Redazione

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Eccolo Papa Francesco tra i rifugiati del campo profughi di Moria, il cuore della visita ha voluto fare a Lesbo. In 2.500 lo hanno atteso nel Centro di accoglienza della "Lampedusa greca". Li ha incontrati, ha stretto loro le mani, li ha ascoltati. E poi ha parlato. 

Parole di pietra le sue, pesanti, chiare, incisive. Un messaggio di speranza "Non siete soli" e un monito all'Europa: "L'Europa è la patria dei diritti umani e chiunque vi arriva dovrebbe poterlo sperimentare".

NON SIETE SOLI
"Voglio dirvi che non siete soli", e "questo è il messaggio che oggi desidero lasciarvi: non perdete la speranza!". "Un viaggio diverso dagli altri, segnato dalla tristezza", ha definito Francesco questa sua visita-lampo a Lesbo, la Lampedusa dell'Egeo, teatro di tanti drammi di chi cerca di entrare in Europa fuggendo soprattutto dalla guerra siriana.

Accolto al suo arrivo dal premier Alexis Tsipras, e costantemente accompagnato dal patriarca di Costantinopoli Bartolomeo e dall'arcivescovo greco Hieronymos, ai quali si deve l'invito al Pontefice, Francesco ha salutato uno per uno i rifugiati accolti nel campo dell'isola, ascoltato le loro storie, consolato il loro pianto. "Siamo venuti per richiamare l'attenzione del mondo su questa grave crisi umanitaria e per implorarne la soluzione", ha detto poi nel suo discorso. "Speriamo che il mondo si faccia attento a queste situazioni di bisogno tragico e veramente disperato, e risponda in modo degno della nostra comune umanita'".

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Papa Francesco stringe la mano ai migranti e rifugiati a Lesbo - 16 aprile 2016 – Credits: FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

Lodando la "generosità" mostrata dal popolo greco, pur nelle difficoltà della sua grave crisi economica, Bergoglio ha rivolto un chiaro appello all'Europa: "Possano i nostri fratelli e le nostre sorelle in questo continente, come il Buon samaritano, venirvi in aiuto in quello spirito di fraternità, solidarietà e rispetto per la dignità umana, che ha contraddistinto la sua lunga storia".

Con Bartolomeo e Hieronymos, quindi, Francesco ha firmato una dichiarazione congiunta in cui, rinnovando il richiamo alla comunità internazionale ad affrontare decisamente la crisi umanitaria, si chiedono soluzioni contro i conflitti in corso, la difesa delle minoranze dalle persecuzioni e la fine dei traffici di persone, oltre all'estensione dell'asilo temporaneo e alla concessione dello status di rifugiato a tutti quanti ne siano idonei.

LA CORONA DI FIORI E I PROFUGHI IN VATICANO
Dopo il pranzo con i profughi nel campo, il papa, insieme agli altri due leader religiosi, nel porto di Mitilene dopo aver recitato ciascuno una preghiera e dopo un minuto di silenzio, hanno gettato in mare una corona di fiori a testa. E poi la notizia che segna la sua visita: Bergoglio ha portato con sè al ritorno in Vaticano tre famiglie di rifugiati dalla Siria, 12 persone in tutto tra cui 6 bambini.

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Papa Francesco, il Patriarca Bartolomeo e l'Arcivescovo Geronimo lanciano in mare delle corone di fiori in memoria dei migranti vittime del mare - 16 aprile 2016 – Credits: LOUISA GOULIAMAKI/AFP/Getty Images


Si tratta di persone che erano giàpresenti nei campi di accoglienza di Lesbo prima dell'accordo fra Unione Europea e Turchia. Tutti i membri delle tre famiglie sono musulmani", ha dichiarato padre Federico Lombardi. "L'iniziativa del Papa è stata realizzata tramite una trattativa della Segreteria di Stato con le autorità competenti greche e italiane", ha spiegato il portavoce vaticano. "Due famiglie - ha ulteriormente spiegato - vengono da Damasco, una da Deir Azzor (nella zona occupata dal Daesh). Le loro case sono state bombardate".

"L'accoglienza e il mantenimento delle tre famiglie saranno a carico del Vaticano - ha aggiunto padre Lombardi -. L'ospitalitàn iniziale sarà garantita dalla Comunita' di Sant'Egidio"

L'EUROPA E I DIRITTI
"L'Europa è la patria dei diritti umani, e chiunque metta piede in terra europea dovrebbe poterlo sperimentare, così si renderà più consapevole di doverli a sua volta rispettare e difendere". Papa Francesco rinnova l'appello all'accoglienza da Lesbo. "Le preoccupazioni delle istituzioni e della gente, qui in Grecia come in altri Paesi d'Europa, sono comprensibili e legittime. E tuttavia non bisogna mai dimenticare che i migranti, prima di essere numeri, sono persone, sono volti, nomi, storie".

