Niguarda, pazienti legati ai letti

Su Panorama in edicola: secondo un esposto la pratica di contenere i degenti ai letti, nel reparto psichiatrico dell'ospedale milanese, è ormai molto diffusa

Una cinghia di cuoio che imprigiona per giorni. È quello che, secondo un esposto presentato alla Procura di Milano, sarebbe avvenuto in alcuni dei reparti di psichiatria dell’ospedale milanese Niguarda, il più grande dipartimento per la salute mentale della Lombardia, con 52 letti di degenza ed emergenza, un centro di eccellenza riconosciuto a livello nazionale che ogni anno accoglie pazienti da tutta Italia. Lo racconta un’inchiesta di Panorama sul numero in edicola da giovedì 20 giugno: tra il 2007 e il 2011 sarebbero 12 i casi citati nell’esposto, presentato più di due anni fa alla Procura di Milano e oggi diventatoun’inchiesta affidata al pm Antonio D’Alessio.

Panorama è entrato in possesso del brogliaccio, una brutta copia del «registro delle contenzioni» che è agli atti dell’inchiesta. Si tratta di un registro, obbligatorio per legge, dove viene annotato quando, perché e per quanto tempo un paziente viene legato e immobilizzato. La pratica è ammessa, ma solo in casi limitati, per poco tempo e solo per garantire la sicurezza del malato, degli altri pazienti e del personale ospedaliero. Secondo il documento riprodotto da Panorama (a mano e senza la firma né di un medico né di un infermiere), una paziente, Marinella sarebbe stata legata mani e piedi al letto fino a totalizzare 438 ore di contenzione ore dal gennaio al marzo 2010. Simona, un’ex paziente
dello stesso reparto; sostiene che la donna fosse spesso legata benché non violenta, ma si limitasse ad alzare la voce ogni tanto e ad andare in giro a chiedere sigarette. Secondo l’esposto, un altro paziente dell’ospedale di Niguarda, Mohamed, avrebbe perso l’uso delle braccia dopo il ricovero nel reparto di psichiatria 1. Giovedì 20 giugno, in contemporanea con l’uscita in edicola di Panorama, all’indirizzo news.panorama.it/video/niguarda sarà disponibile anche un video con le testimonianze di operatori, pazienti e parenti dei degenti.

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