Papa Francesco tra le favelas e Copacabana

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Papa Francesco in mezzo alle favelas di Rio de Janeiro (credits: YASUYOSHI CHIBA/AFP/Getty Images)

Ignazio Ingrao

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La Giornata mondiale della gioventù non è solo l’occasione di una grande e un grande richiamo ala fede per i giovani. Per Papa Francesco diventa anche l’opportunità per iniziare a svelare il suo pensieri sul fronte politico ed economico.

Appena arrivato aveva parlato della necessità di una “economia dell’inclusione” capace di sconfiggere disoccupazione e povertà. Il 25 luglio ha parlato di «cultura dell’egoismo, dell’individualismo, che spesso regola la nostra società», ma alla quale occorre reagire per «lavorare per un mondo più giusto e più solidale! Nessuno può rimanere insensibile alle disuguaglianze che ancora ci sono nel mondo!». Il pontefice ha proseguito toccando per la prima volta nel suo pontificato alcuni temi «politici»:

«Non c’è né vera promozione del bene comune, né vero sviluppo dell'uomo, quando si ignorano i pilastri fondamentali che reggono una Nazione, i suoi beni immateriali: la vita, che è dono di Dio, valore da tutelare e promuovere sempre; la famiglia, fondamento della convivenza e rimedio contro lo sfaldamento sociale; l’educazione integrale, che non si riduce ad una semplice trasmissione di informazioni con lo scopo di produrre profitto; la salute, che deve cercare il benessere integrale della persona, anche della dimensione spirituale, essenziale per l'equilibrio umano e per una sana convivenza; la sicurezza, nella convinzione che la violenza può essere vinta solo a partire dal cambiamento del cuore umano».

Subito dopo c’è stato un «fuori programma»: il pontefice ha chiesto di incontrare gli oltre 30 mila giovani argentini giunti in Brasile. E l’organizzazione del viaggio papale, in poche ore gli ha messo a disposizione la cattedrale di Rio, incapace però di contenere tutti gli argentini. Ad essi il pontefice ha raccomandato di «fare rumore» cioè di farsi sentire per cambiare il mondo secondo i principi del Vangelo e l’insegnamento di Gesù. Un concetto ripetuto poco dopo a Copacabana quando si è rivolto ai giovani al termine della festa di accoglienza: ha chiesto loro di fare «la rivoluzione», una rivoluzione non violenta, una rivoluzione dei cuori.

Per fare questo il pontefice ha suggerito ai giovani una «ricetta» che si riassume in uno slogan: «Bota fé – metti fede»: «“Metti fede”: che cosa significa? Quando si prepara un buon piatto e vedi che manca il sale, allora tu “metti” il sale; manca l'olio, allora tu “metti” l'olio... “Mettere”, cioè collocare, versare. Così è anche nella nostra vita cari giovani: se vogliamo che essa abbia veramente senso e pienezza, come voi stessi desiderate e meritate, dico a ciascuno e a ciascuna di voi: “metti fede” e la tua vita avrà un sapore nuovo, avrà una bussola che indica la direzione; “metti speranza” e ogni tuo giorno sarà illuminato e il tuo orizzonte non sarà più oscuro, ma luminoso; “metti amore” e la tua esistenza sarà come una casa costruita sulla roccia, il tuo cammino sarà gioioso, perché incontrerai tanti amici che camminano con te».

La lunga giornata del 25 luglio a Rio de Janeiro ha offerto tanti momenti emozionanti e ha mostrato tanti aspetti della personalità del pontefice: il Papa che si commuove  al suo arrivo nella favela di Varginha, scherza con i giovani argentini nella cattedrale di Rio de Janeiro, beve il mate offerto da un pellegrino sul lungomare di Copacabana, invita i giovani a «fare la rivoluzione» e a farsi sentire e poi prega intensamente con loro. Non è stata una giornata semplice: il maltempo continua a colpire la città di Rio, con pioggia e vento e ha costretto gli organizzatori a rivedere il programma.

La veglia e la Messa finale della giornata, domenica 28 luglio, non si terranno più nella grande area di Guaratiba, capace di accogliere oltre due milioni di persone ma ridotta ormai ad un pantano a causa delle piogge. Tutto si svolgerà invece sul lungomare di Copacabana, lungo quattro chilometri. Ma per gli organizzatori questo comporta modificare tutti i piano di accoglienza dei giovani.
Dalla festa al momento penitenziale: la giornata di venerdì 26 luglio sarà dedicata dal pontefice alla penitenza: prima confesserà un gruppo di giovani e poi ci sarà la via crucis sempre sul lungomare di Copacabana.
Ignazio Ingrao

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