Primo giorno di scuola nelle difficoltà raccontate da tre presidi
(Ansa)
Primo giorno di scuola nelle difficoltà raccontate da tre presidi
Cronaca

Primo giorno di scuola nelle difficoltà raccontate da tre presidi

Mancano banchi, mascherine, ma ancor di più oggi regnava un clima di preoccupazione nelle classi

Ansia, preoccupazione ma anche grande energia hanno caratterizzato questo primo giorno di scuola dopo mesi di assenza. Studenti, professori e genitori nonostante le criticità hanno riaperto ai ragazzi cercando di sopperire alle numerose mancanze. A parlarcene i dirigenti scolastici della capitale e un insegnante di Ostia in provincia di Roma.

Massimo La Rocca preside Istituto comprensivo Margherita Hack di Roma

"La mattina come ci si aspettava essendo tutto molto nuovo, abbiamo ottemperato alle richieste dei genitori mettendo in sicurezza i bambini. Il comune di Roma ha iniziato i lavori di edilizia scolastica con estremo ritardato i primi di settembre. Grosse difficoltà per la viabilità e l'apertura dei cancelli. Gli ingressi infatti sono stati ridotti a uno. I 300 banchi della scuola media che abbiamo comprato non sono arrivati. Nemmeno quelli previsti nell'integrazione del ministero. Le mascherine dobbiamo a andarle a prendere in dei poli di raccolta predisposti, ma come istituto non disponiamo di camion per caricarle. Gli insegnanti di immissioni in ruolo non sono arrivati. Lo stesso vale per il personale Ata. La nostra scuola che ospita 1200 ragazzi è stata dichiarata inagibile in estate, lo spazio così si é ancora più ridotto. Ci siamo appoggiati ad una parrocchia in comodato d'uso. I ragazzi erano tutti molto emozionati, abbiamo fatto preaccoglienza una settimana prima. C'era molta motivazione e qualche bambino della scuola dell'infanzia ha pianto."

Lucia Gugliemi insegnante di Latino e Italiano del Liceo Scientifico Statale Federigo Enriques di Ostia

"Come primo giorno il preside ci ha comunicato che non sono arrivati i collaboratori scolastici. I 5 previsti in supporto al personale ATA necessari per garantire l'igienizzazione anti-covid, non c'erano. Purtroppo sono posti a breve termine di poca appetibilità. È stato un giorno anomalo. Io avevo una classe prima con dei studenti sconosciuti tra di loro e con il volto coperto dalle mascherine. Ha fatto moltissimo caldo. I ragazzi sono molto bloccati è difficile mantenere la loro attenzione, avranno bisogno di un tempo di decompressione. All'ingresso questa mattina c'erano degli assembramenti. Tantissimi i ragazzi accompagnati dai genitori. La ricreazione è stata fatta in classe senza nessuno sfogo. Servirà tanto tempo per abituarci. Le scuole sono smembrate, divise in due tra presenza e didattica digitale. Serve di ricreare la comunità scolastica. Mia figlia ieri ha mangiato un pizza con la sua classe, perché sa che per diverso non potrà stare nella stessa aula con i suoi compagni, devono metabolizzare questo stato di cose. Tutto sembrava meno che una scuola, ma un ambiente formale e burocratico."

Carla Parolari preside dell'Istituto Alberghiero Vincenzo Gioberti Roma Trastevere

"Un minimo di agitazione e di emozione c'è stata, ma soprattutto c'é da parte di tutta la comunità scolastica la voglia di ricominciare. Speriamo vada tutto per il meglio. Il nostro istituto ha 1270 studenti e sta osservando il modello misto di didattica integrata. Ossia metà a scuola in presenza e metà in digitale. Abbiamo costruito tanti laboratori all'aperto. Vogliamo tornare alla normalità. Certamente ci sono delle criticità. L'orario é ridotto, le graduatorie ci sono state consegnate venerdì sera. Abbiamo 147 diversamente abili e per fortuna l'assistenza specialistica è al completo. I docenti fragili sono 6 su 200. Loro pensavano di lavoro in Smart working ma non è così. Verranno dichiarati inidonei dopo un lungo processo che avverrà attraverso delle certificazioni mediche ne dichiareranno l'inidoneità al servizio. Il messaggio che vorrei far passare é che anche tra molte difficoltà la scuola ha bisogno di ripartire"

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