Cronaca

Olimpiadi 2026: il botta e risposta Appendino - Sala

Nonostante l'ufficializzazione della candidatura del ticket Milano - Cortina, Torino non molla anche se la corsa è ormai a quattro

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Barbara Massaro

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"Non è ancora finita". Ne è convinta il sindaco di Torino Chiara Appendino che, nonostante l'ufficializzazione della candidatura del tandem Milano - Cortina come sede dei giochi invernali del 2026, continua a insistere sulla fattibilità della presentazione di Torino come unica città olimpica.

Appendino insiste

"Se esiste Milano-Cortina - ha dichiarato il sindaco in un'intervista radiofonica - cosa che non c’è perché non esiste un dossier, esiste anche Torino. E io credo che per correttezza e trasparenza nei confronti dei cittadini bisognerebbe mettere a confronto e ai voti le due candidature".

E poi, escludendo l'ipotesi di dimettersi, ha aggiunto: "Mi sento di aver lottato fino all'ultimo e continuerò a farlo per il mio territorio. Il Paese, non per Chiara Appendino, non per la Lega o i Cinque stelle, aveva l'opportunità di fare una Olimpiade basata sul recupero. Siamo l'unica città in Italia che ha gli impianti perché le olimpiadi le abbiamo già fatte. Questa occasione è stata persa e credo sia un peccato per il Paese".

Sala taglia corto

Immediata la replica del sindaco di Milano Beppe Sala che ha tagliato corto dicendo: "Io non voglio alimentare la polemica. Per me il tempo delle parole è finito. Adesso è il tempo dei fatti. Il fatto del momento è preparare il dossier. Alla luce dell’esperienza che ho avuto in Expo 2015, se ci sono territori che sono convinti di realizzare l’evento, il problema non è il dossier.

E poi a proposito del tridente con Torino ha aggiunto: "A questo punto credo che sia impossibile, noi abbiamo preso la decisione di scommettere sulla candidatura del lombardo-veneto e il Coni l’appoggia. La Appendino vuole il voto sui due dossier contrapposti? Non ho nulla in contrario. Di Maio? Le sue sono parole che derivano da posizionamenti politici. Nel 2026 chissà se io e Di Maio saremo ancora in politica".

Una corsa a quattro

Intanto il cammino olimpico dell'Italia è iniziato. A Venezia giovedì 4 ottobre c'è stato il primo vertice tra sindaci e presidenti regionali per mettere a punto il piano da presentare dal CIO mentre a Buenos Aires l'esecutivo del Comitato Olimpico internazionale si è riunito per iniziare a studiare i dossier delle 4 candidate a ospitare le Olimpiadi invernali del 2026.

Al momento in gara, oltre a Milano - Cortina resta la turca Erzucum, Stoccolma e la candese Calgary. Le candidature ufficiali saranno presentate il 9 ottobre, ma la corsa sembra davvero ormai a 4 con l'Italia che, dopo settimane di caos olimpico avrebbe trovato la quadratura del cerchio escludendo Torino e dando la benedizione (senza i soldi pubblici) al tandem lombardo veneto.

Olimpiadi 2026: l'Italia candida Milano - Cortina

In conferenza stampa lunedì 1 ottobre il Presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana da esordito dicendo: "Il Coni ha ufficializzato che la candidatura italiana per i giochi olimpici invernali 2026 sarà quella di Milano-Cortina".

Durante il finesettimana il vicepremier Matteo Salvini aveva ribadito il sostegno del Governo all'opzione Milano - Cortina sottolineando, però, che gli enti locali se la sarebbero dovuta cavare da soli con il sostegno dei privati, ma non dei fondi pubblici.

Una mossa politica che andava ad addolcire la pillola ai compagni pentastellati di Governo che, invece, avrebbero voluto sostenere la battaglia del sindaco Appendino per la candidatura di Torino come unica città sede olimpica e che hanno sempre negato la possibilità di utilizzare i soldi dello Stato per finanziare le Olimpiadi. Se da una parte hanno dovuto immolare il sogno di Appendino dall'altra hanno ottenuto che i forzieri pubblici rimanessero chiusi.

