Cronaca

Qualità della vita a Milano

Il capoluogo lombardo in cima alle classifiche per qualità della vita ma c'è un'altra realtà fatta di smog, droga, clochard e degrado

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Giorgio Sturlese Tosi

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Aziz è morto di freddo nel momento esatto in cui Il Sole24ore pubblicava in prima pagina che Milano è la città italiana dove si vive meglio. Aveva appena percorso a piedi la darsena dei Navigli, addobbata di luminarie. Il battello con Babbo Natale scorreva sulle acque putride che il capoluogo lombardo si propone di riaprire - con una spesa di 70 milioni di euro, tutti da trovare - quando Aziz, algerino di 51 anni, si è accasciato, vinto dal gelo, nella sala d’aspetto della stazione di Porta Genova. Mentre scriviamo, è il quarto senzatetto morto di freddo in quest’inverno appena iniziato. Morti in sequenza e silenziose, all’ombra dei grattacieli che hanno ridisegnato lo skyline della metropoli più importante del Paese suscitando lo stupor mundi celebrato da autorevoli esteti. Morte che si aggiunge alle altre dieci, per overdose, di quei giovanissimi senza nome che popolano il «centro commerciale della droga», il boschetto di Rogoredo: diventato passerella di troupe televisive e protagonisti dello star system in cerca di emozioni forti tra gli zombie che vivono tra i cespugli, scacciati dal salotto del centro, tirato a lucido per i galà prima di Expo, tra poco delle Olimpiadi. Tra i fattori che hanno portato Milano sul gradino più alto del podio c’è il car sharing, il wi-fi nelle aree pubbliche e i servizi che funzionano meglio che in altre parti d’Italia. Ma è tutto oro quello che luccica? Oltre la superficie patinata delle immagini da cartolina, le vie del Quadrilatero della moda, le emergenze sono evidenti.

SENZA TETTO NE’ FUTURO

Gli studenti dell’Università Bocconi hanno provato a censirli: sono almeno 2.608 i senzatetto a Milano. Attratti come falene dalle luci natalizie, in questi giorni affollano il centro per chiedere l’elemosina. Lungo Corso Vittorio Emanuele, in piazza del Duomo, davanti alle vetrine scintillanti, ostentano i loro stracci e si danno da fare esponendo piccoli presepi o cani dallo sguardo languido per intenerire i passanti. Hanno storie tutte diverse e tutte uguali, dal cuoco che racconta di aver lavorato nei più lussuosi hotel d’Europa, al marito divorziato rimasto senza casa. Ma se di giorno possono sembrare folcloristici, è la notte, quando la temperatura scende sottozero, che si rivela il loro dramma. Davanti al dormitorio di via Ortles, zona sud, prima cerchia dei viali, senza certificato medico non si entra. E allora i clochard affollano le gallerie del centro, i portici davanti alla Stazione Centrale, avvolti nei giganteschi bozzoli di trapunte o chiusi nelle tende Quechua sistemate in fila come in un campeggio. L’assessorato alle Politiche sociali ha aperto il mezzanino della metropolitana sotto alla stazione. Sulle brande della Protezione civile, in un corridoio lungo e maleodorante dove i neon non si possono mai spegnere, riposano in 85, una sola donna. I responsabili ci mostrano le schede di registrazione: arrivano da tutto il mondo, italiani e sudamericani, mediorientali e africani, europei e indocinesi. Mille idiomi e uno stesso sguardo convivono sottoterra, senza finestre né bagni, fino alle 7 del mattino, quando i volontari di Angels service li rimandano in superficie. Ce ne sono però altre centinaia che non vogliono ripararsi nei ricoveri allestiti per l’emergenza freddo. Somali ed eritrei bivaccano lungo i Bastioni di Porta Venezia o negli eleganti giardini di via Palestro. I nordafricani stanno lungo via Tonale, proprio dietro alla stazione, dove il marciapiede funziona anche da gabinetto. Altri si sparpagliano per la città, come Hamed, camionista marocchino di 58 anni con - sostiene - 26 anni di contributi versati. Come regalo di Natale aveva chiesto un paio di pantaloni. E scoppia a piangere quando i volontari del Cisom Cavalieri di Malta glieli consegnano sotto ai porticati della Conad di viale Puglie, mentre il loro medico gli misura il diabete.

