Chiara Degl'Innocenti

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Per mesi la polizia lo ha cercato. Per mesi il killer di Budrio ha tenuto tutti con il fiato sospeso per la paura. Arrestato in Spagna, Igor Vaclavic è stato fermato dopo un conflitto a fuoco.

Tutto era iniziato il 1 aprile 2017. A Budrio un uomo entra in un bar. Sono passate le 21.30 ed è quasi l'orario di chiusura. L'uomo non è un cliente, ha il volto coperto da un passamontagna, imbraccia un fucile a pallini da una parte e, dall'altra, tiene in mano una pistola puntata verso il barista che prima minaccia e poi fredda senza pietà. L'ennesimo omicidio brutale, l'ennesima morte inutile.

Il killer è Norbert Feher.

Il punto delle indagini e il killer

16 dicembre 2017

Davanti ai giudici spagnoli il serbo Norbert Feher ha chiesto un interprete italiano, ha detto di essere arrivato in Spagna a settembre e di non aver lavorato.

Poi, ha acconsentito ad essere processato in Italia per le accuse che gli vengono mosse dalla Procura di Bologna, anche se questo avverrà, probabilmente, solo quando sarà definita la sua posizione per la giustizia spagnola.

Infine, ha ammesso i fatti contestati e ha detto di aver utilizzato ben 18 identità diverse in otto Paesi. Tutti elementi su cui si cercheranno riscontri.

La prima disposizione nei suoi confronti è un ordine di custodia cautelare in carcere, senza cauzione, emessa dal giudice della corte di Alcaniz: per tre omicidi commessi il 14 dicembre, quando in un casolare a El Pentorillo ha ucciso a colpi di pistola due agenti della Guardia Civil, Victor Romero e Victor Jesus Caballero e l'allevatore Josè Luis Iranzo, più altri due tentati il 5 dicembre, quando ha ferito in modo serio, sempre sparandogli, il proprietario di un'altra casa di campagna nelle vicinanze e un fabbro chiamato per aprire la serratura bloccata del capanno dove il latitante si stava nascondendo.

Oggi, l'uomo diventato famoso con il nome di "Igor il russo" è stato immortalato dai fotografi fuori dal palazzo di giustizia del piccolo centro dell'Aragona, nella provincia di Teruel, scortato dalla Guardia Civil: maglietta nera a maniche corte nonostante l'aria fredda, jeans blu e barba incolta, il suo look.

Dentro è stato interrogato prima in videoconferenza dal giudice Carmen Lamela dell'Audiencia Nacional di Madrid, competente per i mandati d'arresto europei come quello emesso nei confronti del killer di Budrio e Portomaggiore.

Poi c'è stata la convalida da parte del giudice del tribunale locale, che ha secretato gli atti e disposto la detenzione in carcere.

Il Pm Marco Forte di Bologna, che nei prossimi giorni andrà in Spagna, attende di poter leggere il verbale con le dichiarazioni dell'indagato e ha chiesto di poter avere anche il file con la registrazione audio: la voce del serbo è uno degli elementi mancanti, e potrà essere utile per riascoltare vecchie conversazioni intercettate su cui c'erano dubbi sugli interlocutori.

Un altro aspetto su cui gli investigatori italiani, sul posto con ufficiali del Ros e con il tenente colonnello Marco Centola, comandante del reparto operativo dei carabinieri di Bologna, i quali si stanno coordinando con i colleghi iberici è l'analisi del materiale informatico trovato nello zaino di "Igor". Se non ci saranno problemi, si pensa di avere risposte nel giro di una settimana.

L'esame di cellulari, tablet e pc di Igor consentirà poi di avanzare nell'indagine sui suoi contatti, per identificare chi lo ha aiutato in questi mesi di latitanza.

Obiettivo è capire come abbia viaggiato, se con un passaggio di un camionista o, nascondendosi tra i pellegrini, ipotesi poco credibile, ma suggerita da alcune fonti.

La stessa affermazione sull'arrivo in Spagna andrà riscontrata con elementi più significativi, pensano i pm, delle parole dell'indagato.

