Cronaca

Omicidio nel Nuorese, l'omertà protegge gli assassini

Gianluca Monni è stato ucciso a fucilate davanti a sette persone. Che però non descrivono neppure l'auto con la quale sono fuggiti i due assassini

Studente ucciso mentre aspettava bus per andare a scuola

Una foto di Gianluca Monni tratta dal suo profilo Facebook. PROFILO FACEBOOK DI GIANLUCA MONNI

Un ragazzo di 19 anni esce di casa per andare a scuola, arriva alla partenza dell’autobus situata nel centro del paese, si siede sui gradini di una casa a pochi passi dalla fermata. Gli sparano con il fucile, viene colpito alla faccia e al fianco. Muore. A pochi metri da lui ci sono almeno sette persone che aspettano l’autobus. I carabinieri arrivano subito sul luogo del delitto, il massimo della collaborazione che trovano è questa: gli assassini erano in due, a volto coperto, sono fuggiti a bordo di un’auto. Che tipo di macchina? Che marca? Di che colore? Con quale targa? Messe tutte insieme le dichiarazioni dei testimoni non si va oltre "una macchina grigia di grossa cilindrata, di colore scuro".

Questo non è un racconto di fantasia, ma la pura, triste e deprimente realtà. Siamo in Sardegna, a Orune, 2.500 abitanti in provincia di Nuoro. Il ragazzo ammazzato mentre andava all’istituto professionale Alessandro Volta, dove frequentava l’ultimo anno di scuola, si chiamava Gianluca Monni. Era incensurato. La sua famiglia non è mai stata coinvolta in indagini penali di nessun tipo. Il padre è titolare di una rivendita di mangimi, nulla di rilevante a suo carico. Escluso dunque ogni potenziale movente legato alla vendetta familiare, a una eventuale faida. Nulla di nulla.

Bisogna allora scavare nella vita del ragazzo, dove l’episodio al momento più rilevante che emerge è quello che in passato difese la sua ragazza dall’assalto di un gruppo di bulli. Troppo poco per trovare una spiegazione a un agguato criminale.

Si cerca allora tra le frequentazioni di Gianluca, non fermandosi ai rapporti di amicizia veri e propri ma allargando il campo ai contatti occasionali. E qui torniamo a Orune, comune con una lunga tradizione criminale, il paese di Giuseppino Campana, uno dei più grandi esponenti del banditismo sardo morto nel 2013. Orune è situato sulla cima di un monte, circondato da boschi, dal quale domina un paesaggio sterminato che va dalla Barbagia alla Gallura. Punto nevralgico per le bande di sequestratori e gruppi di fuorilegge. La sua storia è dominata da faide e vendette criminali, soltanto quest’anno si contano già tre tentativi di omicidio, lo scorso anno almeno cinque. Le attività criminali spaziano dallo spaccio di stupefacenti a traffico d'armi e furti di bestiame.

Gianluca Mommi era pulito, come la sua famiglia. L’ipotesi investigativa è che potrebbe aver avuto dei contatti o frequentazioni e si possa essere trovato in situazioni più grandi di lui, anche senza la volontà di delinquere. Non è un compito facile quello dei carabinieri della compagnia di Bitti guidati dal capitano Fabio Saddi, che si muovono praticamente al buio e senza l’aiuto di nessuno.

La comunità è chiusa a riccio. Dopo le prime dichiarazioni spontanee sul posto in cui i testimoni hanno raccontato i pochi dettagli sugli attentatori, le dichiarazioni successive a freddo sono state colme di non so, non ricordo, non sono poi così sicuro di quello che ho detto prima, credo di essermi sbagliato. Qui siamo oltre l’omertà, siamo alla totale mancanza di fiducia nello stato che si fa vedere soltanto davanti a un morto, ma poi se ne torna a Roma e ti lascia nelle grinfie dei delinquenti con cui devi convivere.

Più che denunciare gli assassini, aspetto che si calmino le acque e poi risolvo la questione tra pastori.

 

 

 

 

 

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