IL PUNTO - Papa Francesco dopo una breve visita a Prato, è arrivato in piazza Duomo a Firenze accolto dagli applausi della folla che lo ha atteso lungo il percorso nel centro storico. L'arcivescovo di Firenze cardinale Giuseppe Betori lo ha accompagnato all'interno del Battistero dove Francesco si è soffermato davanti alla "Crocifissione bianca", il dipinto di Chagall esposto per l'occasione.

Poi, dopo averlo attraversato, è uscito dal Battistero ed è stato accolto dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei.

Il nostro live blogging:

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17:25 - - Prima di prendere la rotta per Roma, l'elicottero con a bordo Papa Francesco ha sorvolato lo stadio Franchi di Firenze a mo' di saluto per le decine di migliaia di persone ancora all'interno e in fase di deflusso. L'elicottero e' decollato dall'altro stadio 'Ridolfi' ma, con sorpresa delle migliaia di persone radunate nei viali, anziche' puntare direttamente verso sud, ha girato il muso sulla collina di Fiesole ed ha volteggiato sopra il perimetro del Franchi. Un altro elicottero, con il resto del personale vaticano al seguito, si e' diretto su Roma sempre partendo dallo stadio Ridolfi.

17:10 - Il papa è partito in elicottero da Firenze. 

16:50 - Papa Francesco ha lasciato lo stadio Artemio Franchi dove ha celebrato la Messa e si sta dirigendo verso in vicino stadio Ridolfi dal quale partirà in elicottero e dove saluterà i circa 5.000 fedeli che non hanno trovato posto al Franchi.

15:13 - Papa Francesco si è spostato allo Stadio Artemio Franchi per la messa con 50 mila persone. Altre 5000 la seguono dal vicino stadio di atletica leggera Ridolfi, dove è stato collocato un megaschermo. 1300 sacerdoti, 240 vescovi, 400 ministri della comunione, 500 suore, 2200 delegati parrocchiali sono presenti per il grande evento.

Tra le persone allo stadio anche Agnese Landini, moglie del premier Matteo Renzi con i suoi figli. "Sono qui come mamma, volevo che i bambini partecipassero a un evento storico" ha detto intervistata da Tv2000. "Questa - ha aggiunto Agnese Renzi - è una festa meravigliosa, con bambini, mamme, nonni, padri per una grande accoglienza". Il papa - ha poi aggiunto rispondendo alle domande - "è un esempio grandissimo per tutti noi".

Il pranzo povero con i poveri

12:15 - Papa Francesco, dopo aver incontrato gli ammalati nella chiesa della Santissima Annunziata, si è avviato a piedi verso la mensa della Caritas. Per pranzare con i poveri si è registrato come tutti, ricevendo quindi l'apposita tesserina. "Si è registrato come tutti i poveri, per sentirsi uguale a tutti gli altri", ha riferito padre Ciro Benedettini, vice direttore della sala stampa vaticana. Oggi alla mensa pranzano 60 poveri, di cui 30 stranieri: coloro che non sono potuti essere presenti hanno scritto una lettera al Papa, chiedendo di poterlo incontrare tutti insieme a Roma.

Il pontefice ha ricevuto in dono due bottiglie di Vin Santo dei detenuti del carcere di Sollicciano, e una sciarpa bianca con il suo nome realizzata da un'operatrice della Caritas diocesana. A tavola, con piatti di plastica e posate di plastica, un menù tipicamente fiorentino: ribollita, purè, insalata, formaggio e macedonia. Ma anche cantuccini di Prato accompagnati da una piccolissima quantità di vinsanto. Questo il pranzo consumato da Papa Francesco con i poveri di Firenze alla mensa della Caritas. Era la prima volta che il Papa mangiava la ribollita, come lui stesso ha detto ai presenti. Francesco invece non ha bevuto vino, ma si è concesso un goccio di vinsanto.

L'incontro con i malati
    
12:00 Papa Francesco ha recitato l'Angelus con gli ammalati riuniti nella chiesa di Santissima Annunziata e a qualcuno di loro ha anche detto "pregate per me". Il Papa ha salutato uno per uno i circa 50 ammalati che ha incontrato nella chiesa. Ci sono stati momenti di commozione anche fra gli accompagnatori. Poi, Francesco ha raggiunto la mensa diocesana.

