Il record di nascite dell'Ospedale (privato) di Roma
(Ansa)
Il record di nascite dell'Ospedale (privato) di Roma
Cronaca

Il record di nascite dell'Ospedale (privato) di Roma

La chiusura di reparti di ostetricia negli ospedali di piccole località del Lazio a favore dei privati porta ai numeri del Casilino, 4000 parti l'anno. Tutti rimborsati dalla Regione

Nell'ultimo report del 2019, l'Istat registra in Italia 435mila nascite contro 647mila decessi, il livello più basso di ricambio naturale mai espresso dal Paese dal 1918. Una denatalità che ha dato modo ad alcune regioni di approfittarne per chiudere i punti nascita di diversi ospedali pubblici. Tra queste la regione Lazio, maglia nera nazionale per le nascite ma tra le prime per i tagli alla sanità pubblica.

Purtroppo il sistema laziale, per rimediare al commissariamento della sua sanità, ha creato disagi e numerose difficoltà ai cittadini. Migliaia di future mamme con il pancione e famiglie con figli in età pediatrica infatti sono state costrette a spostarsi dalle strutture pubbliche (chiuse) a quelle private. In questo contesto è ben inserito a Roma il Policlinico Casilino che detiene un primato difficilmente superabile. Questa struttura privata accreditata, ha avuto negli ultimi anni una media di circa 4000 nascite annue e si piazza in Italia al sesto posto per numero di parti, il 38 per cento di questi effettuati con il cesareo.
Una struttura che si trova in uno dei quartieri più popolosi di Roma con il pronto soccorso ed il punto nascite più grande di tutto il Lazio. Il Policlinico Casilino è di proprietà dell'ex senatore Giuseppe Ciarrapico che anche proprietario della clinica Villa Stuart e della clinica Quisisana, che sono passate al figlio dopo la sua morte.

A pochi chilometri dal Casilino, c'è il Policlinico Universitario di Tor Vergata, altro nosocomio di fama internazionale, che nonostante sia una Dea di primo livello non dispone stranamente dei reparti di ostetricia e pediatria.

Negli ultimi anni sono circa 9 i punti nascita dei piccoli ospedali della zona che sono stati smantellati. Un'operazione iniziata nel 2014, seguendo le linee guida della Regione e dell'Oms che prevedono che i reparti raggiungano almeno 500 parti l'anno per poter continuare ad essere aperti. In base a questo principio, si è iniziato così a chiudere strutture anche con numeri lievemente inferiori al limite. Un esempio sono i reparti di Colleferro, chiusi con 471 parti annui o Alatri con 438, cioè poco sotto la soglia.

Siccome poi sanità ed economia vanno a braccetto ecco quali sono i conti di queste operazioni.

Un parto naturale costa alla regione circa 1200 euro mentre un parto cesareo 2200 euro; poi vanno sommate le spese dei giorni di degenza nell'ospedale, che corrispondono ad altri 500 euro giornalieri. Praticamente 4000 parti annui ammontano a circa 6,5 milioni di euro, da aggiungere agli 8 milioni per la degenza post parto, per un totale di circa 14,5 milioni di rimborsi.

Denaro pubblico che sempre più spesso va a finire ai privati che rappresentano il 50 per cento delle strutture sanitarie in Italia, proprio come accade nel Lazio.

"Sono linee guida nazionali - rispondono dagli uffici dell'assessore alla Sanità del Lazio Alessio D'Amato - che prevedono la chiusura o l'accorpamento dei punti nascita che non svolgano un numero di 500 parti annui. Esattamente linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell'appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo" dettate con l'accordo tra Governo, Regioni ed Enti Locali sancito dalla Conferenza Unificata Stato-Regioni del 16 dicembre 2010"

Tutto legale, tutta a norma, tutto corretto.
Resta il fatto che continua il trend della sanità del Lazio, di incentivi per la sanità privata, rispetto a quella pubblica. Lo si sappia.

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