Cronaca

I neofascisti contro La Repubblica: un libro per capire

Deliranti, minacciano "guerra" contro chi "diffonde la sostituzione etnica" una teoria di Renaud Camus a cui ben risponde lo scrittore Emmanuel Carrère

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Il blitz dei fascisti di Forza Nuova contro il quotidiano La Repubblica - 6 dicembre 2017 – Credits: La Repubblica/UCG Via AP

Come rispondere alla delirante prosa di Forza Nuova dopo l’assalto a Repubblica, e che minaccia di ritorsioni future contro “chi diffonde la sostituzione etnica e l’invasione”?

Il teorico della “Sostituzione” è un’intellettuale francese, Renaud Camus, che nel 2010 ha coniato il concetto di “Grand Remplacement”, la sostituzione, appunto, del ceppo etnico europeo con quello dei migranti islamici di Africa e di Medio Oriente.

A Parigi e dintorni l’aggettivo più in voga per descrivere le idee, spesso antisemite, di Camus, è “nauseabonde”; ma probabilmente le migliori parole per opporsi a questa visione distorta di uno scrittore scomodo e per nulla sprovveduto (e anche politico in quanto fondatore del partito l’In-nocence), sono quelle indirizzate a Camus medesimo, in una lettera aperta, dallo scrittore Emmanuel Carrère.

Appaiono nel suo ultimo libro, Propizio è avere ove recarsi. A questa lettera aperta, datata 2012, Camus non ha mai risposto, forse anche per questo il veleno delle sue idee ancora s’aggira per l’Europa.

Ecco le parole di Carrère: “ti dico ciò che penso di uno dei temi su cui In-nocence insiste di più, cioè quello della grande sostituzione, della colonizzazione al contrario, degli stranieri che dovrebbero comportarsi a casa nostra come ospiti educati, amare la nostra lingua, praticare la nostra religione – o la loro, ma con discrezione, mostrando di esserci grati delle nostra indulgenza.

... Sinceramente, Renaud, penso che tutto ciò non abbia più senso, per la semplice ragione che al mondo siamo in sette miliardi, chiaramente un numero troppo alto, e che la situazione non potrà che peggiorare, che il risultato, concordo con te, è che la vita sarà per forza di cose meno dolce, i vicini più numerosi, più rumorosi, più molesti, ma a parte augurarci una catastrofe che elimini i tre quarti del pianeta (e di appartenere al quarto restante) che diamine possiamo fare se non stringerci per lasciare un po’ di spazio agli altri?

Hélène e io abitiamo in un appartamento che ci piace molto […] e che si trova nel X arrondissement, popolato da arabi e pakistani che gestiscono negozietti redditizi, curdi e afghani che bivaccano intorno alla Gare du Nord, sperando di riuscire ad andare in Inghilterra, emarginati e barboni di varie nazionalità che pisciano contro i muri, e infine radical chic come noi

[…] se domani un decreto mi ordinasse di occupare con la mia famiglia soltanto una stanza di questo bell’appartamento e di cedere le altre a quelle orde di curdi o di afghani accampati per strada, quattro piani più in basso, lo troverei estremamente sgradevole, cercherei di andarmene e di organizzarmi altrove, se ancora fosse possibile, una vita più consona ai miei gusti, ma non arriverei a considerare ingiusto quel provvedimento che mi danneggia.

[…] penso che l’argomento: «Questa è casa mia, non casa tua» sia fondato, per così dire, su principi etologici (Konrad, Lorenz, le oche selvatiche, il branco e così via…), non su una buona giustizia, e ancor meno su una buona giustizia globale.

[…] non vedo nessun valido motivo per cui il piccolo comune di Liré sia nostro più che dei morti di fame del Sudan. In questo sono più pessimista di te perché, pur condividendo sostanzialmente il tuo ideale (una vita da borghese colto a cui piacciono Bonnard, Toulet, le certose immerse nel verde e i paesaggi non deturpati), pur sperando che le condizioni che mi permettono di condurre questa vita durino ancora un po’, non credo, se le difendo, di farlo a buon diritto, tutt’altro.

In fondo quello che mi urta è proprio la convinzione di essere dalla parte del diritto – di francesi purosangue, di gente che sa parlare, di gente che sa.”

Renaud Camus non ha mai risposto alla lettera aperta di Carrère. Ma intanto c’è chi lo prende alla lettera, e passa all’azione squadrista. Di fronte a questa minaccia non ha alcuna importanza chiamarsi L’Espresso o Panorama, Le Monde o le Figaro, occorre una sola voce di unità e di umanità.

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