Processo Ceste, perché il marito Michele Buoninconti rischia la condanna

Omicidio e occultamento di cadavere: questa l'imputazione contro il vigile del fuoco, che ha scelto il rito abbreviato. I punti principali dell'accusa

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Michele Buoninconti e Elena Ceste nel giorno del loro matrimonio in una foto tratta dalla pagina Facebook 'Michele Buoninconti: innocente fino a prova contraria'. – Credits: Ansa

Carmelo Abbate

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Mercoledì 1 luglio 2015, una data che entra di diritto nella cronologia del caso Ceste. Inizia il processo contro Michele Buoninconti, l’uomo accusato di aver ucciso la moglie e detenuto nel carcere di Verbania dal 29 gennaio scorso. Il capo di imputazione è omicidio volontario e occultamento di cadavere.

 

Elena Ceste è una casalinga di Costigliole D’Asti scomparsa nel nulla la mattina del 29 gennaio dello scorso anno. Il marito accompagna i quattro figli a scuola e al ritorno non la trova. Ai carabinieri racconta che è uscita di casa nuda, senza vestiti, senza occhiali, senza telefono.

Elena viene trovata senza vita il 18 ottobre dentro un canalone a circa 200 metri da casa. Per il medico legale, il suo corpo è sempre stato lì, non è stato spostato, non è stato trascinato dalla corrente. Nascosto volontariamente, occultato subito dopo la morte, che è avvenuta in luogo diverso.

I carabinieri del nucleo investigativo di Asti, comandati dal colonnello Fabio Federici, e coordinati dal pubblico ministero Laura Deodato, iniziano una lunga e meticolosa indagine. Vengono vagliate tutte le ipotesi, anche quelle improbabili. Si procede per esclusione.

La caduta accidentale è una possibilità. Ma il punto esatto in cui è stato trovato il corpo è coperto da rovi e da una fitta vegetazione. Prendendo per buona l’ipotesi del marito, che racconta di una donna in stato confusionale, risulta difficile pensare che nessuno l’abbia vista, che abbia vagato per i campi, sia riuscita ad ad aprirsi un varco tra i rovi per poi cadere e annegare in 15 centimetri di acqua.

Altra possibilità, il suicidio. Ma non attecchisce per le stesse ragioni e per l’assurdità della scelta di togliersi la vita in un canalone con due gocce d’acqua, quando poco distante c’è il grande e temibile fiume tanaro, notoriamente avaro nella restituzione dei corpi. In ogni caso, le analisi tossicologiche sui resti della donna non hanno riscontrato la presenza di farmaci.

Elena Ceste potrebbe essersi allontanata contro la sua volontà, qualcuno potrebbe averla prelevata a forza dalla sua abitazione per poi ucciderla e disfarsi del corpo. Ma ci sono alcuni dettagli che non tornano. Il marito ha detto di aver trovato i vestiti della donna in giardino, piegati per bene. Dovremmo allora pensare che al momento del rapimento la donna dice scusate un attimo, si spoglia e lascia tutto in ordine.

In tutto questo, il suo amato e fedele cane non abbaia, e i vicini di casa non sentono nulla di anomalo. Per non lasciare nulla di intentato, i carabinieri hanno identificato tutti i veicoli passati quella mattina nelle vicinanze. Sono risaliti ai proprietari e si sono accertati dove fossero in quella fascia oraria.

C’è un’ultima possibilità. Elena potrebbe essere fuggita volontariamente con qualcuno che poco più tardi si è trasformato nel suo assassino. Ma in questo caso avrebbe dovuto lasciare traccia sul telefono, il computer, i social network. Invece nulla, nessun riscontro. Come non è emerso niente dall’analisi del traffico di tutti i telefoni pubblici della zona.

Così si torna al marito Michele Buoninconti, che non ha mai convinto per le sue menzogne, le sue fantasie confusionarie, per i continui tentativi di depistaggio. Un collega vigile del fuoco, in lacrime davanti al magistrato, racconta che durante le ricerche erano passati proprio vicini a quel canalone, ma “Michele ci disorientò volontariamente, era andato lui a vedere nel rio Mersa e poi a cambiare direzione”. Non basta. Sempre i colleghi avrebbero chiesto a Buoninconti di portare il cane della moglie nelle ispezioni tra i campi, ma l’uomo avrebbe rifiutato dicendo che quell’animale era “troppo stupido”. Cane che pochi giorni dopo sarebbe stato regalato e spedito in un posto lontano.

La domanda è semplice: perché Michele Buoninconti racconta che la donna è uscita di casa nuda al freddo e gelo di una giornata come il 29 gennaio? Gli inquirenti aggiungono un’ulteriore domanda: forse perché nel caso in cui fosse stato trovato il corpo, come in effetti è avvenuto, lui sapeva già che era senza vestiti?

Non sarà facile per il vigile del fuoco trovare delle risposte esaustive. Ci proveranno i suoi avvocati durante il processo che si svolgerà con rito abbreviato, quindi senza dibattimento e senza testimonianze. Lo scontro tra accusa e difesa avverrà soprattutto sulle prove scientifiche: le risultanze delle analisi sulle celle telefoniche, e le tracce di terra trovate sui vestiti di Elena, che secondo i consulenti scientifici della procura non sono quelle del giardino di casa ma del terreno attorno al canale.

La strada di Buoninconti appare tutta in salita.

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