Cronaca

Omicidi per amore: quando i legami degli adolescenti sono pericolosi

Il padre del ragazzo di Ancona che ha sparato ai genitori della fidanzata parla di "plagio". Lo psicologo spiega perché un rapporto diventa morboso

È in coma irreversibile, nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Torrette ad Ancona, Fabio Giacconi, il sottufficiale dell'Aeronautica ferito a colpi di pistola, durante una discussione, dal fidanzato della figlia sedicenne, Antonio Tagliata. Prima di colpire l’uomo, il giovane diciottenne, adesso in stato di fermo con la fidanzatina, aveva già colpito mortalmente la madre della giovane, Roberta Pierini.

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Alle origini della tragedia

Un tragedia nata da un grande amore tra i due ragazzi che però era osteggiato dalla famiglia Giacconi, che non voleva che i due si frequentassero ancora.
Che cosa sia accaduto all’interno dell’abitazione di via Crivelli ad Ancora, deve essere ancora stabilito ma per molti, la tragedia riporta indietro nel tempo fino al delitto di Erika e Omar a Novi Ligure. Ma chi sono questi due ragazzi? La loro storia, i loro caratteri e il movente sono davvero somiglianti con quelli che hanno portato alla strage di Novi Ligure?

La sedicenne è stata descritta come "glaciale" durante l'interrogatorio ma il suo avvocato ha subito smentito. "Eravamo andati dai miei per un chiarimento, non doveva finire così- ha detto agli investigatori la ragazzina - siamo entrati in casa insieme, e quando Antonio ha sparato sono rimasta impietrita. Dopo l'ho seguito perché avevo paura".

E Antonio, da poco maggiorenne, invece, chi sarebbe? Un killer spietato o un ragazzo fragile? Antonio ha avuto un collasso, subito dopo il fermo. Ma su di lui, si dice che si anche depresso, e, soprattutto, che abbia in passato tentato il suicidio. A confermarlo anche il padre, Carlo Tagliata, che definisce il figlio "gigante buono", un "bravo ragazzo", ma “manovrato” dalla sedicenne. Insomma plagiato. "L'hanno descritto come un mostro, ma non lo è: lei è sveglia, lo ha plagiato- dice il padre - la porta di casa dei genitori l'ha aperta lei. C'è stata una colluttazione, e lei ha detto sparagli!..".

Silvio Ciappi, criminologo e psicologo forense, in che modo un ragazzo di 18 anni può essere plagiato? Che cosa significa plagiare un ragazzo adolescente?

No sinceramente non credo a questa idea del plagio, almeno che per plagio non s'intenda il condizionamento forte che una persona può esercitare su di un'altra, in modo da ridurla a un forte stato di dipendenza psicologica. Perché questo è il punto. È ovvio che spesso l'amore tra adolescenti e giovanissimi è contrassegnato proprio da questo bisogno di "fusionalità", dove non ci accorgiamo più dove finisce l'uno e inizia l'altro. Due innamorati in questa fase sono tutto nelle mani dell'altro. È appunto un amore fusionale, quello adolescenziale, una sorta di ritorno a quello che è stato il primo rapporto fusionale che abbiamo vissuto, quello con la figura d'attaccamento che di solito è la madre. Gli adolescenti così tornano per un attimo a ri-sperimentare quella dipendenza totale, quel bisogno di protezione totale. L’Amore è in questa ottica, la ricerca del "doppio", inteso come possesso, di colui o colei che ci permette di tornare ad essere una cosa sola. Non vi è idea di reciprocità: gli adolescenti innamorati sono mossi solo da quella che Freud chiamava libido narcisistica: l'amore è possesso dell'oggetto amato, è quando vogliamo l’altro tutto per noi. L'amore è però un altra cosa e ce lo ricordano ancora una volta i miti: Amore e Psiche ma anche la storia di Orfeo ed Euridice, amare significa andare verso una stessa direzione, non fondersi con lo sguardo dell'altro. Ma questa è un'acquisizione matura. 

Un genitore può capire se il proprio figlio è stato plagiato? Quali possono essere i campanelli d'allarme?

Beh innanzitutto il campanello d'allarme più grande è lo stacco netto dalla propria famiglia. Parlo di stacco emotivo, ovviamente. Un altro segnale viene dal corpo. Occorre però molta prudenza e soprattutto occorre dialogo. E quando questo non c'è, è necessario ristabilirlo. Medici e psicologi dovrebbero servire a questo. Ma anche la scuola. In ogni caso di cronaca che purtroppo vediamo e nel quale l'amore è tracimato in furia omicida, c'è sempre stato qualcuno che aveva intercettato il tutto, che intuiva e sapeva. I ragazzi hanno bisogno di figure di attaccamento, hanno bisogno degli adulti, ammesso che degli adulti ci siano e siano pronti ad ascoltarli. E poi la scuola, che serve parlare di Dante o di Ovidio se poi non parliamo di amore, di quello che sono e rappresentano per noi i legami individuali e interpersonali e quanta responsabilità su questi ci riversiamo.

Quale deve essere l'atteggiamento dei genitori che si trovano davanti un amore adolescenziale che può definirsi "morboso"?

Occorre sostanzialmente fare in modo che il periodo dell'amore fusionale passi. Il controllo genitoriale sulle emozioni del ragazzo sarebbe ancora più pericoloso. Occorre però che scuola e famiglie si alleino su questo: i ragazzi parlano se ben interrogati, se qualcuno c'è ed è disposto a far loro delle domande; occorre far capire che anche per gli adulti amare non è solo il bisogno di essere riconosciuto dall'altro, "nutrito" dall'altro. Amare significa anche riappropriarsi della propria individualità, della propria "solitudine". Spesso l’esistenza è costellata da bilanci sempre provvisori tra l’amore che si dà e l’amore che si perde. E il Sé si può ammalare per la rottura di questi legami, come nel caso di chi rinuncia all'amore vivendo nel rimpianto dell’amore perduto. Si può apprendere la stramba logica dell'amore, prima che questa viri, alla sua compagna di viaggi, che è la morte, la distruttività.

Intanto sull'arma sono stati eseguiti anche accertamenti relativi alle impronte e al Dna di chi l'ha maneggiata. Esami di laboratorio, invece, cercheranno di risalire anche al numero di matricola, abraso, della pistola. Adesso Antonio Tagliata è rinchiuso in carcere, la sedicenne si trova in una comunità protetta.

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