NO AI RECINTI
È illusorio pensare che il problema migranti si risolve alzando barriere, aggiunto il Papa. "Voi, abitanti di Lesbo dimostrate che in queste terre, culla di civiltà, pulsa ancora il cuore di un'umanità che sa riconoscere prima di tutto il fratello e la sorella, un'umanità che vuole costruire ponti e rifugge dall'illusione di innalzare recinti per sentirsi più sicura. Infatti le barriere creano divisioni, anzichè aiutare il vero progresso dei popoli, e le divisioni prima o poi provocano scontri"

LA PREGHIERA DI PAPA FRANCESCO
"Dio di misericordia, Ti preghiamo per tutti gli uomini, le donne e i bambini, che sono morti dopo aver lasciato le loro terre in cerca di una vita migliore". È iniziata così la preghiera pronunciata da papa Francesco, al porto di Mitilene, a Lesbo, in memoria delle vittime delle migrazioni. "Benchè molte delle loro tombe non abbiano nome, da Te ognuno e' conosciuto, amato e prediletto. Che mai siano da noi dimenticati, ma che possiamo onorare il loro sacrificio con le opere piu' che con le parole".

"Ti affidiamo tutti coloro che hanno compiuto questo viaggio, sopportando paura, incertezza e umiliazione, al fine di raggiungere un luogo di sicurezza e di speranza - prosegue la preghiera -. Come Tu non hai abbandonato il tuo Figlio quando fu condotto in un luogo sicuro da Maria e Giuseppe, cosi' ora sii vicino a questi tuoi figli e figlie attraverso la nostra tenerezza e protezione".

"Fa' che, prendendoci cura di loro, possiamo promuovere un mondo dove nessuno sia costretto a lasciare la propria casa e dove tutti possano vivere in liberta', dignita' e pace - ha continuato il papa -. Dio di misericordia e Padre di tutti, destaci dal sonno dell'indifferenza, apri i nostri occhi alle loro sofferenze e liberaci dall'insensibilita', frutto del benessere mondano e del ripiegamento su se' stessi".

"Ispira tutti noi, nazioni, comunita' e singoli individui - ha aggiunto -, a riconoscere che quanti raggiungono le nostre coste sono nostri fratelli e sorelle. Aiutaci a condividere con loro le benedizioni che abbiamo ricevuto dalle tue mani e riconoscere che insieme, come un'unica famiglia umana, siamo tutti migranti, viaggiatori di speranza verso di Te, che sei la nostra vera casa, la' dove ogni lacrima sara' tersa, dove saremo nella pace, al sicuro nel tuo abbraccio".

 

"Sarà una visita di natura strettamente umanitaria, non ci sono risvolti politici", ha sottolineato il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, presentando il programma del tredicesimo viaggio internazionale di Bergoglio.

Polemiche sull'accordo con la Turchia

Non si placano le polemiche dopo l'accordo tra l'Unione Europea e la Turchia. Un accordo "miope", lo ha definito in Vaticano il cardinale responsabile della Pastorale dei migranti, Antonio Maria Vegliò. E anche il Segretario di Stato, il card. Pietro Parolin, proprio quel 18 marzo, giorno in cui fu siglato, aveva sottolineato come l'Europa debba considerare "umiliante chiudere le porte".

Ma il Papa va nell'isola greca, simbolo come Lampedusa e Idomeni, e tutte le frontiere esposte agli arrivi dei profughi, come segno di vicinanza concreta; e allora dire che la visita in sé sia "una critica a quell'accordo non è corretto", ribadisce Lombardi. La forza dei gesti di questo pontefice sarà ancora una volta più forte di qualsiasi parola o polemica. E anche la rapidità della decisione, con i fratelli ortodossi, rileva quanto questa "emergenza" stia a cuore a Francesco.

Solidarietà agli abitanti dell'isola

Gesti concreti di vicinanza saranno diretti anche alla gente di Lesbo che tanta solidarietà ha dimostrato ma che deve fare i conti con la difficoltà di andare avanti in questa situazione. Tanto più che la stagione turistica è alle porte e nelle isole greche è l'unica voce di entrata per l'intero anno. Viaggio "umanitario ed ecumenico, questa è la chiave con cui va letto tutto", ha spiegato Lombardi.

Francesco compirà questa storica visita infatti con il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo, e l'arcivescovo di Atene e tutta la Grecia Ieronymos. È la chiesa cristiana, divisa per secoli, che si stringe per dare un segnale all'umanità, per chiedere di non dimenticare questa gente che scappa dalle guerre ed altri drammi per poi trovarsi in prigioni a cielo aperto. Quello che è di fatto il Campo di Moria dove i rifugiati dovevano sostare un paio di giorni e da dove invece ora non possono uscire.

Ci sarà il premier Alexis Tsipras ad accogliere Papa Francesco all'aeroporto di Mytilene e sarà accanto ai tre leader religiosi per tutta la giornata. Ma niente discorsi pubblici, quasi un passo indietro, per fare in modo che questo appello, del Papa e dei suoi fratelli ortodossi, a non voltarsi dall'altra parte, possa essere il più forte possibile. Francesco, Bartolomeo e Ieronymos pregheranno insieme, firmeranno una dichiarazione congiunta e alla fine renderanno omaggio ai tanti migranti che non ce l'hanno fatta, gettando in mare delle corone di fiori. Il Capo della Chiesa cattolica avrà un incontro anche con la sua piccola comunità, poco più dell'1% della popolazione in un Paese in cui la Chiesa ortodossa è quella ufficiale di Stato. Il che vuol dire che a Lesbo ci sono un centinaio di "anime", guidate dall'unico parroco dell'isola. "Ma verranno alcune decine di cattolici anche dalle isole vicine e visto che non hanno la possibilità di rientrare in giornata per la mancanza di navi dormiranno nella stessa chiesa", riferisce Lombardi.(ANSA)

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