Cronaca

Omicidio stradale: "Deve cambiare la mentalità dei giudici"

Dopo l'incidente in cui un ragazzo ubriaco in auto ha ucciso 4 persone sedute al bar, tornano gli interrogativi sulle sanzioni per chi provoca incidenti mortali. Rispondono un magistrato e il presidente dell'Associazione parenti delle vittime

Auto travolge clienti bar, 4 morti nel salernitano

Nadia Francalacci

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“Non servono nuove leggi. In Italia deve cambiare la mentalità dei giudici. Sono loro che in questi anni calpestano, con le loro sentenze, i diritti dei familiari delle vittime e tutelano coloro che commettono l’omicidio stradale”. Sono le parole di Giuseppa Cassaniti Mastrojeni, presidente dell'Associazione italiana familiari vittime della strada, davanti alla tragedia di Sassano, in provincia di Salerno dove un ragazzo di 22 anni, Gianni PAciello, domenica sera sotto effetti dell’alcol ha ucciso con l'auto quattro ragazzi seduti davanti al bar. 

"Questa drammatica scia di sangue non si interrompe a causa mancata certezza della pena e del lassismo e buonismo dei giudici. È questo buonismo che “agevola e giustifica” in ripetersi di queste tragedie”. Il ragazzo è accusato di omicidio volontario. È il secondo caso in Italia. Abbiamo chiesto un parere a Cassaniti Mastrojeni e a Giovanni Malerba, ex sostituto generale della Procura di Roma.

È davvero necessario introdurre nuove leggi e sanzioni per l'omicidio stradale?

Mastrojeni: No, non è una priorità introdurre nuove leggi perché il nostro ordinamento già contempla e prevede sanzioni adeguate all’omicidio stradale. E’ sbagliato pensare che l’introduzione del reato di omicidio stradale possa rivelarsi la panacea di tutti i mali. Il vero problema è nella mentalità dei giudici che continuano ad applicare pene minime e di conseguenza, la certezza della pena che viene inflitta. Con la legge 125/2008 è possibile condannare un soggetto che si è reso responsabile della morte di un altro uomo mentre si trovava alla guida di un mezzo, da un minimo di 3 ad un massimo di 10 anni. Ma se questo ha procurato la morte la morte di più soggetti e si trovava sotto effetto di sostanze, la pena può essere aumentata fino al triplo. Questo in Italia, però, non accade mai.


Malerba: Ritengo inutile introdurre una nuova ed autonoma figura di reato. È ampiamente sufficiente l'attuale formulazione dell'art. 589 del codice penale; sarebbe invece opportuno elevare sensibilmente il minimo edittale di pena, in quanto nella prassi giudiziaria vige il principio non scritto: minimo della pena e massimo degli sconti possibili. Ignoro le ragioni di questo sconcertante fenomeno, ma mi limito a constatare una inconfutabile realtà: non ho mai visto applicare i massimi di pena, che consentirebbero di sanzionare i casi più gravi con oltre 12 anni di reclusione. Eppure, ad esempio, in caso di guida in condizioni di elevata assunzione di droga o alcool, di omissione di soccorso e fuga, di abnorme violazione dei limiti di velocità (ultimo caso ieri a Salerno), il massimo della pena dovrebbe essere d'obbligo.


 

Perché oggi le sentenze sembrano essere sbilanciate a favore del reo invece che tutelare i familiari delle vittime?

Cassaniti Mastrojeni: Noi come associazione assistiamo a sentenze davvero ridicole in termini di anni da scontare, che spesso vengono inflitte in processi con rito abbreviato o patteggiamento che ne prevedono la riduzione di un terzo. Quindi molto spesso, con l’ulteriore applicazione della condizionale, questi assassini non scontano neppure un giorno di carcere. Un’assurdità se si pensa che questi soggetti hanno privato uomini, donne e bambini di un diritto non alienabile come quello alla vita. Loro non vengono neppure privati neppure di un giorno di libertà.

Malerba: Come già detto, ignoro le ragioni dello sbilanciamento delle sentenze in favore del reo ed in sfavore delle persone offese. È una prassi che si ripete non solo per l'omicidio stradale, ma anche per tutti i fatti di cosiddetta microcriminalità: furti, scippi lesioni volontarie, clonazione di carte di credito, eccetera, fatti che evidentemente i magistrati ritengono - a torto - "bagattellari".


Perché si assiste sempre o quasi, a sanzioni minime e mai a pene cosiddette congrue in base all'articolo 133 del Codice Penale?

Cassaniti Mastrojeni: È proprio questo il vero problema che affligge l’Italia. È l’articolo 133 del Codice Penale che i giudici sembrano essersi dimenticati. Questo articolo stabilisce le linee guida per i giudici e gli indica come desumere la pena da infliggere dalla gravità del danno, dal grado della colpa e dal comportamento del reo. È facile immaginare quale dovrebbe essere la pena per il giovane di Sassano che ha ucciso 4 ragazzi guidando ubriaco e a fortissima velocità in un centro abitato. Il giudice non deve infliggere la pena minima ma deve partire dal massimo per stabilire la pena congrua in base ai dettami dell’articolo 133. Per cercare di arginare le vittime della strada deve esserci la certezza dell’applicazione della pena e la certezza dunque la privazione della libertà per coloro che hanno violato il codice della strada.

Malerba: Altra prassi assai diffusa consiste nella motivazione tautologica, quando non omessa, della applicazione del minimo della pena e della concessione di attenuanti. In genere si legge nelle sentenze: "stimasi congrua ex art.133 c.p. la pena di...., da diminuire di un terzo per le attenuanti generiche". Di passata osservo che la soppressione dell'articolo 62 bis (attenuanti generiche) sarebbe quanto mai opportuna, attesa la indiscriminata concessione delle stesse. Infine, un uso indiscriminato viene fatto della sospensione condizionale, anche qui con motivazioni scarne se non assenti circa la prognosi (richiesta dall'art. 163 c.p.) di astensione da future condotte criminose.

Che cosa ne pensate dell'ergastolo della patente? Può essere un ulteriore deterrente o basta la certezza della pena?

Giuseppa Cassaniti Mastrojeni: Il ritiro a vita della patente è sicuramente una proposta giusta e corretta ma è necessario che una volta introdotto, vi siano controlli adeguati affinché coloro che sono stati colpiti da questo provvedimento non si mettano nuovamente alla guida.

Giovanni Malerba: Ritengo non incisivo l'ergastolo della patente: oggi ormai mettersi alla guida senza aver conseguito la patente o avendone subito la revoca è un fatto...normale. Riterrei invece utile la confisca (obbligatoria, e non già rimessa alla discrezionalità del giudice...) del veicolo, tanto se di proprietà dell'investitore, quanto se affidato a costui dal proprietario. Unica ovvia eccezione: l'incidente provocato alla guida di veicolo oggetto di furto.
Sulla certezza della pena il discorso sarebbe lungo e...a rischio querele. Mi limito ad osservare che oggi l'unica certezza è quella della sostanziale impunità. Vero che la custodia cautelare preventiva non è il massimo della giustizia, ma è anche vero che ormai la custodia ante processo è spesso la sola pena detentiva che viene espiata.

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