La 'Rivoluzione' di Benedetto XVI

Dalla 'papolatria' di Giovanni Paolo II alla 'collegialità' dei vescovi. Ecco la svolta di Ratzinger - Tutto sulle dimissioni di Benedetto XVI -

Papa benedetto XVI durante una funzione religiosa in San Pietro (Credits: VINCENZO PINTO AFP)

Ignazio Ingrao

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“Questo Papa vi stupirà” aveva titolato Panorama il 19 aprile 2005, giorno dell’elezione di Benedetto XVI. E così è avvenuto.

Con un gesto senza precedenti da otto secoli di storia, Ratzinger ha rassegnato le dimissioni a norma dell’art 332 del Codice di diritto canonico. Ma quello che il Codice non dice è ciò che avviene dopo le dimissioni di un pontefice.

Il Santo Padre non è il “presidente di un consiglio d’amministrazione” che può limitarsi a rimettere le deleghe: è Papa per sempre. Quanto peserà la sua presenza fisica nel piccolo monastero di clausura trasformato in appartamento nel cuore dei giardini vaticani, a due passi dal palazzo apostolico dove regnerà il suo successore? E cosa dirà Ratzinger nei prossimi giorni, a cominciare dalla liturgia per il mercoledì delle ceneri, confermata per la giornata di domani, 13 febbraio, a Santa Sabina all’Aventino? Darà indicazioni per chiarire le ragioni del suo gesto? Oppure offrirà, tra le righe, dei suggerimenti per la scelta del successore?  

Domande per ora senza risposta. Ma ciò che è certo è che, con questo clamoroso gesto, Benedetto XVI ha messo una seria ipoteca anche sui papati futuri: d’ora in poi ogni romano pontefice dovrà misurarsi con l’eventualità delle proprie dimissioni; qualunque Papa, prima o poi, sarà messo sotto esame per verificare se sarà all’altezza del proprio compito. E’ stata questa prospettiva che, nel corso dei secoli, ha sempre frenato i predecessori di Ratzinger dal prendere una decisione del genere.

Il Papa tradizionalista e conservatore, con questo colpo di scena ha compiuto uno dei gesti più rivoluzionari della storia della Chiesa e, secondo molti osservatori, in questo modo ha davvero simbolicamente portato a conclusione il Concilio Vaticano II. In particolare per quell’aspetto del Concilio che sta particolarmente a cuore a Ratzinger: la collegialità dei vescovi.

Il Papa non è il sovrano assoluto, afferma in sostanza la Costituzione conciliare “Lumen Gentium”. Ma esercita il suo potere “collegialmente” insieme con i vescovi. Per questo il “Vicario di Cristo” può persino chiedere “perdono” per tutti i propri difetti, come ha fatto Ratzinger annunciando le sue dimissioni e fare un passo indietro quando non si sente più all’altezza. Alla “papolatria” che ha segnato il pontificato “carismatico” di Giovanni Paolo II, segue, con Ratzinger, una nuova concezione del pontificato in senso più collegiale e forse, per questo, più al passo con i tempi.

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