Processo Unipol-Berlusconi: la scheda

Dalla frase "Abbiamo una banca" alla condanna ad un anno di carcere per il leader del Pdl - L'analisi di Maurizio Tortorella -

Piero Fassino in un'immagine del 2007 quando era segretario dei Ds (credits: ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

"Abbiamo una banca?" E' la famosa domanda fatta da Piero Fassino, all'epoca segretario dei DS a Giovanni Consorte nel pieno della scalata di Unipol alla Bnl. Un'intercettazione copiata su una pen drive, alla vigilia di Natale del 2005 che per la Procura sarebbe stata ascoltata dal leader del Pdl ad Arcore e poi qualche giorno dopo, alla fine di dicembre, pubblicata su 'Il Giornale', finendo al centro non solo delle polemiche politiche ma anche di un'inchiesta giudiziaria.

L'indagine scatta nel 2010. Il 7 gennaio del 2012 Silvio Berlusconi viene rinviato a giudizio con l'accusa di avere divulgato intercettazioni protette dal segreto d'ufficio.

Le trascrizioni di queste intercettazioni riportano, in particolare,  una conversazione avvenuta il 17 luglio 2005 tra Consorte e l'allora  segretario dei Democratici di Sinistra (Ds), Piero Fassino il quale nella telefonata sembrava lasciare intendere che la scalata era stata appoggiata anche politicamente dal suo partito.

Inizialmente il procuratore aggiunto Romanelli aveva chiesto l'archiviazione della posizione dell'ex capo del Governo, ma il gip Stefania Donadeo ordino' l'imputazione coatta con conseguente rinvio a giudizio

Il 20 dicembre 2012 Il procuratore aggiunto di Milano Maurizio Romanelli ha chiesto un anno di reclusione per Silvio Berlusconi con  l'accusa di rivelazione di segreto d'ufficio; sempre nello stesso giorno Fassino ha chiesto un milione di euro di risarcimento.

La sentenza di primo grado era inizialmente attesa per il 7 febbraio 2013, ma a causa delle elezioni, con Berlusconi candidato, il verdetto è stato rinviato di un mese.

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