"Papa Francesco, sei il nostro idolo"

La comunità araba in Italia plaude alla visita del Papa tra i migranti a Lampedusa

L'accoglienza per Papa Francesco a Lampedusa – Credits: Ciro Fusco/Ansa

Claudia Daconto

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La visita di Papa Francesco a Lampedusa è storica e piena di significati. Per noi arabi è già un idolo”. Foad Aodi, fondatore della Co-mai, (la Comunità del Mondo Arabo in Italia e presidente dell'Amsi (Associazione Medici di origine Straniera in Italia), promotore del gruppo internazionale ed interdisciplinare "uniti per unire", plaude all'ennesimo gesto rivoluzionario compiuto dal Pontefice dall'inizio del suo papato. Scegliere Lampedusa come meta del suo primo viaggio papale e l'incontro con i migranti è “un atto concreto per ricordare tutti i morti invisibili nel mare della Sicilia e per sollecitare i potenti del mondo a mettere in campo soluzioni costruttive ed umane per gli immigrati in difficoltà’, per i poveri e per i rifugiati politici affinché tragedie come quelle cui siamo ormai abituati ad assistere non si ripetano più”.

Francesco è il primo papa che visita Lampedusa e incontra i migranti che trovano nell'isola siciliana il primo approdo dopo giorni in fuga per terra e per mare. Che significato ha tutto ciò per il mondo arabo?

Abbiamo apprezzato in particolare il suo appello contro la globalizzazione dell'indifferenze che, troppo spesso, si trasforma in giustificazione per la globalizzazione della disumanità e della crudeltà.

La stragrande maggioranza dei migranti in fuga dalle loro terre di origine è di religione musulmana. Con questa visita Papa Francesco ha voluto inviare un messaggio di apertura anche alla vostra comunità?

Credo che quando il Papa si e' fermato ad ascoltare i giovani immigrati e ha ricordato l'inizio, domani, del mese di Ramadan, egli abbia voluto dare un segnale di grande rispetto e sensibilità verso le altre religione come, d'altra parte, ha dimostrato dal primo giorno della sua elezione.

Nel 2006 ci furono molte polemiche circa la lectio magistralis che Benedetto XVI svolse all'Università di Regensburg (Ratisbona) e che secondo alcuni riportava indietro di anni il dialogo tra il cristianesimo e l'Islam. Crede che con Francesco anche il rischio di fraintendimenti sia scongiurato?

Sicuramente quello che sta facendo Papa Francesco a favore del dialogo interreligioso e' molto importante perché lo fa anche tramite messaggi che arrivano direttamente al cuore. Speriamo che possa registrare una svolta storica e concreta a favore del dialogo con il mondo musulmano ed arabo. Prima di lui è stato importantissimo quanto fatto, su questo fronte, dal papa polacco Giovanni Paolo II.

Nella sua omelia di oggi davanti a 10mila persone, Papa Francesco ha rivolto un vero atto d'accusa contro l'indifferenza rispetto al dramma dell'immigrazione. Pensa che sia ancorapossibile scuotere le coscienze del mondo occidentale?

Sì, attraverso la conoscenza. L'Occidente deve comprendere la gravità della situazione che affligge i paesi del Terzo Mondo e quelli che sono stati coinvolti nella Primavera araba. La grande crisi economica e la disoccupazione hanno aumentato i pregiudizi e la paura. Si sta rischiando una guerra tra poveri.

Cosa dovrebbe capire, in particolare, l'Occidente?

Quali sono i motivi veri dell'immigrazione e la trasformazione che sta coinvolgendo i nostri paesi. E' accaduto anche all'America e all'Europa di dover attraversare certe fasi, compresa quella migratoria, per raggiungere l'attuale livello di sviluppo, democrazia e libertà.

A suo avviso esiste il rischio che la visita del Papa di oggi e le sue parole possano essere interpretate come una sorta d'incoraggiamento all'immigrazione clandestina?

Assolutamente no. Il Papa ha voluto solo sollecitare il mondo politico a trovare soluzioni adeguate per fermare le tragedie dell'immigrazione e ad misure a favore dell'integrazione e contro ogni forma di disumanità, crudeltà, indifferenza e razzismo.

Quanta fiducia ripone il mondo arabo in questo papa e nella reale possibilità che la Chiesa cattolica si spogli delle sue ricchezze per avvicinarsi di più agli ultimi della terra, agli emarginati, ai poveri, ai deboli come invoca Francesco?

Il mondo arabo ha molta fiducia in questo Papa. Vogliamo credere che alle sue parole seguiranno i fatti e la promozione di una pacifica convivenza tra tutte le religioni. A iniziare dall'Italia.

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