Matteo Politanò

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Quattro operai morti e altri tre in ospedale. È questo il terribile bilancio dell'incidente avvenuto in un'azienda milanese specializzata nella produzione di acciaio e titanio. Ad uccidere è stata una fuoriuscita di ossido di azoto, non annunciata dagli allarmi. L’azienda è stata sequestrata dai carabinieri, si indaga per omicidio colposo plurimo.

L'azienda

Il dramma ha sconvolto la quotidianità della Lamina spa, azienda milanese che dal 1949 è specializzata nella produzione per laminazione a freddo di nastri d'alta precisione in acciaio e titanio. Di proprietà della famiglia Sanmarchi, nella sua lunga storia non aveva mai avuto problemi con la sicurezza degli impianti come confermato da diversi dipendenti.

L'incidente

Via Rho, periferia Nord di Milano, la zona di Greco. Sono circa le 16,30 del 16 gennaio e due operai stanno effettuando lavori di manutenzione nella fossa in cui è contenuto un forno interrato per il riscaldamento. Una fuga d’azoto, il gas utilizzato abitualmente nella lavorazione di acciaio e titanio, si disperde a circa due metri di profondità.

Arrigo Barbieri, 57 anni, e Marco Santamaria, 42 anni, chiedono improvvisamente aiuto prima di perdere i sensi. Ad aiutarli arriva Giancarlo Barbieri, fratello maggiore di Arrigo, che accusa subito un malore. Intervengono altri tre operai: Alfonso Giocondo,  Giampiero Costantino e il 48enne Giuseppe Setzu, l'unico a scedere le scale. Nel frattempo vengono chiamati i soccorsi che secondo alcuni testimoni sarebbero arrivati oltre mezz'ora dopo la telefonata d'aiuto. Il 118 però nega i ritardi: "La prima ambulanza è arrivata dopo 8 minuti".

Le vittime

Nell'intossicazione hanno perso la vita Marco Santamaria (42 anni), Arrigo Barbieri (57 anni), Giuseppe Setzu (48 anni) e Giancarlo Barbieri, 61 anni, che era stato ricoverato in condizioni disperate nel reparto di Terapia intensiva del San Raffaele di Milano.

L'inchiesta

L’azienda è stata sequestrata dai carabinieri su disposizione dei pm Tiziana Siciliano e Gaetano Ruta.

C'è l'ipotesi di omicidio colposo plurimo e gli investigatori cercheranno di capire perché gli allarmi, sensori per segnalare le fuoriuscite di monossido di carbonio e azoto, non hanno funzionato. Come atto dovuto sono stati iscritti nel registro degli indagati il responsabile legale dell'azienda e i responsabili della sicurezza.


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