Olimpiadi invernali 2026: i 3 punti non chiari della faccenda

Il ruolo di Torino, cosa faranno Cortina e Milano e chi paga. I nodi di una vicenda in cui la politica non riesce a trovare un accordo

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Chiara Appendino, sindaco di Torino. – Credits: ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

Redazione

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Sono tre i punti non chiari ancora sulla faccenda Olimpiadi 2026 in cui l'Italia non riesce a presentare la candidatura unitaria delle tre città interessate: Milano, Torino e Cortina.

Il primo: chi paga.

Il vicepremier Luigi Di maio ha detto che a suo avviso non se ne parla: niente soldi per le Olimpiadi.

Le Regioni interessate però non vogliono arrendersi. Il governatore del Piemonte Sergio Chiamparino ha invitato Luca Zaia (Veneto) e Attilio Fontana (Lombardia) a sedersi intorno a un tavolo per trovare una soluzione. Il sottosegretario Giancarlo Giorgetti si è detto daccordo ma a patto che le condizioni restino quelle già indicate: ovvero una candidatura unitaria delle tre città interessate, Milano, Torino e Cortina. Altrimenti dal Governo centrale non arriverà un euro (sempre che l'area leghista riesca a convincere quella pentastellata).

Il secondo: Torino e la sede unica

E qui passiamo al secondo problema: Torino. Il sindaco Chiara Appendino non ci sta alla triade da candidare e vuole Torino sede unica.

"Viste le evidenti difficoltà nel varare la candidatura a tre, chiedo che il Governo si esprima chiaramente sulla candidatura unitaria e compatta di Torino e delle sue montagne, l'unica veramente sostenibile e sensata. Torino 2026 sarebbe la candidatura naturale per il Paese".

Allo stesso tempo però candidare la città senza avere un aiuto economico dal Governo sarebbe da "irresponsabili", come dichiarato dalla stessa Appendino.

E si torna al punto di partenza: chi paga.

Il terzo: cosa faranno Cortina e Milano

E chi paga è anche il problema a cui si collegano le altre due città. Cortina e Milano, infatti, se volessero proseguire da sole dovrebbero farlo a loro spese. Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, è pronto ad andare avanti anche senza i soldi del governo, che accusa di essere poco lungimirante: "Mi aspetterei da chi governa il Paese che considerasse un grande evento un buon investimento, non una spesa che toglie soldi ad altri". 

Ma la candidatura a due appare decisamente meno forte ed è per questo che proprio dallo stesso Piemonte Chiamparino ha lanciato la proposta di convocare un tavolo a tre.

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