11:22 - "Faccio appello soprattutto a voi, giovani", ha detto il Papa, "superate l'apatia. Che nessuno disprezzi la vostra giovinezza, vi chiedo di essere costruttori dell'Italia, di mettervi al lavoro per una Italia migliore. Non guardate dal balcone la vita, ma impegnatevi, immergetevi nell'ampio dialogo sociale e politico. Le mani della vostra fede si alzino verso il cielo, ma lo facciano mentre edificano una città costruita su rapporti in cui l'amore di Dio è il fondamento. E così sarete liberi di accettare le sfide dell'oggi, di vivere i cambiamenti e le trasformazioni".

11:15 -  "Dialogare non è negoziare" e "Il modo migliore per dialogare non è quello di parlare e discutere, ma quello di fare qualcosa insieme, di costruire insieme, di fare progetti: non da soli, tra cattolici, ma insieme a tutti coloro che hanno buona volontà" ha detto Francesco.

11:10 - "Ai vescovi chiedo di essere pastori: sia questa la vostra gioia. Sarà la gente, il vostro gregge a sostenervi. Di recente ho letto di un vescovo che raccontava che era in metrò all'ora di punta e c'era talmente tanta gente che non sapeva più dove mettere la mano per reggersi. Spinto a destra e a sinistra, si appoggiava alle persone per non cadere. E così ha pensato che, oltre la preghiera, quello che fa stare in piedi un vescovo, è la sua gente. Che niente e nessuno vi tolga la gioia di essere sostenuti dal vostro popolo".

"Come pastori - ha esortato il Papa - siate non predicatori di complesse dottrine, ma annunciatori di Cristo, morto e risorto per noi. Puntate all'essenziale, al kerygma. Non c'è nulla di più solido, profondo e sicuro di questo annuncio. Ma sia tutto il popolo di Dio ad annunciare il Vangelo, popolo e pastori, intendo. Ho espresso questa mia preoccupazione pastorale nella esortazione apostolica Evangelii Gaudium".

11:08 - "Guardiamo - ha esortato il Papa per accompagnare il cammino della Chiesa italiana - ancora una volta ai tratti del volto di Gesù e ai suoi gesti. Vediamo Gesù che mangia e beve con i peccatori; contempliamolo mentre conversava con la samaritana; spiamolo mentre incontra di notte Nicodemo; gustiamo con affetto la scena di lui che si fa ungere i piedi da una prostituta; sentiamo la sua saliva sulla punta della nostra lingua che così si scioglie. Ammiriamo la "simpatia di tutto il popolo" che circonda i suoi discepoli, cioè noi, e sperimentiamo la loro "letizia e semplicità di cuore'". Tutta la meditazione del Papa si è svolta in dialogo esplicito e implicito con la icona dell'Ecce homo, dipinto sulla cupola del duomo, sotto cui è collocata la sedia papale.

11:00 - "La Chiesa italiana - ha detto il Papa - ha grandi santi il cui esempio possono aiutarla a vivere la fede con umiltà, disinteresse e letizia, da Francesco d'Assisi a Filippo Neri. Ma pensiamo anche alla semplicità di personaggi inventati come don Camillo che fa coppia con Peppone. Mi colpisce come nelle storie di Guareschi la preghiera di un buon parroco si unisca alla evidente vicinanza con la gente. Di sè don Camillo diceva: "Sono un povero prete di campagna che conosce i suoi parrocchiani uno per uno, li ama, che ne sa i dolori e le gioie, che soffre e sa ridere con loro". Vicinanza alla gente e preghiera sono la chiave per vivere un umanesimo cristiano popolare, umile, generoso, lieto. Se perdiamo questo contatto con il popolo fedele di Dio perdiamo in umanita' e non andiamo da nessuna parte"

10:59 - Il Papa ha messo in guardia la Chiesa dalle due tentazioni di riporre troppa fiducia nelle strutture, e di affidarsi alla logica, dimenticando la carne del fratello.

Il pelagianesimo

La prima tentazione, ha spiegato papa Francesco nell'ampio discorso alla Chiesa italiana, "è quella pelagiana. Essa spinge la Chiesa a non essere umile, disinteressata e beata. E lo fa con l'apparenza di un bene. Il pelagianesimo ci porta ad avere fiducia nelle strutture, nelle organizzazioni, nelle pianificazioni perfette perchè astratte. Spesso ci porta pure ad assumere uno stile di controllo, di durezza, di normatività. La norma dà al pelagiano la sicurezza di sentirsi superiore, di avere un orientamento preciso. In questo trova la sua forza, non nella leggerezza del soffio dello Spirito.