"Quella di Lombardia e Veneto - ha continuato Fontana - sarà quindi la candidatura italiana per le Olimpiadi del 2026. Era una notizia che aspettavamo, siamo molto felici. Adesso dobbiamo cominciare a lavorare alacremente perché la candidatura venga approvata anche dal CIO".

Intervistato da Ansa il presidente di Regione Veneto Luca Zaia ha aggiunto: "Siamo ovviamente felicissimi di questa scelta. Ringrazio il governo, il Coni e tutti gli interlocutori che in questi mesi hanno lavorato per questa candidatura che onoreremo lavorando a testa bassa perché rimanga nella storia come un'Olimpiade memorabile".

Sconvolta, invece, si è detta il sindaco Appendino che ha dichiarato: "E' una candidatura per noi incomprensibile, si tratta di andare a costruire ed edificare dove non ci sono gli impianti, Torino era la meno costosa chi si assume questa responsabilità dovrà spiegarlo al Paese".

Cosa c'era dietro al caos olimpico

Alla fine, dunque, a spuntarla è stata la linea politica lombardo-veneta a guida leghista.

Col passare dei giorni l'unico dato davvero certo era che dietro le differenti ipotesi possibili ci fosse un battaglia di potere tra Lega e Movimento 5 stelle.

Se, infatti, Salvini e i suoi avevano spinto verso il tandem Milano - Cortina lasciando aperta l'ipotesi che Torino ci ripensasse e decidesse all'ultimo di trasformare il tandem in tridente (come era all'origine) i pentastellati sono sempre sembrati convinti che se un'ipotesi c'era era quella di Torino che corresse da sola e con soldi privati.

Proprio il sindaco Appendino la settimana precedente alla firma dell'atto di candidatura aveva invitato il Governo a tenere in considerazione l'idea della candidatura unica incassando la solidarietà del Ministro dei Trasporti Toninelli che, a margine di un incontro all'ombra della Mole, aveva dichiarato: "Rimango personalmente dell'idea che quella di Torino sia la scelta migliore".

E poi spiegato: "Torino è l'ipotesi migliore sotto tutti i punti di vista, economico, strutturale, vista l'esperienza passata".

Secondo Toninelli, inoltre "L'idea di tre città appare quantomeno caotica e difficilmente percorribile e anche la più costosa".

Sul tema denaro il ministro l'ha sempre vista come il vicepremier Di Maio: "Sono d'accordo con Di Maio quando dice che lo Stato non deve mettere soldi sulle Olimpiadi perché dobbiamo mettere in sicurezza ponti e strade, viadotti e gallerie, che i precedenti governi hanno abbandonato".

La svolta di Giorgetti

Sebbene il sottosegretario leghista alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti avesse, infatti, firmato il De Profundis della candidatura a tre di Milano-Torino-Cortina come sede dei giochi olimpici sostenendo che non c'erano le condizioni per proseguire il dialogo, nella serata di giovedì 20 settembre è lo stesso Giorgetti a dichiarare: "Sarei l'uomo più felice del mondo se potessi riunire le tre città attorno allo stesso tavolo per riprendere il discorso sulle OlimpiadiMa questo può accadere solo se Torino, Milano e Cortina accettano la bozza di protocollo inviata la scorsa settimana sulla loro candidatura unitaria. Ogni altra strada che volesse l'appoggio del governo non è percorribile".

L'apertura di Giorgetti è chiaro segno che Salvini (grande sostenitore delle Olimpiadi in Italia) ha detto ai suoi di fare di tutto per ottenere il risultato pur andandosi a scontrare frontalmente col suo alter-ego Luigi Di Maio altrettanto intransigente sulla linea del no soprattutto per quanto riguarda i fondi statali.