Al telefono, hanno detto alcuni testimoni, stava parlando, anzi sembrava litigare, mentre fuggiva con il pick-up rubato alle sue ultime vittime.

Tra le persone tenute sotto controllo in questi mesi ci sarebbero una mezza dozzina di italiani.

Uno di questi è Luigi Scrima, ex compagno di cella di Feher. "Preoccupato di che? Ho fatto tutto quello che potevo per aiutare gli inquirenti", ha detto contattato via Facebook, prima di tagliare le comunicazioni.

Non risulta indagato, ma proprio le sue tracce avevano portato in Spagna, a Malaga, anche se non è chiaro che tipo di contatti avesse il romagnolo di Lugo nella città iberica né quale fosse il collegamento con Feher, catturato in Aragona.

15 dicembre 2017 - IL PUNTO

Norbert Feher, questo il vero nome di Igor, è stato fermato a Saragozza.
Come riporta El Pais e conferma la Guardia Civil, è stato arrestato dopo un conflitto a fuoco. L'identikit di questo feroce assassino, secondo quanto riferiscono fonti investigative italiane, era stato diramato oltre i confini nazionali. Sentendosi braccato Igor avrebbe aperto il fuoco, ammazzando tre persone: due poliziotti e un passante.

13 aprile 2017

Dopo quasi due settimane gli accertamenti tecnici hanno consentito di dare un nome definitivo al ricercato per gli omicidi di Budrio e Portomaggiore. L'assassino sarebbe Norbert Feher, serbo di 41 anni. È stato confermato che l'indagato è una persona con molti alias, tra cui Igor Vaclavic poiché con quel nome era stato in passato arrestato e processato a Ferrara - ma a questo punto gli inquirenti di Bologna e Ferrara, in contatto anche con le forze di polizia del suo Paese che cercano lo stesso uomo per rapina e violenza sessualeidentificandolo come Feher. 

12 aprile

Una piccola imbarcazione, poco più che una zattera, è sparita da un paio di giorni nei luoghi in cui si concentrano le ricerche per il serbo indagato per gli omicidi di Budrio e Portomaggiore, Igor Vaclavic alias Norbert Feher. La barchetta era di un contadino e la sparizione è emersa durante il perlustramento in corso da parte delle squadre di carabinieri nei casolari della zona. Era utilizzata dal proprietario per piccoli spostamenti nel dedalo di canali e acquitrini dell'area non bonificata, dove e' in corso da sabato sera la caccia all'uomo. E' solo un'ipotesi, ma non si può escludere che sia stata presa dal ricercato, che dopo essere riuscito ad appropriarsi della barchetta l'ha nascosta.

La ricerca prosegue, dunque, senza risultati, tra falsi avvistamenti e qualche traccia promettente che però non ha portato all'obiettivo. il killer rimane irreperibile, nonostante centinaia di uomini addestrati setaccino da oltre 70 ore le paludi tra le province di Bologna e Ferrara, dove si pensa che il serbo, ricercato anche in patria, abbia la propria base.

In serata nubi nere si addensano sulla Bassa: forse la pioggia, ragiona un investigatore, potrà stanarlo. Chi indaga è convinto che l'uomo accusato di due morti a distanza di una settimana, il barista Davide Fabbri a Budrio e la guardia volontaria Valerio Verri sabato scorso a Portomaggiore, si trovi ancora lì, tra i canali di Marmorta e Campotto.

Per aiutare gli uomini delle forze speciali coordinati dai Carabinieri è arrivata anche la tecnologia dei droni, in grado di esplorare i punti più difficili da raggiungere e documentare con riprese dall'alto quello che l'occhio umano non vede.

Per un paio di volte i cani molecolari, a cui erano stati fatti fiutare gli abiti lasciati sabato sera dall'omicida in un Fiorino rubato, sembravano aver trovato la pista giusta, ma si sono fermati in riva a corsi d'acqua, dove il loro olfatto nulla ha potuto.

