Cronaca

Omicidio di Roma, gli assassini sono due serial killer?

Ieri Foffo ha confessato al padre il desiderio di ucciderlo. Prato, durante l'interrogatorio ha avuto un malore. Ma gli inquirenti seguono anche un'altra pista

Nadia Francalacci

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Valter Foffo davanti a Manuel Foffo. Padre e figlio, dopo quasi dieci giorni tornano a guardarsi negli occhi. Ma questa volta tra di loro c’è un’altra agghiacciante verità confessata da Manuel.
"È vero che mi volevi uccidere?", chiede il padre, quasi tramortito quando se lo trova davanti. "Sì, è vero", risponde il figlio, senza un attimo di esitazione.

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Manuel Foffo ha infierito, torturato, seviziato il corpo di Luca Varani con il desiderio che fosse quello dell’uomo che lo aveva generato, cresciuto e, dopo l’omicidio, persino difeso davanti all’opinione pubblica: il padre. Valter, aveva provato a dare una spiegazione a quel terribile gesto, senza sapere ancora, che quel corpo straziato del giovane 23 enne, doveva e poteva essere il suo.

È stato un dialogo drammatico quello tra Valter Foffo e il figlio Manuel avvenuto ieri nel corso dell'incontro nel carcere di Regina Coeli, a Roma. Dopo queste parole i due si sarebbero abbracciati in lacrime. Questa rabbia nei confronti del padre, è emersa nei giorni scorsi quando il giovane universitario, parlando con i pm della Procura di Roma, aveva affermato che dietro il terribile omicidio di Luca Varani si annidava la sua volontà di uccidere il padre.

Ancora molti lati oscuri

Ma adesso, sembra, non darsi pace Manuel Foffo per quello che ha fatto. Una cosa "agghiacciante" l'ha definita al pm Francesco Scavo che per quasi quattro ore lo ha interrogato nel carcere romano. Nel corso dell'interrogatorio, che si è protratto per tutto il pomeriggio, gli inquirenti hanno voluto fissare dei punti fermi in una vicenda che appare ancora piena di lati oscuri, soprattutto per quanto riguarda le responsabilità. Foffo ha risposto alle domande del magistrato soprattutto per quanto riguarda la fase successiva all’assassinio di Luca ovvero il buco di circa 36 ore intercorse tra l'omicidio e la decisione di Foffo di costituirsi ai carabinieri.

Quello di ieri è stato l’ennesimo lungo atto istruttorio nel corso del quale, per la prima volta Foffo ha rivolto un pensiero anche ai genitori del giovane trucidato nel corso di un festino a base di cocaina e alcol assieme a Marco Prato: "Non so come potrò mai scusarmi con i genitori di Luca", ha detto Foffo.

La pena di morte per Foffo e Prato

Ma i genitori di Luca, rispondono, dalla stampa invocando la pena di morte per gli assassini del figlio. 'Non perdoneremo mai gli assassini di Luca'. "Il padre di Manuel Foffo ci vuole incontrare per chiedere perdono? E con quale coraggio si presentera'? Noi non vogliamo vedere nessuno. Noi non perdoneremo nessuno. Anzi, noi chiediamo la pena di morte. E se proprio volete aiutarci voi giornalisti, fate una raccolta di firme per chiedere la pena di morte per quei due lucidi assassini".

Sono le parole lapidarie dei genitori di Luca rilasciate ai giornalisti e rivolte ai due assassini e ai loro familiari. Poi parla anche la zia della vittima: "Se non proprio la pena di morte- dice - quanto meno ci vuole l'ergastolo per quello che hanno fatto a mio nipote. Ma l'ergastolo vero, quello per cui non si esce più dal carcere. Perché adesso quei due vogliono passare per pazzi o esauriti e così possono avere uno sconto di pena. E noi qui con il nostro dolore immenso. Dolore, dolore, e ancora dolore".

Un dolore diverso, quello di Valter Foffo che non difende un figlio indifendibile ma che cerca di darsi, più che dare agli altri, una spiegazione: "Manuel è la dimostrazione lampante che si può letteralmente impazzire per la troppa droga assunta. Deve essere così, non so darmi altre spiegazioni. Giuro che ci ho pensato e ripensato ma solo la cocaina può essere all'origine del Male. E' un dramma".

Il silenzio (e il malore) di Marco Prato

Oggi toccava a Marco Prato parlare davanti dagli inquirenti. Si trattava del primo confronto diretto tra il pm e l'assassino dopo l'interrogatorio di garanzia. Ma l'interrogatorio è slittato per un malore. La difesa di Prato ha comunicato al magistrato che il giovane, attualmente nell'infermeria del carcere, non è nelle condizioni di parlare.

Chi indaga spera di ottenere anche da lui una confessione piena su quanto compiuto nell'appartamento del Collatino. Ma Prato, a differenza di Foffo, è una 'sfinge'. Un silenzio che però sembra comunque “parlare” agli inquirenti indicando altre ipotesi investigative.

Serial killer o assassini occasionali?

Se Marco Prato non parla, sembrano parlare il cellulare (e quello di Foffo) e il suo computer “sussurrando” una pista ancora più terrificante dell’omicidio in sé: il desiderio di uccidere e torturare non come fatto occasionale ma come piacere da ricercare costantemente.

E se Manuel Foffo e Marco Prato non fossero due “semplici” assassini ma due serial Killer? È questa la domanda che si è posto il Pm e alla quale sta cercando di dare una risposta, positiva o negativa che sia, attraverso l’analisi dei cellulari e della navigazione in internet. Secondo gli inquirenti, i due assassini potrebbero aver filmato a turno le sevizie sul corpo di Luca e potrebbero averlo fatto proprio con il cellulare della vittima che ad oggi non si trova e averle veicolate sul web. E’ proprio in base a questa convinzione che gli investigatori stanno analizzando i telefonici di Prato e Foffo.

La ricerca del filmato

Inizierà infatti la prossima settimana la perizia sul pc sequestrato a Prato e rinvenuto nello studio del suo difensore. Un sequestro contestato dall'avvocato Pasquale Bartolo che ha presentato istanza di nullità. Obiettivo di chi indaga è verificare l'esistenza di video legati a quanto accaduto nell' appartamento al Collatino. Non si esclude che il filmato possa essere stato cancellato ma i tecnici del Ris confidano di poterlo recuperare.


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