Di Maio ha infatti ribadito: "Il Coni doveva scegliere tra 3 candidature: siccome sono tre forze politiche diverse il Coni ha detto 'facciamo le Olimpiadi del Nord' e così alla fine si è creato soltanto il caos per un cerchiobottismo ben noto. La situazione è impraticabile, quindi lo Stato non deve metterci un euro. Poi se ci sono Milano e Cortina con il Veneto e la Lombardia devono andare avanti, ma senza che lo Stato ci metta i soldi e nemmeno le garanzie".

Il Coni, nelle vesti del Presidente Malagò, ribadisce che i tempi per tornare in trattativa ci sono tutti e anche il Presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino vorrebbe che Torino tornasse in lizza e ripete: "Si convochi un tavolo a tre".

Cosa dicono i sindaci

Beppe Sala, il sindaco di Milano, è ottimista nei confronti della possibilità di andare avanti anche senza Torino e, a margine di un incontro con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dichiarato: "Dobbiamo essere convincenti sul progetto, sulle garanzie e sull'appoggio del governo che anche se non attraverso i fondi ci deve essere" e poi ha aggiunto: "Mi aspetterei che chi governa il Paese e ha una visione di lungo periodo vedesse un grande evento come un buon investimento e non come una spesa che toglie soldi ad altri".

E mentre tutti cercano di fare passi avanti e distendere il clima l'unica a fare un passo indietro è il sindaco Chiara Appendino che, non solo non appoggia la candidatura a tre (e tantomeno quella a due), ma rilancia l'ipotesi di Torino come unica e naturale sede dei giochi invernali 2026.

"Viste le evidenti difficoltà nel varare la candidatura a tre - ha detto la sindaca pentastellata - chiedo che il Governo si esprima chiaramente sulla candidatura unitaria e compatta di Torino e delle sue montagne, l'unica veramente sostenibile e sensata. Torino 2026 sarebbe la candidatura naturale per il Paese".

Una corsa contro il tempo

Intanto già mercoledì 19 sulla scrivania di Thomas Bach, presidente del Comitato Olimpico internazionale, è stato depositato il dossier che candida l'Italia a ospitare le Olimpiadi invernali 2026. Nonostante il caos politico che si è creato in Italia intorno al tema Olimpiadi sì, Olimpiadi no, a Losanna la delegazione italiana del Coni si è presentata offrendo al Cio la candidatura di Milano-Torino e Cortina con opzione molto più probabile del ticket Milano-Cortina in caso Torino decida di confermare il suo no ai giochi.

Il Presidente del Coni Giovanni Malagò ha dichiarato: "Zero polemiche e la situazione ormai è chiara e sotto gli occhi di tutti. Vediamo cosa succede nelle prossime ore. Mi auguro che ci possa essere magari da parte di chi non ha voluto fare qualcosa insieme un ripensamento. La candidatura a due è un’ipotesi che è nata ieri ed è molto prematuro parlarne. Non ho ancora parlato con il sindaco Appendino".

Il lungo cammino verso le Olimpiadi

Si tratta di un primo passo che va a ipotecare l'ipotesi di essere credibili davanti al Cio e al resto del mondo, ma la strada per arrivare all'assegnazione è ancora lunga. Entro l'11 gennaio, infatti, dovranno essere presentati i fascicoli definitivi che garantiscano soprattutto le coperture e i fondi e proprio intorno al nodo economico si snocciola il cuore di una vicenda squisitamente politica. 

Se, come sembra, Torino confermerà il suo no alle Olimpiadi la spesa dovrà essere ripartita tra due sole Regioni e cioè Lombardia e Veneto che, in 7 anni, dovranno mettere insieme qualcosa come seicento milioni di euro.

Sono circa 85 milioni l'anno che dovranno essere messi a budget soprattutto grazie alle sponsorizzazioni dei privati e delle aziende visto che il Governo ha deciso di non metterci un euro.

