Cronaca

Papa Francesco a Palermo per commemorare don Pino Puglisi

Il Pontefice torna in Sicilia per i 25 anni dalla morte del primo martire della mafia beatificato dalla Chiesa Cattolica

La cerimonia di beatificazione di Don Pino Puglisi

Orazio La Rocca

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L'assassinio di don Pino Puglisi, primo martire della mafia beatificato dalla Chiesa cattolica; e lo storico anatema lanciato da Giovanni Paolo II contro mafiosi e malavitosi al grido di "convertitevi! Verrà il giudizio di Dio!".

Papa Francesco torna in pellegrinaggio in Sicilia, dopo 5 anni dal suo primo viaggio pastorale dell'8 luglio 2013 a Lampedusa - a quasi 4 mesi appena dall'elezione pontificia - per pregare davanti al mare dove erano scomparsi oltre 400 profughi, e commemora due anniversari che hanno segnato il tormentato rapporto tra Chiesa e mondo della malavita organizzata, quel mondo fatto di morte, violenze, oppressioni che non di rado si è servito proprio della stessa Chiesa per ostentare una presunta religiosità del tutto apparente e priva di un vero legame con la vera fede cristiana.

Lo sapeva bene, don Puglisi, assassinato davanti alla sua abitazione nel quartiere Brancaccio il 15 settembre 1993 - data scelta di proposito da Bergoglio per il suo secondo pellegrinaggio siciliano, a Catania e a Palermo - per mano di sicari mafiosi ai quali prima di morire il futuro beato si rivolse con un disarmente sorriso di perdono dicendo solo "me lo aspettavo".

Don Puglisi muore sorridendo ai suoi carnefici

Cadde in una pozza di sangue a soli 56 anni sul luogo diventato in 25 anni meta di soste e di preghiere silenziose, segnato da un bassorilievo rotondo con croce e dedica poggiato proprio dove Puglisi spirò.

Una tragedia immane, culminata con la morte violenta di un innocente, "colpevole" solo di aver accolto e dato formazione, insegnamento, e futuro a giovani sbandati destinati a diventare sicura manovalanza malavitosa.

Un "errore" gravissimo agli occhi di padrini, cosche mafiose e mondo del malaffare che dal quartiere Brancaccio facevano (e fanno) sentire la loro deleteria influenza a colpi di attentati, ricatti, protezioni sotto forma di pizzi a danno di negozianti indifesi, su tutta la città di Palermo.

Don Puglisi sapeva che il suo apostolato vicino alle fascie giovanili più deboli di Brancaccio lo avrebbe portato a diventare il vero nemico numero uno della mafiosità siciliana, un esempio "pericolosissimo" che andava stroncato subito anche per evitare che il suo apostolato avrebbe fatto scuola al di là dei confini siciliani, in tutta l'Italia dove, già altri don Puglisi si stavano spendendo affrontando a mani nude e con le sole "armi" della preghiera e del perdono altre forme di malavita organizzata come la 'ndrangheta, la camorra, per le quali già c'erano stati altri sacerdoti martiri come, ad esempio, don Giuseppe Diana in Campania.

Per questo don Puglisi per i capocosche di Brancaccio doveva morire. E così fu, in quel drammatico 15 settembre del '93 a quattro mesi dalla memorabile visita pastorale che un altro pontefice, destinato ad essere proclamato santo, Giovanni Paolo II, fece nella Valle dei Templi di Agrigento, dove - eludendo di proposito il rigido programma prestabilito dalla Curia vaticana - alla fine della Messa davanti a migliaia di siciliani accorsi per ascoltarlo, con alle spalle un Crocifisso che sembrava che volesse quasi proteggerlo, col dito indice alzato della mano destra scagliò contro "gli uomini di mafia" un profetico invito a "cambiare strada" , dicendo con voce alterata perchè rotta dall'emozione "convertitevi! Basta opprimere questo popolo siciliano!!!.. verrà un giorno il giudizio Divino!!...".

Il grido di Papa Wojtyla: "Mafiosi convertitevi"

Mai, prima di papa Wojtyla, un pontefice si era rivolto a viso aperto e con tanta forza espressiva verso il potere mafioso in casa sua, la Sicilia. E non furono pochi quanti da quell'intervento sperarono che qualche cosa di buono potesse succedere.

Pur consapevoli che certi cambiamenti non possono avvenire dall'oggi al domani. Ma quattro mesi dopo con l'assassinio di don Puglisi quelle speranze di cambiamento e di conversione subirono un duro colpo. Solo però in apparenza e, magari, di fronte allo scoramento che normalmente si può provare di fronte all'assassinio di un innocente.

In effetti, il sacrificio del beato Puglisi - come ha già detto papa Francesco annunciando il suo secondo pellegrinaggio in Sicilia, come pure l'arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice e tutti gli altri presuli che lo accoglieranno insieme alla popolazione siciliana - "ha già prodotto abbondanti frutti di conversione e di speranza, frutti concreti germogliati proprio nella sua Brancaccio".

In effetti nel tormentato quartiere palermitato altri coraggiosi sacerdoti e laici impegnati nel volontariato hanno preso il testimone di Puglisi con la ferma intenzione a non mollarlo mai più. Ecco quindi, grazie al lavoro di squadre di giovani volontari, seminaristi intenzionati a formarsi a contatto con poveri e bisognosi la nascita di luoghi di ritrovo ricavati in ambienti e spazi tolti alla malavita e messi a disposizione della collettività, a partire da una scuola modello intitolata proprio al sacerdote martire, diventata luogo di studio, ma anche di ritrovo e di intrattenimento per tutti i ragazzi della zona, "spesso anche giovani notoriamente figli di malavitosi che noi accogliamo comunmque se intenzionati sinceramente ad affrontare una nuova vita", dicono con comprensibile orgoglio oggi i discepoli di don Puglisi, spontanea entusiasta cornice all'incontro con papa Francesco prima a Catania e dopo a Palermo sul prato del Foro Italico, davanti al mare.

Lo stesso luogo che il 3 ottobre 2010 ospitò Benedetto XVI, il papa teologo per eccellenza che ebbe anche lui parole e richiami altrettanto forti contro la mafia in continuità con Giovanni Paolo II, preparando la strada al successore arrivato dall'Argentina, Jorge Mario Bergoglio, che assumendo il nome di Francesco plasmerà il cammino del suo pontificato all'insegna della pace e della condanna di tutte le forme di violenze, oppressioni, guerre. E, naturalmente, di tutte le varie forme in cui si manifesta e fa sentire la sua nefasta influenza il potere mafioso. Non solo in Sicilia.

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