Si pensa che Igor usi i canali come sentieri. Ieri un avvistamento più credibile di altri - le forze dell'ordine sono sommerse da segnalazioni false - aveva creato allerta per qualche ora: un cittadino aveva detto di aver visto una persona che, accortasi di essere osservata, si era improvvisamente abbassata ed era sparita. Ma le ricerche approfondite nel punto indicato non hanno dato esiti.

L'attenzione è focalizzata su un'area di circa 40 km quadrati, circondata da posti di blocco, individuata sulla base di quello che hanno raccontato agli inquirenti gli ex complici dell'indagato, alcuni di loro in carcere per altri delitti come l'omicidio del pensionato ferrarese Pier Luigi Tartari, a cui Igor, pur avendo condiviso alcune rapine con la banda di responsabili, non ha partecipato.

L'anziano, dopo essere stato rapito a settembre 2015, fu ritrovato cadavere in un tugurio a Fondo Reno, nella pianura ferrarese. Ruderi simili a quello sono tra i luoghi più scandagliati. E la pista dei conoscenti continua ad essere calda: non è escluso che alcuni di loro vengano risentiti presto e nel pomeriggio una persona con cui Igor era in contatto e' stata controllata a Lugo, nel Ravennate. Intanto al Ris di Parma è stato fatto un accertamento tecnico urgente, disposto dal Pm Marco Forte, sugli oggetti trovati nel furgoncino e su altro materiale repertato nel bar di Budrio.

L'obiettivo sono le prove scientifiche per collegare l'uomo ai delitti. Mentre si attende, si susseguono i briefing investigativi nella caserma di Molinella e nel tardo pomeriggio una riunione è stata fatta con i sindaci del territorio, sulla gestione dell'emergenza. Chi si appella in qualche modo all'umanita' di Igor e' don Antonio Bentivoglio, cappellano del carcere di Ferrara, che lo battezzo': "Ti supplichiamo: costituisciti e reintegrati in una compagnia ecclesiale piena di accoglienza e di perdono". Chi invece fornisce un personale ritratto del ricercato dai tanti nomi, e' il suo ex compagno di cella: "Si allenava, guardava cartoni animati, andava in palestra e in chiesa, sempre in chiesa", ha raccontato.

10 aprile

Desolazione e vaste aree insalubri hanno contribuito a dare il nome di Marmorta a una parte dell'estesa zona umida a nord di Molinella, terra di nessuno tra le province di Bologna, Ferrara e Ravenna.

Qui, in mezzo a boscaglie e paludi, da qualche parte, forse in un covo più simile a una tana per animali che a un rifugio umano, si pensa possa nascondersi Igor "il russo", alias Vaclavic lo slavo.

Il super-ricercato, sospettato di due omicidi, per ora è riuscito a sfuggire al rastrellamento imponente delle forze di polizia. Una caccia all'uomo a tutto campo, coordinata dai Carabinieri, e alla quale partecipano i reparti speciali della Polizia, commandos, elicotteri, tiratori scelti, cani molecolari che si spera con il loro fiuto possano individuare una traccia.

Due omicidi accertati
Igor Vaclavic è ricercato da una settimana per l'omicidio del barista Davide Fabbri di Budrio e per il delitto dell'8 aprile a Portomaggiore, nel Ferrarese, dove è morto Valerio Verri, guardia ecologica volontaria, mentre il suo collega di pattuglia, l'agente della polizia provinciale Marco Ravaglia, è rimasto ferito in modo serio.

I due erano impegnati in un'attività contro la pesca di frodo, hanno visto un Fiorino bianco sospetto e hanno deciso di controllarlo. Il conducente, appena hanno accostato, ha fatto fuoco: secondo una ricostruzione plausibile, prima ha colpito con tre proiettili l'agente al posto di guida, ricoverato all'ospedale Bufalini di Cesena in coma farmacologico, ma fuori pericolo. Poi ha raggiunto con due proiettili di una calibro 9x21 Verri, uscito dall'auto forse per una reazione. Quindi è fuggito, non prima di aver portato via la pistola di Ravaglia. Igor "il russo" è molto pericoloso.