L'ottimismo di Sala

"Il Cio cosa chiede? - ha domandato il sindaco di Milano Beppe Sala - Che qualcuno garantisca che ci siano i fondi necessari. Se non lo fa il Governo, lo fanno le due Regioni, Lombardia e Veneto. Il Pil delle due Regioni è superiore a quello svedese e anche a quello austriaco. Non siamo degli sprovveduti. Di nuovo, qui ci sono aziende che possono sponsorizzare, ci sono enti che amministrano bene il territorio. Partiamo. Ci sono sette anni davanti. Saremo ben capaci di trovare la soluzione".

Certo, c'è ancora la speranza che Roma ci ripensi e che, alla fine, decida di mettere mano al portafogli e proprio questo tema sta causando forti mal di pancia al duo giallo verde Di Maio-Salvini.

Il braccio di ferro Di Maio-Salvini

Il vicepremier pentastellato, infatti, oltre a difendere la decisione della sua sindaca di tirarsi indietro ha anche aggiunto: "Lo Stato non tiri fuori un euro".

I capigruppo del movimento cinquestelle a Camera e Senato hanno infatti spiegato: "Chiara Appendino non ha alcuna responsabilità sulla mancata candidatura olimpica di Milano, Cortina e Torino. Questa, infatti, è tutta da addebitare all'arroganza e alla irresponsabilità del sindaco di Milano. Come ribadito dal vice presidente del Consiglio Luigi Di Maio e dal sottosegretario Simone Valente, se Milano e Cortina vogliono farle dovranno trovare da sole le risorse. Lo Stato non può metterci soldi".

Diversa, però, la posizione del leghista (come a guida Lega sono Veneto e LombardiaSalvini che ha detto: "Le Olimpiadi portano molti più soldi e vantaggi degli investimenti e noi lavoreremo per mettere d’accordo tutti facendo il possibile perchè siano ospitate dall’Italia".

E poi, a proposito dei fondi, ha specificato: "Fondi privati ci sarebbero. Se qualcuno per problemi politici si ritira - e penso a Torino - è dovere degli enti locali e del governo sostenere chi non lo fa".

Le barricate sono levate e la battaglia, più che economica, pare politica con il braccio di ferro tra le due ali dell'esecutivo che non sembrano intenzionate a cedere di un passo.

C'è da dire, però, che - al netto del caos - l'assegnazione all'Italia dei giochi 2026 non sembra tanto improbabile più che altro perché queste Olimpiadi pare non volerle nessuno. In Svizzera un referendum ha bocciato l'ipotesi di ospitarle, e lo stesso potrebbe succedere per il Canada che va al voto referendario il 13 ottobre. Dall'Austria il no è arrivato dal Parlamento e anche il Giappone si è sfilato dalla gara.

Resta il lizza la Svezia, ma i sovranisti di destra non vogliono le Olimpiadi a casa loro e l'ipotesi Turchia con la città di Erzorum che, però, si trova a 200 chilometri dagli scenari di guerra. 

Il prestigio di Milano con la sua vincente Expo e gli scenari dolomitici (tra l'altro Cortina nel 2021 ospiterà i mondiali di sci e quindi le sue infrastrutture saranno già adeguate per il 2026) potrebbero convincere il Cio a dare fiducia all'Italia nonostante il caos che si è creato in questi mesi circa l'intera questione.

Dal tridente al tandem

Ripercorrendo a ritroso a tappe della vicenda nella giornata di martedì 18 settembre il sottosegretario leghista alla presidenza del consiglio con delega allo sport Giancarlo Giorgetti aveva liquidato la candidatura a tre di Torino, Milano e Cortina come sedi olimpiche con un "Non ha il sostegno del governo ed è quindi morta qui". 

Il De Profundis del Governo sul tridente del nord aveva lasciato spazio all'ipotesi del più debole tandem Milano-Cortina con i governatori di Lombardia e Veneto che, dopo il no politico al tridente, già alle 18 di martedì, insieme a uno sbigottito presidente del Coni Giovanni Malagò, si sono seduti a un tavolo per incassare il via libera all'ipotesi del tandem del nord-est. 

