Papa Francesco e l'incontro con i capi delle Chiese d'Oriente

Bari, capitale mondiale della pace, si trasforma per un giorno nel luogo dove il pontefice dialoga con i patriarchi cristiani

Pope Francis in Chile

Il saluto del Papa alla folla. Santiago del Cile, 15 gennaio 2018 – Credits: Eitan Abramovich /AFP/Getty Images

Orazio La Rocca

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Bari per un giorno capitale mondiale della pace. Lo ha voluto papa Francesco chiamando a consulto, il 7 luglio, i capi ed i patriarchi delle Chiese cristiane d'Oriente. Un evento storico nel suo genere perchè mai un pontefice in passato aveva osato sfidare i venti di guerra che da troppo tempo ormai insanguinano il Medio Oriente e la terra di Gesù chiamando a raccolta patriarchi e capi religiosi di tutte le confessioni cristiane. Un dramma epocale che papa Francesco tenta di bloccare in qualche modo convocando un meeting di preghiera, non in Vaticano, ma a Bari, città simbolo del dialogo ecumenico, alla quale da secoli guardano con attenzione e trasporto fraterno in particolare i fedeli ortodossi della grande Russia, grazie alla comune venerazione per San Nicola di Bari. Un incontro a lungo accarezzato da papa Bergoglio che intende così rispondere alle interminabili tensioni che opprimono le popolazioni mediorientali attraverso la preghiera e il dialogo di tutte le Chiese cristiane d'Oriente.   

Missione forse impossibile, disperata sotto tanti aspetti, ma che il pontefice della Chiesa “in uscita” intende sfidare con la sola “arma” in mano agli uomini e alle donne cristiane, la fede in Gesù. Non a caso, in vista dell'approssimarsi del meeting barese, è stato lo stesso pontefice a tenere desta l'attenzione dell'opinione pubblica ricordando, nell'ultima preghiera dell'Angelus domenicale che "mi recherò a Bari, insieme a molti Capi di Chiese e Comunità cristiane del Medio Oriente. Vivremo una giornata di preghiera e riflessione sulla sempre drammatica situazione di quella regione, dove tanti nostri fratelli e sorelle nella fede continuano a soffrire, e imploreremo a una voce sola: 'Su di te sia pace!' (Sal 122,8). Chiedo a tutti di accompagnare con la preghiera questo pellegrinaggio di pace e di unità". Sulla stesso argomento, il Papa ha diffuso anche un tweet sul suo profilo in nove lingue @Pontifex scrivendo in poche battute: "Chiedo a tutti di accompagnare con la preghiera il pellegrinaggio che compiremo a Bari per invocare pace sul martoriato Medio Oriente".

La apreghiera come arma per la pace

Parole prontamente fatte proprie da uno dei capi religiosi presente a Bari, papa Tawadros II, patriarca della Chiesa copto-ortodossa d'Alessandria: "Vorremmo che tutti nel mondo capissero che il cristianesimo è profondamente radicato nella regione del Medio Oriente, quindi è importante che vi chiediamo di comprendere le nostre tradizioni e i principi su cui viviamo. Per favore, non interferite negli affari interni dei nostri Paesi. Noi possiamo risolvere i nostri problemi nello spirito dell'amore, del dialogo e della comprensione"."Il Medio Oriente - spiega il Capo dei copti ortodossi - è il luogo di nascita del cristianesimo, già a partire dal primo secolo, e dalle nostre terre si è poi diffuso in tutto il mondo. I cristiani del Medio Oriente sono autentici testimoni di Cristo. Nonostante tutti gli anni delle persecuzioni, sono rimasti forti e non hanno mai temuto la morte nel nome di Gesù Cristo. I cristiani del Medio Oriente hanno affrontato diverse forme di persecuzione e si sono sempre affidati alla preghiera. Queste persecuzioni hanno ulteriormente rafforzato la fede dei nostri credenti e hanno mantenuto forte la loro relazione con la Chiesa e con Dio". In un contesto così complesso come il Medio Oriente, per il patriarca copto non c'è altra via di pace se non quella che passa attraverso l'educazione delle nuove generazioni. "Per raggiungere la pace - conclude Tawadros II -, ogni individuo deve avere la pace interiore in se stesso. Inoltre, tutti gli insegnamenti errati di odio e di non accettazione dell'altro devono essere banditi. Alle nuove generazioni bisogna insegnare ad amarsi a vicenda, ad accettare le differenze e a vivere in una comunità piena di diversità".

Il volo delle colombe dei bambini

Grande attesa anche da parte del porporato che è stato tra i più stretti collaboratori del papa per organizzare l'incontro di Bari, il cardinale Leonardo Sandri, prefetto per le Chiese Orientali, secondo il quale "l'evento del 7 luglio ha le note di un gesto forte nella sua essenzialità. Si comporrà infatti di due grandi momenti: la preghiera sul lungomare insieme ai fedeli che vorranno partecipare di persona o in diretta televisiva, e il momento di riflessione e ascolto reciproco tra il Santo Padre e i Capi delle Chiese e Comunità ecclesiali del Medio Oriente, portando ciascuno il proprio punto di vista, osservazioni e proposte". "Ad una relazione introduttiva - ha spiegato il cardinale -, che è stato deciso di affidare a mons. Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme, seguirà un tempo di interventi liberi. Tutta questa parte si svolgerà a porte chiuse. E' previsto che il Santo Padre rivolga una parola all'inizio della preghiera pubblica e al termine dell'incontro, quando riaperte le porte della Basilica di San Nicola, papa Francesco e gli altri presenti si recheranno sul sagrato, e libereranno nel cielo delle colombe che saranno state consegnate loro dai alcuni bambini". "Gesto profetico - ha aggiunto -, perché soprattutto ai bambini e alle giovani generazioni del Medio Oriente dobbiamo restituire quella speranza che azioni cattive o la semplice indifferenza in questi anni ha loro sottratto". L'invito del papa è stato accolto da cristiani copto, siriani, maroniti, caldei, armeni e l'amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme.

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