I sospetti su un terzo delitto
Il "rambo" 41enne, già in passato condannato per rapine commesse armato da ninja - arco, frecce e anche un'ascia - oltre ad aver ucciso due persone è sospettato anche di un terzo delitto, commesso a Ravenna a fine 2015. E' in fuga armato almeno con due pistole e una quarantina di munizioni. Pronto a tutto per non farsi trovare, in grado di sottrarsi all'arresto, come ha dimostrato ieri sera, quando una macchina dei Carabinieri lo ha speronato. E riuscito a dileguarsi per i campi a piedi, lasciando il Fiorino al lato della strada, in via Spina, nella campagna di Molinella.

Piu' tardi ai cani addestrati è stato fatto fiutare il Fiorino e nella notte sembravano aver trovato la scia giusta, ma si sono fermati in fondo a uno sterrato. Proprio sul furgoncino, oltre che sulla bici e il giubbotto trovati all'interno, sono proseguite le analisi del Ris, alla ricerca di impronte da comparare con quelle prese a Vaclavic quando fu trattenuto in un Cie, per un ordine di espulsione. E nella speranza di trovare anche solo un capello da cui estrarre il Dna e confrontarlo con il profilo ricavato dal sangue trovato fuori dal bar di Budrio.

Intanto le ricerche vanno avanti senza sosta, un viavai continuo di mezzi e uomini dal cancello della caserma di Molinella, divenuta quartier generale delle indagini. Nella consapevolezza di aver come obiettivo una persona "estremamente pericolosa", ha detto il procuratore di Bologna Giuseppe Amato, che ha lanciato un messaggio alla cittadinanza: bisogna "fare attenzione, perché è un momento delicato. Bisogna avere prudenza nel muoversi, fare attenzione alle persone che si incontrano", ha spiegato, consigliando di segnalare "tempestivamente alle forze di polizia" ogni situazione sospetta "senza intervenire direttamente".

A Budrio un uomo entra in un bar. È sabato 1 aprile ed è tardi. Sono passate le 21.30 ed è quasi l'orario di chiusura. L'uomo non è un cliente, ha il volto coperto da un passamontagna, imbraccia un fucile a pallini da una parte e, dall'altra, tiene in mano una pistola puntata verso il barista che prima minaccia e poi fredda senza pietà. L'ennesimo omicidio brutale, l'ennesima morte inutile. 

Il punto delle indagini e il killer

5 aprile
Restano comunque attive su più fronti le indagini di Procura e Carabinieri sulla morte di Davide Fabbri. E non cessano le ricerche di sospettati nella Bassa tra Bologna e Ferrara, tra cui quelle su Igor Vaclavic, ex militare di 40 anni, addestrato dall’Armata Rossa a vivere e resistere anche nelle condizioni più impervie. Ma mentre Vaclavic si trova in cima alla lista dei carabinieri, si attendono anche le prime conclusioni dell'esame dei Ris sulle tracce di sangue all'esterno del bar: l'analisi dovrà escludere che sia sangue della vittima, nella speranza di ricavare poi un profilo di Dna compatibile con qualcuno già presente nel data base delle forze dell'ordine. Forse meno remota è l'ipotesi di avere in archivio le impronte digitali dell'assassino e per questo sono in corso accertamenti sugli oggetti nel bar, come alcuni frammenti del fucile da caccia imbracciato dall'assassino e poi sfilato da Fabbri, che aveva ingaggiato una colluttazione con il rapinatore e stava per avere la meglio, percuotendolo con la stessa arma, prima di essere ucciso. L'ostacolo potrebbe essere rappresentato dai guanti che l'assassino indossava.

Sempre per oggi è previsto il risultato della balistica, che potrà dire se l'arma del delitto è la pistola calibro 9 rapinata a Consandolo, nel Ferrarese, ad una guardia giurata, la sera del 29 marzo. Una Smith&Wesson calibro 9 argentata che collegherebbe Vaclavic all'omicidio del barista.

