaia di penne nere, mezzo secolo prima, avevano sacrificato la vita.

Dal 10 al 12 maggio 2019 Milano sarà ancora artefice dell'abbraccio alla valanga in festa degli Alpini, nell'anno in cui l'ANA compie un secolo di vita.

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