Si può fare, ha detto Roma, ma senza fondi dello Stato. Si tratta di un piano B tirato fuori dal taschino all'ultimo momento, ma evidentemente frutto di una lunga elaborazione politica. 

"Da cittadino italiano, da sportivo, da padre di famiglia e da vice premier - ha fatto sapere poco fa il leader della Lega Salvini - farò tutto quanto è possibile perché l'Italia abbia le Olimpiadi invernali. Quello che coinvolge l'intero arco alpino è un progetto bellissimo, ed è un progetto italiano non torinese o milanese, sarebbe stato affascinante dal punto di vista mediatico e sportivo. Le rivalità di campanile di fronte a un progetto utile a 60 milioni di italiani vanno accantonate: continuiamo a lavorare per mettere d'accordo tutti. Spero ancora si possa andare avanti in tre altrimenti si andrà avanti in due"

L'ipotesi Torino 

Tutto era iniziato a fine marzo scorso quando il Coni delle vesti del suo Presidente Giovanni Malagò aveva mostrato interesse nei confronti di Torino, ritenuta una sede olimpica adeguata per i giochi invernali del 2026.

Da qui si era avviato un dibattito in sede comunale e regionale per capire se la città sabauda guidata dal sindaco Chiara Appendino avesse le risorse ambientali, economiche e logistiche per mettersi in competizione con il resto del mondo.

Nello stesso tempo viene fatto anche il nome di Milano che, sull'onda del prestigio internazionale dato dal successo di Expo, avrebbe potuto ben portare il vessillo olimpico.

A fine marzo, il 29 per l'esattezza, il Presidente del Coni Giovanni Malagò, per la prima volta, ipotizza un tandem Milano Torino con il capoluogo milanese che faccia da portabandiera (e sede della cerimonia di apertura) e Torino che le sia da degna spalla.

Mettere, però, d'accordo le due prime donne del nord ovest è tutt'altro che semplice tanto più quando spunta un terzo nome: quello di Cortina che accontenterebbe sia a livello politico sia a livello logistico le amministrazioni del nord est oltre a dare lustro al brand delle dolomiti.

A luglio, quindi, il dossier prende consistenza e prevede l'eventuale candidatura delle tre città con un onere per il governo pari a 380 milioni di euro cui andrebbero aggiunti i 925 stanziati dal Cio.

I dubbi del Governo

L'esecutivo, però, a questo punto pone dei paletti e li snocciola in una lettera arrivata sul tavolo di Malagò a metà luglio: contenimento degli oneri complessivi, valorizzazione del rapporto costi-benefici, eredità dei Giochi e sostenibilità del progetto a livello sociale ed ambientale.

Per tutta l'estate si lavora a un dossier che preveda la convivenza del cosiddetto tridente (Milano-Torino-Cortina) con ripartizione di onori e oneri. Il Governo avrebbe aperto il portafogli e il Cio fatto il resto. Alle amministrazioni locali il compito di non litigare e coordinarsi tra di loro. E su questo punto sono iniziati i guai.

Il tema è che la ripartizione territoriale delle olimpiadi non è solo un fatto logistico, ma è prima di tutto politico.

Una questione politica

A guidare Regione Lombardia e Regione Veneto ci sono due leghisti doc del calibro di Attilio Fontana e Luca Zaia che lavorano da anni per creare quella linea lombardo-veneta tanto cara al Carroccio dei  tempi che furono.

Puntare sul nord est come locomotiva d'Italia è una di quelle cose che fa brillare gli occhi alla Lega e Salvini lo sa, così come lo sa Giorgetti. 

Il Piemonte, invece, è guidato dal piddino Sergio Chiamparino mentre sulla sedia di primo cittadino di Torino siede Chiara Appendino che, al confronto della gavetta fatta dai due lupi di mare leghisti, deve ancora conquistare malizia e cinismo politici per reggere il gioco.

E così settimana dopo settimana mentre l'asse lombardo veneto trova coesione e voglia di collaborare il ruolo di Torino (che sognava la gloria di presentarsi sola) perde di consistenza e diventa quasi una comparsa nello show del nord est.

