Cronaca

Pericolo amianto: i numeri in Italia

L'incendio di Pomezia risveglia l'attenzione sul rischio amianto e sull'incidenza tumorale elevatissima di questo minerale sull'uomo

Amianto sul tetto

Nadia Francalacci

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L'incendio divampato nell'azienda "Eco X" a Pomezia, comune alla periferia di Roma, ha riacceso il dibattito sull'amianto e la sua presenza negli edifici in cui viviamo e lavoriamo. L’intera copertura del tetto dell'azienda Eco X era realizzata con questo materiale che, pur essendo stato incapsulato, potrebbe aver rilasciato le fibre letali a causa delle forti temperature determinate dall’incendio.

L'ennesimo capitolo di una situazione che caratterizza il nostro paese e che vi spieghiamo qui.


Di cosa si tratta
La produzione, lavorazione, la vendita e l’impiego dell'amianto è fuori legge in Italia dal 1992.
La legge n. 257 del 1992, oltre a stabilire termini e procedure per la dismissione delle attività inerenti all'estrazione e la lavorazione dell'asbesto (fibra base dell'amianto), è stata la prima a occuparsi anche dei lavoratori esposti all'amianto.

Lungo periodo di latenza
Le fibre di amianto, se inalate, sono mortali. Basta una singola fibra a determinare l’insorgenza di tumori come il mesotelioma pleurico per i quali non vi è nessuna forma di cura. L’insorgenza della malattia, si manifesta dopo moltissimi anni dall’inalazione della fibra di asbesto. È stato calcolato un periodo di latenza, che varia dai 15 ai 50 anni, prima che si manifesti una patologia correlata.

Le patologie
L'asbestosi è stata la prima malattia professionale amianto-correlata riconosciuta dall'INAIL; dal 1994 sono altresì tabellate come tali anche il mesotelioma (pleurico, pericardico e peritoneale) ed il carcinoma polmonare.

L’Osservatorio Nazionale Amianto evidenzia che anche l’amianto crisotilo, oggi ancora al centro di dibattiti europei sul suo impiego o meno, come tutti gli altri minerali asbestiformi, è cancerogeno e provoca oltre alle patologie fibrotiche come asbestosi, placche pleuriche e ispessimenti pleurici, con complicazioni cardiovascolari e cardiocircolatorie, anche quelle neoplastiche: mesotelioma, tumore polmonare, alla laringe e all’ovaio, e allo stato attuale delle conoscenze anche i tumori del tratto digerente - faringe, stomaco e colon.

I numeri della strage in Italia
In base allo studio e al censimento effettuato dall’ONA:

  • 6000 decessi per patologie asbesto correlate. Infatti ai più 1500 decessi a causa del mesotelioma, vanno aggiunti almeno 3000 decessi in seguito a tumori polmonari causati dall’amianto, e a questa drammatica contabilità debbono essere poi aggiunte tutte le altre patologie, che portano l’Associazione a tale stima.
  • Nel Lazio, fino al 2011, sono stati censiti 811 casi di mesotelioma: un numero altissimo se si considera l’istituzione del registro da pochi anni, a cui poi debbono essere aggiunte tutte le altre patologie asbesto-correlate.
  • 1.900 i nuovi casi di mesotelioma, secondo i dati pubblicati da “I numeri del cancro in Italia 2016 di Aiom /Airtum”. Questi dati sono corrispondenti a quelli censiti da ONA. Il Renam ne ha comunque registrati una media superiore ai 1.500 per ogni anno.
  • 1 su 234, gli uomini in Italia che rischiano di sviluppare questa patologia.
  • 1 su 785, le donne in Italia che rischiano di sviluppare questa patologia.
  •  4% i decessi oncologici per mesotelioma in entrambi i sessi.
  •  2.732, i pazienti ad oggi, in Italia, con diagnosi di mesotelioma.
  •  2.400 sono le scuole italiane in cui sono presenti amianto e i materiali di asbesto.
  • 1.000 gli anni necessari per rimuovere totalmente ogni traccia di amianto in Italia. Il Prof. Boeri, Presidente dell’INPS, ha stimato, ottimisticamente, in 85 anni il tempo necessario per poter bonificare tutto l’amianto presente nel territorio nazionale.

“Si tratta soltanto della punta dell’iceberg, perché non risultano censite tutte le patologie asbesto correlate – dichiara a Panorama.it, Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale sull’Amianto - ma soltanto il mesotelioma che è una patologia relativamente rara rispetto alle altre, anche se pur sempre riconducibile all’esposizione ad amianto”.

Quali sono le aree più colpite
Le zone con mortalità da amianto più elevata sono la provincia di Gorizia (Monfalcone) e Trieste nel nord est;
- della Liguria, Genova e soprattutto La Spezia;
- la provincia di Alessandria nel nord ovest;
- Carrara, Livorno, Massa e Pistoia al centro;
- al Sud, in Puglia, Taranto, in Sicilia a Siracusa con lo stabilimento Eternit.

Sono quasi tutte zone costiere con cantieri navali e porti. Fra le province non costiere figurano Alessandria, dove è situato Casale Monferrato, sede per circa 80 anni della più grande fabbrica di cemento-amianto della Eternit, Pavia, dove è situato Broni, sede del cementificio Fibronit, e Pistoia, sede di Breda Costruzioni Ferroviarie.

Richieste di pensionamento per amianto
Dal 1992 al giugno 2005, le domande presentate per andare in pensione usufruendo del beneficio di legge, sono state circa 71000 in Liguria (1 ogni 20 abitanti). I numeri sono sensibilmente più alti se confrontati con quelli del vicino Piemonte, la seconda regione più colpita in Italia, che ha circa 43000 domande (1 ogni 100 abitanti).

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