Omicidio Elena Ceste, trovato il cane rimangono da trovare le prove

Un'indagine sensibile ai media. Il marito però rimane indagato per omicidio volontario con scarsi elementi d'accusa

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Gandalf, il cane di Elena Ceste, la donna scomparsa a Costigliole d'Asti nel gennaio del 2014, 19 gennaio 2015. – Credits: ANSA

Carmelo Abbate

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La notizia è finita su tutti i maggiori quotidiani nazionali: i carabinieri del comando provinciale di Asti hanno ritrovato il cane di Elena Ceste, la casalinga di Costigliole d'Asti scomparsa il 24 gennaio 2014 e il cui corpo è stato trovato il 18 ottobre scorso nelle campagne vicino a casa. Ricordiamo che il marito della donna, Michele Buoninconti, è stato iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere.

Proprio il marito della donna, finito anche nell’occhio del ciclone delle televisioni per le sue uscite sopra le righe, il mese successivo alla scomparsa della moglie convocò i quattro figli e diede loro la cattiva notizia: non possiamo più tenere Gandalf, l’amato dai bambini Springer Spaniel bianco-pezzato. Per gli amanti delle dietrologie, una mossa studiata, come tutte le altre, dal vigile del fuoco di Costigliole con il preciso scopo di allontanare un potenziale testimone scomodo. Il ragionamento alla base suona più o meno così: siccome lui sapeva dove si trovava il corpo della moglie, temeva che il cane potesse fiutarne le tracce. Peccato che nei trenta giorni in cui è rimasto a casa dopo la scomparsa della sua amata padrona, Gandalf non sia mai andato a cercarla in quel torrente a poche centinaia di metri da casa.

Fatto sta che il cane è stato restituito al suo vecchio proprietario, da questo ceduto a una famiglia di Savona, che a loro volta lo hanno lasciato in un canile di Refrancore, dove lo hanno trovato i carabinieri, che si sono subito fatti un selfie pubblicato su tutti i maggiori quotidiani nazionali. Dopo mesi di ricerche, gli uomini dell’arma hanno ricostruito il suo mesto pellegrinaggio tra il Piemonte e la Liguria. Il tutto, si legge negli articoli di stampa, fatto con uno scopo ben preciso: sentire tutti i testimoni della catena e cercare di capire se avessero raccolto confidenze o sensazioni sull’atmosfera che regnava in quei giorni all’interno della casa.

Come no! Nella cronaca dettagliata del “Caso Ceste”, giornali e televisioni non hanno mai tralasciato nulla, neppure che un mese dopo la scomparsa di Elena, un pomeriggio Michele caricò il cane sulla Peugeot della moglie per andare a restituirlo al domicilio del vecchio proprietario. Quelli che in seguito hanno accudito Gandalf, c’è da scommetterci, hanno visto Michele soltanto in televisione. Chissà, forse i carabinieri speravano di tirar fuori qualcosa dall’unico testimone che può aver visto e sentito qualcosa: il cane.

Trovato l'animale, rimangono da trovare le prove. Perché quelle che al momento risultano a carico del marito della donna, difficilmente possono reggere un processo e portare a una sentenza di condanna. Per carità, le indagini sono ancora in corso e tutto può succedere, anche che gli investigatori tengano nascoste delle cartucce che tireranno fuori al momento opportuno. Intanto, dovendo esprimere una valutazione sulla base degli elementi indiziari noti, non si può che essere garantisti. L’accusa contro Michele Buoninconti si basa sul classico assunto “siccome non è stato nessun altro, allora non può non essere stato lui”. Secondo la procura di Asti, il luogo di ritrovamento del corpo è compatibile con gli spostamenti di Michele la mattina della scomparsa della moglie. Peccato che manchi una qualsiasi prova della presenza di Michele sul luogo del ritrovamento del cadavere, una qualsiasi traccia che lo inchiodi letteralmente al corpo senza vita della moglie.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

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