ASSEDIATI DALLO SMOG

Per i milanesi è stata una corsa ai regali di Natale a piedi, per l’ennesimo blocco del traffico causa inquinamento, dove i limiti, sempre più spesso, vengono infranti. Lo scorso inverno (ultimi dati disponibili) le centraline per il rilevamento dell’inquinamento dell’aria dell’Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, hanno segnalato il superamento del livello di soglia fissato per legge di 35 giorni l’anno. A Città Studi le polveri sottili sono andate oltre il limite di 50 microgrammi per metro cubo ben 53 giorni. In pratica, un giorno su quattro, in inverno, i residenti avrebbero dovuto restare tappati in casa. La conseguenza sono le morti premature per patologie causate dalle polveri sottili. Per l’Oms, il 98 per cento dei bambini italiani è esposto a livelli troppo alti di polveri. L’Istituto superiore di ricerca per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) stima in 84.400 le morti premature ogni anno in Italia dovute alla cattiva qualità dell’aria, la Fondazione sviluppo sostenibile del Senato porta la cifra dei decessi a 91 mila. Mentre l’Agenzia europea per l’ambiente certifica che 3,7 milioni di abitanti del Nord Italia vivono in aree dove gli sforamenti sono simultanei e regolari.

CASA TRISTE CASA 

Una delle emergenze più drammatiche di Milano riguarda le case popolari. A fronte di un patrimonio, tra Comune e Regione, di 66 mila appartamenti, resistono le contraddizioni che esasperano le tensioni sociali, con invio dell’esercito a domare le rivolte nei quartieri popolari del Giambellino o gli sputi e gli insulti per il sindaco Giuseeppe Sala in visita al quartiere Corvetto. A Milano si costruiscono grattacieli premiati come i più belli o ecologici al mondo, ma non si riesce a gestire il mattone pubblico. Gli alloggi popolari vuoti, perché non assegnati o in attesa di ristrutturazione, sono 3.754. Oltre 5 mila quelli occupati abusivamente. La Regione ha stanziato 16 milioni per azzerare il canone agli over 70 in regola con i pagamenti e a basso reddito, a Milano ne beneficeranno più di 5 mila. Mentre il Comune ha destinato 126 milioni in tre anni per le ristrutturazioni. Intanto, però, il degrado diventa normalità. Alle Case bianche di via Salomone, periferia est, scelte come tappa per la prima visita meneghina di Papa Bergoglio, oggi i ragazzi ti mostrano i vetri che loro stessi hanno infranto, le scritte volgari negli androni, le colonne su cui poggiano nove piani con l’armatura di ferro esposta e arrugginita, gli arredi gettati nel cortile come una discarica condominiale. San Siro, poche decine di metri dallo stadio simbolo della città, viene ormai chiamato il «quartiere arabo» per le centinaia di famiglie straniere che hanno occupato illegalmente gli appartamenti popolari abbandonati. A Lorenteggio il presidente di Aler ha istituito le ronde notturne per tentare di contrastare sfondamenti e occupazioni, che avvengono ormai in pieno giorno. A Quarto Oggiaro, altro quartiere problematico, i medici di famiglia hanno ripreso a visitare i pazienti più anziani nelle loro case, per scongiurare che vengano occupate abusivamente durante visite o ricoveri. Indirizzi diversi per uguali condizioni: intonaci scrostati, ponteggi a tamponare crolli, ascensori a singhiozzo, cantine inutilizzabili o usate come deposito di armi e droga, campanelli muti, lampade a intermittenza e fili elettrici a vista; 126 milioni di euro la morosità degli inquilini dell’edilizia popolare del Comune, 38 milioni per gli inquilini Aler, causa ed effetto della fatiscenza diffusa.

SPACCIO RECORD

In questi giorni due auto dei carabinieri bloccano l’angusto ingresso al parco della droga di Rogoredo. Così i tossici sono costretti scavalcare tra i parafanghi e il guardrail, davanti allo sguardo impotente del brigadiere. In fila indiana, a centinaia, nonostante le incessanti operazioni di polizia, arrivano per comprare eroina, cocaina e ketamina da iniettarsi o fumare. Una dose costa appena 5 euro. Le miscele sono potentissime: 10 i morti per overdose quest’anno. A fumarla sono i giovanissimi, una generazione che rischia di essere perduta per sempre. Come difendersi? Don Andrea Bellò, parroco del Corvetto, non riceve aiuti da nessuno e per proteggere i suoi ragazzi dagli spacciatori ha dovuto blindare l’oratorio: si entra solo col badge elettronico. La rabbia sociale del Corvetto, tra degrado, povertà e immigrazione disordinata si placa con la droga, fumata persino al bancone dei bar intorno a piazza Gabrio Rosa. Dove si discute di un altro record di Milano, non quello di città dove si vive meglio, ma quello del primo morto in Italia per overdose da eroina sintetica. © riproduzione riservata

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