Cronaca

Perché la sentenza della Cassazione sul tradimento on-line è importante

Anche solo cercare scappatelle in Rete può rappresentare una giusta causa per chiedere la separazione

Secondo la Cassazione cercare partner online giustifica un'istanza di separazione

Barbara Massaro

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Dove comincia un tradimento? In camera da letto oppure già nella mente di chi cerca una scappatoia alla routine della vita coniugale? Gli Ermellini non hanno dubbi: se un uomo cerca online possibili incontri con altre partner attraverso uno degli infiniti modi per tradire a misura di dating può essere già considerato adulterio e quindi può legittimare una causa di separazione (con conseguente versamento dell'assegno di mantenimento).

La sentenza della Cassazione

La nuova pagina scritta di letteratura forense è frutto della decisione 9384 della Prima sezione civile della Corte di Cassazione. 

Si tratta della sentenza definitiva di una causa di separazione tra due coniugi: lui cercava incontri extraconiugali online, lei se ne è accorta e se ne è andata di casa chiedendo la separazione (e 600 euro di assegno al mese).

A quel punto il marito ha  controdenunciato la moglie accusandola di abbandono del tetto coniugale (previsto dall’art. 143 c.c. e dall’art 570 c.p.) appellandosi al fatto che quel presunto tradimento non era stato consumato.

La Suprema Corte, però, ha dato ragione alla donna ritenendo che le azioni dell'uomo avevano di fatto minato la necessaria e reciproca fiducia tra i coniugi.

Nelle motivazioni della Corte si legge che si è creata una "Circostanza oggettivamente idonea a compromettere la fiducia tra i coniugi e a provocare l’insorgere della crisi matrimoniale all’origine della separazione". Per questo la decisione della donna di andarse di casa è stata ritenuta "preventiva, ma giustificata".

Perché è una sentenza importante

In questo modo la Cassazione ha confermato e ampliato la sentenza del 2014 della Corte d'Appello di Bologna, sentenza storica che, per la prima volta, aveva equiparato il tradimento online a quello reale.

Si tratta di una decisione che fa discutere perché, in questo modo, si giustifica e legittima quel che parrebbe un processo all'intenzione visto che, di fatto, l'adulterio non è stato commesso, ma solo pensato.

In un epoca in cui in un terzo delle cause di separazione compare la parola "social network" equiparare l'idea di scappatella alla scappatella vera e propria è pericoloso e dà adito a strumentalizzazioni di vario ordine e grado tra chi cerca solo una scusa per mettere alla porta il partner senza perdere il diritto all'assegno.

D'altro canto, è pur vero che ormai si chatta e si flirta online con fin troppa leggerezza appellandosi al fatto che ci si trovi in una dimensione virtuale.

Consapevoli di questa sentenza gli aspiranti fedifraghi ci penseranno due volte prima di rischiare il matrimonio per una scappatella, o comunque, se lo faranno, staranno più attenti a non lasciare tracce.

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