Cronaca

Processo Yara, Bossetti a giudizio. Sarà uno show

Il giudice per l'udienza preliminare ha fissato al 3 luglio l'inizio del processo, la difesa del muratore sceglie la strada più impervia

Massimo Giuseppe Bossetti

Carmelo Abbate

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Processo per l’omicidio di Yara Gambirasio atto primo. Il giudice per l'udienza preliminare di Bergamo, Ciro Iacomino, ha accolto la richiesta del pubblico ministero Letizia Ruggeri e disposto il rinvio a giudizio per Massimo Bossetti, il muratore bergamasco accusato dell'omicidio della tredicenne di Brembate di Sopra. La prima udienza si terrà il 3 luglio in corte d'assise, davanti a due giudici togati e sei giudici popolari.

 

Durante l'udienza preliminare di oggi, la difesa di Bossetti si è vista respingere la richiesta di ripetere l'esame del dna attraverso l'incidente probatorio. Il giudice ha detto no anche alle due eccezioni presentate dagli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, che chiedevano la nullità del capo di imputazione in quanto riportava un doppio luogo in cui è stato commesso il delitto: Brembate e Chignolo d'Isola. I due legali chiedevano anche la nullità o l'inutilizzabilità degli accertamenti biologici compiuti dai carabinieri del Ris, in quanto era stati condotti con lo strumento della delega di indagine e non con l'avviso alle parti.

La difesa del muratore bergamasco promette battaglia in quella che ritiene la sede naturale di questo processo: la Corte d’Assise, competente per i reati gravi come l’omicidio, dove ai due giudici togati vengono affiancati sei giudici popolari estratti a sorte tra i cittadini iscritti in un apposito albo.

Qualcuno si aspettava, a sorpresa, una richiesta di rito alternativo da parte della difesa. Così non è stato. E per la verità nulla lo lasciava presagire, a giudicare dalle iniziative portate avanti ultime settimane. Salvagni ha puntato dritto sull’opinione pubblica, come suo diritto, cercando di favorire una immagine positiva di un povero lavoratore padre di famiglia vittima di un gigantesco errore giudiziario.

Tutto ruota attorno alla traccia del dna trovata sugli slip di Yara, contestata dalla difesa per una anomalia nella parte mitocondriale, che sarebbe ininfluente per l’accusa e sulla quale già cinque giudici non hanno avuto nulla da eccepire, almeno da un punto di vista probatorio.

Se la prova del dna regge, Massimo Bossetti verrà condannato all’ergastolo, perché tutti gli altri indizi rafforzano il messaggio probatorio delle risultanze dell’analisi scientifiche. Se invece la prova scientifica genetica dovesse saltare, anche solo per un vizio di forma, ecco che gli altri indizi si scioglierebbero come neve al sole e per Bossetti si aprirebbero le porte del carcere per far ritorno a casa.

Il processo è tutto qui. Poi si parlerà di altro e i giornali e le televisioni racconteranno i dettagli dei signori che facevano visita alla mamma di Bossetti, Ester Arzuffi, e degli amanti della moglie Marita Comi. Uno stillicidio inutile ai fini dell’accertamento delle colpevolezza, che si sarebbe potuto evitare con la richiesta di un giudizio abbreviato condizionato a una perizia sul dna fatta da esperti in contraddittorio tra le parti. O la va o la spacca, o tutto o niente. Senza spettacolo e senza dirette televisive giorno per giorno.

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