Prima omelia a braccio per Papa Francesco

«Camminare, edificare, confessare. Dobbiamo essere irreprensibili» ha detto Bergoglio durante la prima omelia che ha scelto di non leggere in latino. Le sue parole e lo speciale

Durante la prima messa con i cardinali elettori dopo l’elezione a pontefice, il Papa ha scelto di parlare in italiano durante la sua  prima omelia. Ha pronunciato un breve discorso a braccio, rifiutando anche la lettura in latino come aveva fatto il suo predecessore. Un gesto dal forte contenuto simbolico per avvicinare la chiesa ai fedeli. «Vorrei avessimo la forza di camminare in presenza di Dio. Senza la croce possiamo essere vescovi, preti, cardinali ma non suoi discepoli. Chi non prega il Signore prega il diavolo» ha dichiarato Bergoglio, soffermandosi anche, in un passaggio, sugli errori commessi dalla Chiesa lungo il cammino.

CAMMINARE, EDIFICARE, CONFESSARE
«Camminare, edificare e confessare sono le linee della Chiesa. Se non camminiamo, se non edifichiamo, se non   confessiamo, diventeremmo una ong. Saremmo una   organizzazione non governativa, una organizzazione pietosa. Ma non   saremmo la Chiesa: diventeremo una ong   pietosa, non una sposa del Signore» ha ricordato Francesco. «La vita è cammino - ha rimarcato il Pontefice con voce calma - quando  ci fermiamo la cosa  non va. Dobbiamo camminare sempre, in presenza e  alla luce del Signore cercando  di vivere con quella irreprensibilità  che Dio chiedeva ad Abramo nella  sua promessa. Dio ha detto ad Abramo cammina nella mia presenza e sii irreprensibile».

DIALOGO CON L'EBRAISMO
Nel corso della mattinata  Francesco - che ha pagato personalmente il conto dell'albergo stupendo un po' tutti - ha inviato un messaggio al rabbino capo di Roma, Riccardo  Di Segni. Il suo pontificato si apre all'insegna del dialogo tra religioni. «Nel  giorno della mia elezione a vescovo di Roma e pastore universale della  chiesa cattolica, le invio il mio cordiale saluto, annunciandole che la  solenne inaugurazione del mio pontificato».

IL TESTO COMPELTO DELL'OMELIA

In queste tre Letture vedo che c’è qualcosa di comune: è il movimento. Nella  Prima Lettura il movimento nel cammino; nella Seconda Lettura, il movimento  nell’edificazione della Chiesa; nella terza, nel Vangelo, il movimento nella  confessione. Camminare, edificare, confessare.

Camminare. «Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore» (Is 2,5). Questa è la prima cosa che Dio ha detto ad Abramo: Cammina nella mia  presenza e sii irreprensibile. Camminare: la nostra vita è un cammino e quando  ci fermiamo, la cosa non va. Camminare sempre, in presenza del Signore, alla  luce del Signore, cercando di vivere con quella irreprensibilità che Dio  chiedeva ad Abramo, nella sua promessa.

Edificare. Edificare la Chiesa. Si parla di pietre: le pietre hanno consistenza;  ma pietre vive, pietre unte dallo Spirito Santo. Edificare la Chiesa, la Sposa  di Cristo, su quella pietra angolare che è lo stesso Signore. Ecco un altro  movimento della nostra vita: edificare.

Terzo, confessare. Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo  edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va.  Diventeremo una ONG assistenziale, ma non la Chiesa, Sposa  del Signore. Quando non si cammina, ci si ferma. Quando non si edifica sulle  pietre cosa succede? Succede quello che succede ai bambini sulla spiaggia quando  fanno dei palazzi di sabbia, tutto viene giù, è senza consistenza. Quando non si  confessa Gesù Cristo, mi sovviene la frase di Léon Bloy: “Chi non prega il  Signore, prega il diavolo”. Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la  mondanità del diavolo, la mondanità del demonio.

Camminare, edificare-costruire, confessare. Ma la cosa non è così facile, perché  nel camminare, nel costruire, nel confessare, a volte ci sono scosse, ci sono  movimenti che non sono proprio movimenti del cammino: sono movimenti che ci  tirano indietro.

Questo Vangelo prosegue con una situazione speciale. Lo stesso Pietro che ha  confessato Gesù Cristo, gli dice: Tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivo. Io ti  seguo, ma non parliamo di Croce. Questo non c’entra. Ti seguo con altre  possibilità, senza la Croce. Quando camminiamo senza la Croce, quando  edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo  discepoli del Signore: siamo mondani, siamo Vescovi, Preti, Cardinali, Papi, ma  non discepoli del Signore.

Io vorrei che tutti, dopo questi giorni di grazia, abbiamo il coraggio, proprio  il coraggio, di camminare in presenza del Signore, con la Croce del Signore; di  edificare la Chiesa sul sangue del Signore, che è versato sulla Croce; e di  confessare l’unica gloria: Cristo Crocifisso. E così la Chiesa andrà avanti.

Io auguro a tutti noi che lo Spirito Santo, per la preghiera della Madonna,  nostra Madre, ci conceda questa grazia: camminare, edificare, confessare Gesù  Cristo Crocifisso. Così sia.

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