Nel frattempo il governo inizia dimostrare scetticismo sul capitale da investire nei giochi ritenendo uno spreco di denaro pubblico l'investimento olimpico e chiamando le regioni a farsi carico della spesa.

La lettera di Appendino

Ecco che allora il sindaco Appendino si sfila e lo fa perché messa con le spalle al muro mentre mancano pochi giorni alla presentazione del tridente (o meglio del triciclo zoppo dove Torino appariva sullo sfondo).

Nella sua lettera il sindaco scrive: "È certo che, in Piemonte, senza il pieno sostegno e l’impegno economico del Governo non ci sono le condizioni per organizzare i Giochi. Abbiamo lavorato a lungo a un dossier di candidatura che rispondesse pienamente alle indicazioni e ai requisiti in tema di sostenibilità economica e ambientale richiesti dal comitato olimpico nazionale e dal Cio, che tenesse conto del know-how acquisito nel tempo nell’ambito dell’organizzazione di grandi eventi sportivi e non solo, che considerasse gli interessi del territorio e del Paese e i cui costi non pesassero sulle nostre comunità"

Il comunicato poi aggiunge: "La scelta naturale, a nostro parere, era ed è tuttora Torino con le sue montagne, ma non ci siamo tirati indietro rispetto alla possibilità di condividere con altri la sfida per ospitare i Giochi del 2026, chiedendo però pari dignità con le altre città e un chiaro impegno del Governo sui finanziamenti e sulla gestione organizzativa dell’evento".

Gli errori di Torino

Il capoluogo piemontese ha pagato l'ingenuità politica della sua amministrazione locale, la rigidità dimostrata a inizio estate quando ha escluso di poter lavorare come spalla di Milano (di fatto dando il là alla creazione del piano B) e soprattutto è stata sacrificata sull'altare degli equilibri del governo giallo-verde.

Perché se è vero che Salvini ha spinto sull'asse nord est è anche vero che Di Maio non ha fatto nulla per mettersi di traverso e difendere la roccaforte pentastellata in sabaudia. Lo ha fatto per interessi politici, ma anche economici. Perché dopo il coup de theatre delle ultime ore con l'addio di Torino il Governo ha detto: avanti il lombardo veneto, ma con i soldi propri. 

Dove troveranno i fondi Lombardia e Veneto?

Questo significa che se il Cio dovesse accettare il tandem Milano Cortina le due città (o meglio le Regioni di cui sono capoluogo) dovrebbero recuperare in qualche modo 600 milioni di euro in sette anni, vale a dire 85 milioni l'anno. Sebbene i conti di Fontana e Zaia siano a posto si tratta sempre di un sacco di soldi.

Tanto è vero che mentre Fontana ha detto: "Strano che i soldi di Roma ci fossero per il tridente e non ci siano più per il tandem", Zaia intervenuto in radio stamane ha sottolineato: "Appendino ci ripensi, c'è ancora tempo".

Più entusiasti i sindaci Beppe Sala e Giampiero Ghedina che già pregustano il prestigio che le rispettive amministrazioni potrebbero guadagnare (oltre che l'indotto).

Per nulla soddisfatto, invece, il presidente Malagò che credeva molto nel tridente (sebbene il piano B con Milano-Cortina che sdoganavano Torino era già nell'aria da almeno un mese) e che ancora non si arrende all'idea di poter convincere l'Appendino.

I dubbi di Malagò

"Da quando si è cominciato a parlare della candidatura - ha dichiarato stamane Malagò - abbiamo cominciato a parlare di ticket Milano-Torino, poi si è aggiunta Cortina e poi avendo tre candidature ci siamo rivolti al governo. E il governo ha detto che dovevamo procedere, ma ci doveva essere coesione totale e massima attenzione ai costi".

"L'idea a tre - prosegue il numero uno del Coni - era stata recepita dal governo e poi sostenuta dal Cio, noi abbiamo fatto quello che ci ha chiesto il governo".

