Pisicchio: "Il DdL sulla diffamazione? Multe più alte ma niente carcere"

Intervista al parlamentare del gruppo misto sulla revisione della legge per diffamazione a mezzo stampa

cd_pinopisicchio

Laureato in giurisprudenza, ricercatore di Diritto Costituzionale, giornalista professionista. Pino Pisicchio è stato eletto in Puglia nella lista del Centro democratico

Ignazio Ingrao

-

 

«I tempi sono maturi per arrivare a una rapida abrogazione della pena del carcere per il reato di diffamazione a mezzo stampa», ne è convinto Pino Pisicchio (Centro democratico), presidente dei deputati del gruppo misto e membro della commissione giustizia della Camera. Pisicchio ha ripresentato la sua proposta di legge, elaborata nella scorsa legislatura con il contributo di Beppe Giulietti (Gruppo misto), per la modificazione della legge sulla stampa e del codice penale in materia di diffamazione e ingiuria. «Sono anni che si chiede al Parlamento di superare la rigida disciplina attuale che espone il giornalista, spesso in buona fede, a elevati rischi che possono interferire con la libertà di espressione e di critica e con il diritto di cronaca. Sono giornalista anch’io e avverto con forza la necessità di una riforma», osserva il deputato.

La proposta Pisicchio prevede, al posto del carcere, una multa da 5 mila a 10 mila euro per la diffamazione a mezzo stampa con la pena accessoria dell’interdizione dalla professione giornalistica per un periodo da uno a sei mesi. E fissa anche un tetto di 30 mila euro al risarcimento per il danno non patrimoniale.

Le peculiarità di questa proposta sono due: l’estensione delle norme ai siti internet «aventi natura editoriale» e la creazione di un «Giurì per la correttezza dell’informazione» composto da cinque membri, due nominati dall’Autorità per le garanzie delle comunicazioni, due dall’Ordine dei giornalisti e un magistrato. Compito del giurì, spiega Pisicchio, sarà «esperire tentativi di conciliazione volti a evitare di portare davanti al giudice situazioni di conflitto tra giornalisti e lettori».

Per Pisicchio l’estensione delle norme ai siti web e il Giurì sono elementi qualificanti della sua proposta, tuttavia si dichiara disponibile a «considerare l’utilità di chiudere subito la questione dell’abolizione del carcere» proseguendo poi la discussione sugli altri due punti. Pisicchio suggerisce inoltre di svolgere in commissione giustizia «un programma di audizioni per ascoltare i protagonisti principali in questo campo»: Ordine dei giornalisti, Federazione della stampa, direttori di giornali. A suo avviso i tempi sono maturi addirittura per una convocazione della commissione in «sede deliberante» per abrogare il carcere e modificare almeno nelle linee essenziali la legge sulla diffamazione.

© Riproduzione Riservata

Commenti