Cronaca

Quando i figli ripudiano il boss

I figli di Riina hanno dichiarato un amore incondizionato al padre, ma c'è anche chi prende le distanze dalla famiglia

Nadia Francalacci

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Amore e odio. Non ci sono vie di mezzo. Come per la Mafia: dentro la famiglia o fuori. E fuori vuol dire condanna a ‘morte’.

E’ così anche per i figli dei boss: c’è chi ripudia o chi giustifica ogni atrocità in nome del padre. Anche se si chiama Riina. E senza mezze misure.

"Amo mio padre e la mia famiglia, non tocca a me giudicare le azioni della mia famiglia", ha detto, Salvo Riina, figlio del Capo dei Capi, Totò Riina durante la trasmissione ‘Porta a Porta’ di Bruno Vespa.

''Sono i miei genitori, siamo cattolici e devo amore a mio padre e mia madre''. Queste sono le parole della sorella di Salvatore, Lucia Riina. Anche lei verso quel “padre” ha un amore incondizionato. Non importa che cosa abbia fatto, chi abbia ucciso per conto e in nome di che cosa, per lei Totò, è un ‘padre esemplare’. Non solo, la figlia del boss ricorda che a casa pregavano tutte le sere e che il momento più brutto della sua vita è stato l'arresto di suo padre.

C’è chi, invece, ha aspettato l’arresto del padre per manifestare tutto il suo disprezzo, il suo odio nei confronti di quella vita 'da boss' che decideva la ‘vita e la morte’ delle persone. E’ il caso di un bambino di 11 anni, figlio di un boss della Piana di Gioia Tauro, che due anni fa, ha ripudiato il padre svelando i traffici e organigrammi della 'ndrangheta. Dopo l’arresto del padre, la madre si è pentita e anche lui ha iniziato a parlare.

Il più giovane collaboratore di giustizia

Il figlio del boss davanti al pm della Dda di Reggio Calabria Giulia Pantano ha spiegato come “operava” la ‘ndrina capeggiata dal padre, chi erano gli affiliati e come e dove veniva chiesto il pizzo. Non solo. E’ riuscito, nonostante la sua giovane età a dare informazioni importanti sui traffici di stupefacenti gestiti dal padre: “Li ho visti fare tutto, tutto quello… so tutto quello che avete trovato.. armi. Ho visto la droga, le armi, pistole più che altro, fucili mai… la droga l’ho vista sempre nel garage, in giro non l’ho mai vista”.

Giovanissimo ma già molto preparato con conoscenze anche sull’uso delle armi, abituato a maneggiarle fin da piccolissimo. Ma questo ragazzo che era destinato a diventare uno dei boss della ‘Ndrangheta calabrese è riuscito a seguire le orme della madre, da poco diventata testimone di giustizia e a collaborare con le autorità. Le sue informazioni sono già state considerate importanti dagli investigatori per ricostruire l’organigramma della cosca di San Ferdinando.

“Non voglio stare con la Mafia”

E’ il 13 febbraio 2014 quando Giovanna Galatolo, figlia di Enzo, boss dell'Acquasanta, decide di voltare le spalle alla sua famiglia. Il padre, il boss Enzo, non era il padre che Giovanna avrebbe voluto avere. Nessun orgoglio di portare quel cognome, nessun amore verso quell’uomo.

"Non voglio più stare nella mafia, perché ci dovrei stare? Solo perché mio padre è mafioso? No, non ci sto. Non voglio stare nell'ambito criminale. Né voglio trattare con persone indegne. Adesso che collaboro mi vogliono fare passare per prostituta. Io voglio dedicarmi solo a mia figlia". Giovanna ha deciso di collaborare con la giustizia. Le dichiarazioni della donna entrano per la prima volta in un processo. Si tratta di quello che vede imputati Angelo Galatolo e Franco Mineo, ex deputato regionale di Grande Sud

“Abbiamo scelto strade diverse. Non doveva pentirsi”

Nel settembre 1995 arriva una dichiarazione choc: “Non doveva pentirsi, ma scontare tutta la condanna che gli era stata inflitta”. La figlia, all’epoca 19 enne, ripudia pubblicamente il padre, il boss della mala del Brenta, Felice Maniero .

Capelli lunghi biondi, occhi azzurri e molto determinata, Elena, la primogenita del boss decide di "chiudere" i rapporti con un padre che da "primula rossa" della criminalità organizzata, è diventato un collaboratore della giustizia. "Mio padre ha scelto la sua strada e io la mia, e sono diverse. Io con lui non voglio avere più nulla a che fare".

Elena al padre sembra voler rimproverare soprattutto la mancanza di coerenza. Di Felice Maniero la ragazza non capisce l' improvviso voltafaccia: da boss a pentito.

"Non mi piace quello che ha fatto, il suo pentimento. Prima aveva deciso di vivere in un certo modo e nessuno di sicuro glielo aveva imposto; per come la vedo io, avrebbe dovuto accettare di pagare le conseguenze delle sue azioni precedenti, senza parlare".

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