Secondo il vicepremier Di Maio, la colpa del fallimento del tridente è tutta del Coni che non ha saputo coordinare le logiche territoriali, economiche e politiche delle tre città. "Abbiamo purtroppo pagato l’atteggiamento del Coni - ha detto - che, nel tentativo di non scontentare nessuno, non ha avuto il coraggio di prendere una decisione chiara sin dall’inizio e ha creato una situazione insostenibile  in cui come al solito si sarebbero sprecati soldi dello Stato".

Malagò, però, non ci sta a fare da capro espiatorio e ha sbottato asserendo: "A me non piace dire chi ha la colpa. Il governo ha fatto degli incontri e ognuno ha esposto le sue istanze, poi il governo ha preso atto e ha mandato una lettere nella giornata di giovedì chiedendo un giudizio sul tridente".

Ha poi aggiunto: "Sala aveva posto due condizioni, la governance e che nel nome Milano doveva essere per prima, una richiesta che non mi sembra una richiesta inaccettabile. Infine è arrivata la terza lettera della Appendino che rimaneva alla delibera del consiglio comunale che non faceva riferimento al tridente volendo far partecipare Torino da sola.

E' stato evidente che a fare saltare tutto sia stata Torino. Poi Giorgetti è andato in audizione Parlamento dicendo che non c'era condivisione.

Peccato - conclude Malagò - eravamo a un centimetro da una cosa vincente e potevamo dimostrare di essere un Paese che supera gli steccati e che si vuole bene".

Secondo Malagò: "Le Olimpiadi senza il governo si possono fare, l’importante è che qualcuno metta le garanzie. Certo è che nel nostro Paese non è mai successo e non so se le due regioni se la sentiranno di andare avanti".

Chiamparino: "Siamo ancora in tempo"

A pochissime ore dalla presentazione il Presidente del Piemonte Sergio Chiamparino a radio Anch'io aveva detto: "C'è ancora tempo. Se il problema è come si costruisce un logo tra tre città, per me va benissimo che ci sia Milano-Torino-Cortina o Milano-Cortina-Torino, purché ci sia pari dignità.

Se siamo d'accordo che la candidatura sia di tre città e non di una io sono pronto a sedermi tavolo e riprendere la discussione. La candidatura, così come era stata pensata può essere forte. Così rischia di essere meno forte".

Anche Salvini e Malagò lasciano aperta la speranza di un'intesa dell'ultimo momento che potrebbe arrivare a pochi minuti dallo scadere dei termini.

La nuova mappa delle Olimpiadi

Se davvero il ticket Milano-Cortina sarà quello vincente ci sarà da lavorare sulle infrastrutture. Il maggiore investimento sarà per il villaggio olimpico da 1800 posti presso lo scalo di Porta Romana a Milano. Alla fiera di Rho verrà costruito il centro stampa.

Anche la mappa della spartizione olimpica a due cambia rispetto al progetto originario:  il pattinaggio veloce su ghiaccio trasloca dalla capitale sabauda per arrivare a Milano e sarà ospitato nel futuro PalaItalia a Santa Giulia, struttura che verrà realizzata grazie ai fondi dei privati.

Lo sci alpino (slalom) lascia Sestriere per Cortina. L’hockey, prima diviso tra Torino (maschile) e Milano (femminile), verrà riunito tutto al Palasharp milanese (da ristrutturare).

Il curling, previsto nel dossier originale a Milano, si trasferisce invece a Cortina. Milano, poi, oltre alla cerimonia d’apertura al Meazza ospiterà quattro discipline: figure skating, short track, hockey maschile e femminile e pattinaggio veloce.

Tra Livigno e Bormio ci saranno biathlon, freestyle, sci nordico e snowboard. Cortina sarà la casa dello sci alpino e ospiterà anche bob, skeleton e slittino, mentre a Val di Fiemme ci sarà il salto e la combinata nordica.

L'assegnazione dei Giochi del 2026 avverrà il 10 settembre del 2019 a Milano in occasione della 134ma Sessione del Cio.

 

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