Davanti ai mali o ai problemi della Chiesa è inutile cercare soluzioni in conservatorismi e fondamentalismi, nella restaurazione di condotte e forme superate che neppure culturalmente hanno capacità di essere significative. La dottrina cristiana non è un sistema chiuso incapace di generare domande, dubbi, interrogativi, ma è viva, inquieta, anima. Ha volto non rigido, ha corpo che si muove e si sviluppa, ha carne tenera: si chiama Gesù Cristo. La riforma della Chiesa poi - e la Chiesa è semper reformanda - è aliena dal pelagianesimo. Essa non si esaurisce nell'ennesimo piano per cambiare le strutture. Significa invece innestarsi e radicarsi in Cristo lasciandosi condurre dallo Spirito. Allora tutto sarà possibile con genio e creatività.

La Chiesa italiana si lasci portare dal suo soffio potente e per questo, a volte, inquietante. Assuma sempre lo spirito dei suoi grandi esploratori che sulle navi sono stati appassionati della navigazione in mare aperto e non spaventati dalle frontiere e delle tempeste. Sia una chiesa libera e aperta alle sfide del presente, mai in difensiva per timore di perdere qualcosa.

Lo gnosticismo

Una seconda tentazione da sconfiggere è quella dello gnosticismo. Essa porta a confidare nel ragionamento logico e chiaro, il quale però perde la tenerezza della carne del fratello. La differenza fra la trascendenza cristiana e qualunque forma di spiritualismo gnostico sta nel mistero dell'incarnazione. Non mettere in pratica, non condurre la Parola alla realtà, significa costruire sulla sabbia, rimanere nella pura idea e degenerare in intimismi che non danno frutto, che rendono sterile il suo dinamismo.

La chiesa ferita e sporca

10:55 - L'ho detto più volte e lo ripeto ancora oggi a voi: preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti, però, sappiamo che le tentazioni esistono, e
sono tante".

10:00 - "Nostro dovere è lavorare per rendere questo mondo un posto migliore e lottare. La nostra fede è rivoluzionaria per un impulso che viene dallo Spirito Santo. Dobbiamo seguire questo impulso per uscire da noi stessi, per essere uomini secondo il Vangelo di Gesù. Qualsiasi vita si decide sulla capacità di donarsi" ha detto Francesco. "Non dobbiamo essere ossessionati dal potere, Umiltà, disinteresse, beatitudine: questi - ha detto il Papa nel discorso al convegno della Chiesa italiana - i tre tratti che voglio oggi presentare alla vostra meditazione sull'umanesimo cristiano che nasce
dall'umanità del Figlio di Dio. E questi tratti - ha aggiunto - dicono qualcosa anche alla Chiesa italiana che oggi si riunisce per camminare insieme".

La sosta a Prato

E stamattina anche Prato, prima tappa del suo viaggio in Toscana, ha riservato al Papa un'accoglienza calorosissima. Molti fedeli sono arrivati all'alba in piazza Duomo. Alcuni di loro erano in piazza da ieri sera: fra loro c'è chi ha dormito in sacco a pelo nei locali della parrocchia.

Il Papa ha esortato i pratesi a "non restare chiusi nell'indifferenza, ma ad aprirci". "Ci è chiesto ha detto - di uscire per avvicinarci agli uomini e alle donne del nostro tempo. Uscire, certo, vuol dire rischiare, ma non c'è fede senza rischio". Papa Bergoglio ha osservato che "di fronte alle trasformazioni spesso vorticose di questi ultimi anni, c'è il pericolo di subire il turbine degli eventi, perdendo il coraggio di cercare la rotta". "Si preferisce allora - ha osservato papa Francesco - il rifugio di qualche porto sicuro e si rinuncia a prendere il largo sulla parola di Gesù. Ma il Signore, che vuole raggiungere chi ancora non lo ama, ci sprona. Desidera che nasca in noi una rinnovata passione missionaria e ci affida una grande responsabilità. Chiede alla Chiesa sua sposa di camminare per i sentieri accidentati di oggi, di accompagnare chi ha smarrito la via; di piantare tende di speranza, dove accogliere chi è ferito e non attende più nulla dalla vita".

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