"Era in piedi, con il busto reclinato in avanti e la mani poggiate sul petto, ho pensato che avesse difficoltà a respirare per avere ingerito qualcosa che gli era andato di traverso". Così Veronica Panarello ricostruisce ai magistrati della Procura di Ragusa la scena del drammatico "incidente" che, secondo la sua avversione, avrebbe causato la morte di suo figlio Loris. Lei, fa mettere a verbale il 13 novembre scorso, tenta di soccorrerlo "battendogli gli schiena" e anche "cercando di mettergli una mano in bocca", ma "era serrata" e non riusciva ad aprirla.

La fascetta al collo

Quando il bambino, "violaceo in viso", "si accascia in posizione supina", Veronica Panarello, dice, ha "potuto notare che il collo era cinto da una fascetta, le stesse che aveva ai polsi" e che si era messo per giocare "la sera prima". Tenta quindi disperatamente di togliere la fascetta, di strapparla "anche con le unghie", senza riuscirci. Per questo la taglia con "la forbice arancione". "Ho poggiato la mia guancia sulla sua bocca - aggiunge la donna - per potere udire il suo respiro, ma non sentivo nulla". Il primo istinto, sostiene davanti ai Pm, è stato quello di chiamare aiuto con il cellulare, ma, "mi sono bloccata - spiega - e ho pensato che non avrei saputo come giustificare quanto accaduto". Quindi la decisione di portare via il corpo di Loris caricandolo sulla sua auto. "Mi sono diretta verso Punta Secca - sostiene - non sapendo ancora dove andare, combattuta tra chiedere soccorso e il dubbio su come avrei potuto giustificare l'accaduto". Poi l'arrivo a Mulino Vecchio dove lascia il cadavere del figlio per tornare a casa, recuperare indumenti e zaino del figlio, buttati via mentre va al corso di cucina, dove tutto diventa "un brutto sogno che avevo fatto".

Non lo ha mai portato a scuola

Quello che ha raccontato da subito non era frutto di fantasia, ma "cò che ho sempre ritenuto fosse accaduto".  Veronica, nella sua deposizione alla Procura di Ragusa, spiega di "avere preso coscienza dei fatti sin dallo scorso mese di luglio". E, cioé, che lei a scuola  Loris non lo aveva portato. E da quando ha realizzato quello che era veramente successo, di fronte alla visione della verità dei fatti, ha "patito un peso enorme di cui volevo assolutamente liberarmi". Dopo avere portato il bambino nel canalone, si è recata a un corso di cucina a Donnafugata. E lì, fa mettere a verbale il 13 novembre scorso, "ho incominciato a rimuovere il ricordo di ciò che avevo fatto, rappresentandomi in realtà che avevo lasciato Loris a scuola". Per Veronica Panarello è "stato un brutto sogno che avevo fatto". Quindi è tornata a Santa Croce Camerina e "in totale stato di confusione sono scesa dall'auto nella convinzione di prendere il bambino".

Rinviata l'udienza

È stata rinviata a domani l'udienza preliminare sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura di Ragusa per Veronica Panarello. Un legittimo impedimento, un'udienza in Cassazione, ha bloccato a Roma il legale dell'imputata, l'avvocato Francesco Villardita. L'udienza si terrà domani, 20 novembre, alle 10:30.

La ricerca dello zainetto

Si cerca ancora lo zainetto di Loris nella strada che collega Santa Croce Camerina e Donnafugata dove Veronica Panarello ha detto di averlo gettato dopo avere abbandonato il corpo del bambino nel canalone di contrada Mulino Vecchio. Nuove ricerche da parte di polizia di Stato, squadra mobile e carabinieri, sono state disposte dalla Procura di Ragusa, anche con l'ausilio di mezzi e tecniche speciali. La donna, durante il sopralluogo nella stessa zona, sottolineano il procuratore Carmelo Petralia e il sostituto Marco Rota, ha "riferito ulteriori importanti elementi rispetto alle dichiarazioni già rese in sede di interrogatorio del 13 novembre scorso", e per questo i magistrati hanno "ritenuto opportuno ascoltare nuovamente l'indagata che ha fornito una diversa versione". "Le dichiarazioni rese - spiegano il procuratore Petralia e il sostituto Rota - sono al vaglio di questa Procura della Repubblica che le sta valutando unitamente agli investigatori della Polizia di Stato e dei Carabinieri".

Il marito e il suocero di Veronica Panarello, Davide e Andrea Stival, assistiti rispettivamente dagli avvocati Daniele Scrofani e Francesco Biazzo, chiederanno al Gup di Ragusa di potersi costituire parte civile nel procedimento contro Veronica.

"Le scelte penali saranno valutate con molta attenzione", anche quella di un eventuale ricorso a riti alternativi o consulenze psicologiche. Lo ha affermato l'avvocato Pia Giardinelli che oggi ha rappresentato Veronica Panarello nell'udienza davanti al Gup di Ragusa. La penalista non ha voluto anticipare le linee della difesa che verranno esposte domani davanti al giudice per l'udienza preliminare, ma ha sottolineato che la sua assistita, oggi assente in Aula, "è molto, molto provata".

La sorella: "Con me ha chiuso"

"Adesso la deve pagare, con me ha chiuso. Non la andrò più a trovare in carcere perché, durante il nostro unico colloquio, voleva alzarmi le mani. Mi ha detto che è per colpa mia che si trova in carcere. A conti fatti non mi sono sbagliata, fin dal primo momento". Così Antonella Panarello, molto dura nei confronti della sorella Veronica, accusata di omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere del figlio Loris. La donna nega la possibilità che la sorella soffrisse di disturbi della personalità: "Veronica era lucida quando è andata a buttare lo zainetto, quando ha rivestito il figlio e lo ha lasciato senza mutandine. Non dite che ha problemi mentali. I figli non si toccano, mai. Non credo alla storia dell'incidente, io avrei cercato di salvare mio figlio in tutti i modi, lei invece lo ha gettato nel canalone". Poi la donna si scusa con Davide Stival perché "non le è stato vicino" come avrebbe dovuto; non ha mostrato pentimento, invece, per quanto riguarda i cachet ricevuti da alcuni programmi televisivi: "Non chiedo scusa perché non ho uno stipendio. Ho quattro figli e devo mantenerli. Non mi sono fatta case né miliardi, sono più 'morta di fame' di prima. Prima facevo la badante di notte, adesso non riesco a trovare un lavoro solo perché sono 'la sorella di'" ha concluso.

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