Negli ultimi cinque anni lo hanno vinto nell'ordine: l'ex presidente della BCE Jean-Claude Trichet, il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble, il presidente lituano Dalia Grybauskaité, il presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy e il Presidente del Parlamento Europeo Martin Schultz. Nel 2005 lo ricevette anche Azeglio Ciampi, allora Presidente della Repubblica.

Per il 2016 è stato assegnato oggi a Papa Francesco. Stiamo parlando del premio "Carlo Magno" che ogni anno la città di Acquisgrana consegna a chi si è particolarmente impegnato per l'integrazione e l'unione in Europa.

È intitolato a Carlo Magno perchè viene considerato il primo "grande pensatore" dell'Europa Unita che scelse Aquisgrana come sua residenza.

A consegnare l'attestato nelle mani del Pontefice, durante la cerimonia nella Sala Regia in Vaticano, il presidente del Comitato direttivo del premio, Juergen Linden, e il sindaco di Aquisgrana Marcel Philipp. Prima della cerimonia, il Pontefice ha incontrato i leader europei come mostra un tweet di Donald Tusk, presidente del Parlamento Europeo.

Il discorso di Francesco: "Sogno un'Europa madre"

Il Papa si è fermato per 20 minuti a parlare con il cancelliere tedesco Angela Merkel in un'udienza privata e le ha regalato l'angelo della pace. Poi la premiazione e il suo discorso in udienza carico di potenza. "Desidero ribadire la mia intenzione di offrire il prestigioso Premio, di cui vengo onorato, per l'Europa: non compiamo infatti un gesto celebrativo, cogliamo piuttosto l'occasione per auspicare insieme uno slancio nuovo e coraggioso per questo amato Continente" ha detto Papa Francesco.

"La creatività, l'ingegno, la capacità di rialzarsi e di uscire dai propri limiti appartengono all'anima dell'Europa", ha affermato il Pontefice. "Nel secolo scorso essa ha testimoniato all'umanità che un nuovo inizio era possibile: dopo anni di tragici scontri, culminati nella guerra più terribile che si ricordi, è sorta, con la grazia di Dio, una novità senza precedenti nella storia. Le ceneri delle macerie - ha proseguito - non poterono estinguere la speranza e la ricerca dell'altro, che arsero nel cuore dei Padri fondatori del progetto europeo. Essi gettarono le fondamenta di un baluardo di pace, di un edificio costruito da Stati che non si sono uniti per imposizione, ma per la libera scelta del bene comune, rinunciando per sempre a fronteggiarsi. L'Europa, dopo tante divisioni, ritrovò finalmente se stessa e iniziò a edificare la sua casa".

E ancora: "Sogno un nuovo umanesimo europeo, un costante cammino di umanizzazione, cui servono memoria, coraggio, sana e umana utopia", ha detto il Pontefice. "Sogno un'Europa giovane, capace di essere ancora madre: una madre che abbia vita, perchè rispetta la vita e offre speranze di vita. Sogno un'Europa che si prende cura del bambino, che soccorre come un fratello il povero e chi arriva in cerca di accoglienza perchè non ha più nulla e chiede riparo. Sogno un'Europa che ascolta e valorizza le persone malate e anziane, perchè non siano ridotte a improduttivi oggetti di scarto. Sogno un'Europa, in cui essere migrante non sia delitto bensì un invito ad un maggior impegno con la dignità di tutto l'essere umano".

"Sogno un'Europa - ha aggiunto - dove i giovani respirano l'aria pulita dell'onestà, amano la bellezza della cultura e di una vita semplice, non inquinata dagli infiniti bisogni del consumismo; dove sposarsi e avere figli sono una responsabilità e una gioia grande, non un problema dato dalla mancanza di un lavoro sufficientemente stabile. Sogno un'Europa delle famiglie, con politiche veramente effettive, incentrate sui volti più che sui numeri, sulle nascite dei figli più che sull'aumento dei beni. Sogno un'Europa che promuove e tutela i diritti di ciascuno, senza dimenticare i doveri verso tutti". "Sogno un'Europa - ha concluso Francesco - di cui non si possa mai dire che il suo impegno per i diritti umani è stata la sua ultima utopia".

Martin Schulz: "Il pericolo del populismo"
In Europa "oggi rischiamo di dissipare l'eredità" di integrazione "in quanto le forze centrifughe delle crisi tendono a dividerci piuttosto che a unirci più strettamente. Gli egoismi nazionali, la rinazionalizzazione e il particolarismo nazionale si stanno espandendo. Non vi è dubbio che per quanto riguarda la questione dei profughi l'Europa si trovi di fronte a una sfida epocale" ha detto il presidente dell'Europarlamento, Martin Schulz. "Era dalla seconda guerra mondiale - ha rimarcato - che non vedevamo così tante persone in fuga in tutto il mondo. Eppure i populisti approfittano della situazione fomentando la paura invece di cercare soluzioni. La paura è comprensibile - ha aggiunto -, ma in politica è cattiva consigliera".

"Dimenticando completamente la Storia - ha rimarcato Schulz - 25 anni dopo la caduta della cortina di ferro alcuni vogliono costruire in Europa nuovi muri e recinzioni, mettendo quindi a repentaglio una delle più grandi conquiste europee, la libertà di circolazione. Le persone che fuggono dalla brutalità dello Stato islamico - ha aggiunto - o dalle bombe di Assad non si fermeranno certo di fronte a muri o fili spinati... Chi afferma - ha quindi sottolineato - che gli stati nazionali riuscirebbero a risolvere meglio da soli il problema nega la realtà. Come se noi europei fossimo in grado di affermarci e difendere il nostro straordinario modello di societa' in un mondo sempre più connesso e globalizzato mentre il nostro continente si scompone in singoli pezzi".

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