Alle prime luci dell’alba di questa mattina, inoltre, le ricerche si sono intensificate nella campagna. È arrivato anche un elicottero dell’esercito che dotato di sensori termici ha perlustrato e continua a perlustrare i casolari della campagna della Bassa Ferrarese e Bolognese. La ricerca è incentrata, tra gli altri sospettati, sulla figura del russo anche se, come detto, non è l’unico a essere sotto la lente degli investigatori.

4 aprile
Subito dopo le prime indagini spunta fuori un sospettato. Le forze dell'ordine lo cercano ovunque, soprattutto nelle campagne tra Bologna e Ferrara. L'assassino del barista di Budrio è ritenuto pericolosissimo. Il primo nome che viene fuori è "Igor il russo", all'anagrafe Igor Vaclavic, 41 anni, ex militare dell'esercito sovietico, ritenuto l'assalitore del 1 aprile durante il quale è rimasto ucciso il titolare del locale nel bolognese. Ivan il russo, in realtà sarebbe un cittadino serbo di Subotica con alle spalle diversi alias.

Al momento i collegamenti sono fragili ma quello che si sa è che il "russo" era già stato arrestato nel 2007 per aver rapinato degli agricoltori con un arco e frecce. Poi, scarcerato nel 2015, avrebbe ripreso l'attività di rapinatore. L'ex militare avrebbe fatto parte della banda che nel settembre 2015 aveva rapito e ucciso il pensionato Pier Luigi Tartari.

Con la speranza di rintracciarlo, a varie persone è stata mostrata la foto segnaletica, chiedendo informazioni e raccomandando massima attenzione. Il fascicolo però sul caso di Budrio resta ancora contro ignoti, anche se i fari sul 40enne rimangono accesi. Su di lui ci sono sospetti e un curriculum criminale, appunto, considerato compatibile quantomeno con la rapina della guardia giurata.

La ricostruzione dei fatti
Le intenzioni del rapinatore sono chiare fin da subito e infatti intima al proprietario del bar Gallo, in provincia di Bologna, di farsi consegnare i soldi della cassa. Lo spinge fino nel retrobottega, forse per non essere ripreso dalle telecamere. Ma il barista, Davide Fabbri, 52 anni, non si arrende e si difende. Solo che nel tentativo di strappare il fucile dalle mani del rapinatore partono diversi colpi. Dei due clienti che si trovano all’interno del locale insieme alla moglie di Fabbri, uno resta ferito, anche se non gravemente. La lotta nel frattempo nel retrobottega prosegue, fuori dal raggio d’azione delle telecamere di videosorveglianza. Poi un ultimo sparo: quello del rapinatore – basso e tarchiato presumibilmente straniero, dalle prime ricostruzioni – che vine esploso con la pistola alla testa di Fabbri, uccidendolo.

La moglie del 52enne vede il marito cadere a terra, si getta su di lui cercando di difendersi con una semplice scopa ma l'assassino, prima di darsi alla fuga, la minaccia di sparare per poi scappare a piedi, senza portare via nulla e dirigendosi verso il ponte della Riccardina per far perdere le sue tracce.

L'autopsia
Sarà analizzato quanto prima dal Ris il materiale organico trovato sotto le unghie del barista Davide Fabbri ucciso dall'uomo dal volto coperto entrato nel locale per una rapina sabato 1 aprile. Il materiale, inviato agli specialisti dei Carabinieri insieme agli indumenti della vittima, è stato repertato nel corso dell'autopsia, conclusa nel pomeriggio. Dall'esame medico legale emerso che il barista è stato trapassato da un unico colpo entrato dalla base del collo e uscito dalla schiena e che la morte è avvenuta istantaneamente. L'ogiva non è stata trovata e l'ipotesi è che si sia disintegrata. In mano agli investigatori c'è invece il bossolo calibro 9, che potrà essere comparato con altre armi. Fabbri aveva anche piccole ferite sulle dita di entrambe le mani, effetto della colluttazione col killer. Proseguirà su questa strada l'analisi generale e quella degli oggetti sequestrati, ovvero a caccia di impronte. Una cosa è sicura: l'omicida aveva una sola mano coperta da un guanto.

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