Già il matrimonio è noia, figurarsi quello gay

Attore, autore e regista, Paolo Poli è convinto: «Le nozze omosessuali? Buone per chi non sa stare da solo». E i figli? «Li molleranno ai nonni»

Paolo Poli, attore, durante un suo spettacolo teatrale (Credits: Ansa/Nicola Romani)

Antonella Piperno

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I matrimoni fra omosessuali? «Roba per chi non sa affrontare la solitudine». La genitorialità omosessuale? «Che facciano i figli, che li adottino. Tanto poi li molleranno ai nonni, come gli etero».

Sarà perché ha avuto una madre che lo ha sempre capito («rideva»), sarà perché non ha mai nascosto la sua omosessualità, ma un grande del teatro come Paolo Poli, attore, autore,
regista (la Rizzoli ha appena pubblicato il suo libro di memorie Sempre fiori mai un fioraio scritto con Pino Strabioli), a 84 anni riserva uno sguardo disincantato alle battaglie per i diritti dei gay.

Mai sentito il desiderio di sposarsi?

Ho sempre trovato orrendo e noioso il matrimonio fra un uomo e una donna, figuriamoci quello omosessuale. È un’istituzione per persone deboli, per chi ha paura della solitudine. I gay vogliono sposarsi? Che abbiano il diritto di farlo se questo li fa sentire meglio, ma evitino di chiedere la benedizione del Papa.

Non crede che Papa Bergoglio sia il pontefice più adatto per fa crescere la Chiesa in questo senso?

Non mi interessa. Il Papa deve fare il suo mestiere, non deve piacere a me. 

Che cosa pensa della comunione che Vladimir Luxuria ha ricevuto a Genova dal cardinale Angelo Bagnasco?

Già ho delle riserve su una che si fa chiamare Luxuria. Quel tipo di battaglia non mi appartiene, ma che faccia pure...

Fanno bene la presidente della Camera Laura Boldrini e la ministra Josefa Idem a partecipare al prossimo gay pride?

Mah, io trovo noioso pure il carnevale di Viareggio. Ma c’è gente che si appassiona, a partire dalle mamme dei gay che sul carro sventolano fiere le loro bandierine.

Lei quindi non ci andrà?

Ma no, sono vecchio, ho pure le «patate» ai piedi.

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