Cronaca

Processo Yara, perché i domiciliari a Bossetti non sono stati accolti

Gli avvocati Salvagni e Camporini ne avevano chiesto la scarcerazione. Ma il Tribunale di Bergamo l'ha respinta

Massimo-Bossetti

Carmelo Abbate

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UPDATE: Il Tribunale di Bergamo ha respinto la richiesta di arresti domiciliari per Massimo Bossetti, il muratore bergamasco imputato per l'omicidio di Yara Gambirasio. La Corte presieduta dal giudice Antonella Bertoja si è pronunciata dopo sole 24 ore nonostante avesse a disposizione 5 giorni di tempo. Nel commento di ieri avevamo anticipato le motivazioni per le quali difficilmente la richiesta sarebbe stata accolta. Ecco quali sono.

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Nessuno se l'aspettava. Durante l'udienza di oggi del processo per l'omicidio di Yara Gambirasio, i difensori di Massimo Bossetti hanno chiesto alla corte la scarcerazione dell'imputato: arresti domiciliari con l'ausilio del braccialetto elettronico.

Gli avvocati Claudio Salvagni e Massimo Camporini hanno motivato la richiesta sulla base della nuova normativa che nell'aprile 2015 ha riformato in senso restrittivo il ricorso alla custodia cautelare in carcere prima della sentenza di colpevolezza.

 

Inoltre, secondo i legali, le condizioni sarebbero mutate e non ci sarebbe nessun rischio di reiterazione del reato, dato che Yara e Bossetti appartenevano a due mondi distinti che non avevano alcun punto di contatto.

E in ogni caso, ha argomentato Camporini, il muratore bergamasco ha sempre fatto vita monastica nei quattro anni successivi all'omicidio della tredicenne: non è scappato, quindi può stare benissimo ai domiciliari.

Il pubblico ministero ha fatto opposizione. Secondo Letizia Ruggeri, l'imputato faceva vita ritirata anche prima, per cui l'assassinio di Yara, rispetto alla sua quotidianità, arriva come un evento improvviso e occasionale.

E siccome per la procura non ci sono dubbi sul fatto che sia proprio lui l'autore del delitto, ecco che niente può escludere la possibilità di reiterazione del reato.

Già, è proprio questo il presupposto sul quale si fonda l'applicazione della misuria di carcerazione preventiva. La prova dell'accusa è nelle ricerche al computer che Bossetti avrebbe effettuato fino a una ventina di giorni prima dell'arresto.

Secondo i carabinieri del Ros, il muratore bergamasco avrebbe digitato le parole tredicenne e sesso nel motore di ricerca, in un momento in cui si trovava a casa, mentre i suoi figli stavano a scuola. La difesa sostiene che l'incidente sia frutto di un riempimento automatico successivo all'apertura di alcuni siti internet per adulti.

Fatto sta che riguardo alla custodia cautelare di Bossetti, prima di oggi si sono pronunciati in senso favorevole diversi organi giudicanti, compresa, per ben due volte, la corte di Cassazione. L'ultima della quali è arrivata alcuni mesi dopo la riforma, quindi sulla base della nuove disposizioni di legge.

Ecco anche perché, francamente, risulta difficile pensare che la corte del tribunale di Bergamo presieduta dal giudice Antonella Bertoja, finisca per concedere i domiciliari.

La decisione è attesa nelle prossime ore.


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