Cronaca

Nel mondo dei robot dobbiamo restare umani

L'intelligenza artificiale è sempre più presente nelle nostre vite e sempre più persuasiva. Ma dobbiamo difenderci

Robot

Mario Giordano

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Restiamo umani. Per favore, vi supplico: restiamo umani. Forse vi apparirò un poco obsoleto, scusatemi, ma l’idea di essere sostituito da un androide non mi entusiasma neppure un po’. Mi rendo conto che sono già state inventate macchine capaci di compilare articoli al posto mio, ma che ci volete fare? Non mi rassegno. Neppure dopo aver visto, l’altro giorno al Gran Caffè di Rapallo, entrare in funzione i primi due robot al posto dei camerieri. Pensate che follia: nel locale dove sedevano Eugenio Montale e Ernest Hemingway, nel bel mezzo dello splendido golfo del Tigullio, dove la natura assurge ai vertici della sua bellezza, abbiamo celebrato ebeti e felici uno dei passi decisivi verso l’abdicazione del genere umano. Per chi suona la campana?, avrebbe detto l’illustre ospite. Purtroppo, ve lo devo dire: suona per noi.

L’avanzata dei marchingegni elettronici, infatti, è impietosa. Non a caso da Jesolo hanno subito colto la palla al balzo: “Mancano camerieri, assumiamo anche noi dei robot”. Che male c’è? Per altro quelli di Rapallo hanno un nome dolce: li hanno chiamati Xiao Ai, che significa Piccoli Amori. Roba da sedicenni con il cuore infranto, trottolino amoroso dududu dadada. Come se l’eufemismo nominale rendesse la nostra dipartita meno dolorosa.

Invece sarà dura e spietata. Dopo il cameriere robot, infatti arriveranno il receptionist robot, il manovale robot, il saldatore robot, l’agricoltore robot (specializzato nel lavorare sotto il sole senza sudare), l’infermiere robot, il contabile robot, il bidello robot (specializzato nel sopportare gli schiamazzi degli scolari senza danni per i timpani), financo l’agente immobiliare robot, l’agente assicurativo robot, il commercialista robot (perfetto per comunicare ai clienti l’importo delle tasse da pagare senza batter ciglio) e anche il saltimbanco robot con i fusibili snodabili e l’acciaio inox pieghevole. Secondo uno studio della McKinsey di qualche tempo fa il 49 per cento dei lavori svolti attualmente da persone fisiche potrà essere sostituito a breve da automi. Ma se sentite i fanatici del futuro tecnologico questo non porterà nessun danno all’uomo. Davvero? E che faremo? Andremo tutti a pescar trote?

Il problema dell’occupazione, però, è il minore. Il fatto è che i robot si sostituiranno in tutto e per tutto non solo alle attività degli uomini, ma anche, direttamente, agli uomini. Nel febbraio 2017, per dire, al Parlamento Europeo è stata approvata una risoluzione (“Norme di diritto civile sulla robotica”) in cui si chiede la creazione di “uno status giuridico per i robot”, i quali robot vengono classificati come “persone elettroniche responsabili delle proprie azioni”. Proprio così: persone elettroniche responsabili delle proprie azioni.In Arabia Saudita è stata riconosciuta la cittadinanza a Sophia, robot creato a Hong Kong, dotato di 65 espressioni facciali diverse e una massa di cavi e circuiti che le consente niente meno che di pensare. E’ stata pure intervistata, durante un forum chiamato Future Investment Initiative. “Non ho nessuna intenzione di distruggervi…”, ha detto conciliante. Sarà. Ma io continuo a non sentirmi troppo sicuro.

Qui, infatti, ci stanno rottamando. Stanno dimostrando la nostra inutilità. Passo dopo passo ci rendono superflui. L’altro giorno è stato annunciato l’inizio delle prime sperimentazioni in Italia per l’auto senza pilota. Circoleranno tra breve a Torino e Parma. Ma c’è da fidarsi? A parte che negli Stati Uniti, dove la sperimentazione c’è già stata, ci sono stati morti e feriti in abbondanza; a parte che lo strumento solleva problemi tecnologici, e ancor prima etici, per nulla risolti, a parte tutto questo, dicevamo: non ci sono già troppe cose nel nostro Paese che vanno senza nessuno che le guidi? Dobbiamo proprio aggiungerci pure le auto?

Sarò un eterno nostalgico ma continuo a pensare che sia meglio tenere le mani ben ferme sul volante. Dell’auto, naturalmente. E anche del nostro pianeta. Restiamo umani. Per quanta fiducia si possa avere nella tecnologia (e per quanti dubbi si possano sollevare sugli errori degli uomini), nessun algoritmo potrà mai sostituire un sorriso, uno sguardo d’amore, un sentimento, il nostro cuore. Forse un giorno uno di questi algidi cervelloni, uno di questi mostri hi tech, potrà subentrare agli uomini. Ma non sarà mai un uomo. Perché un uomo non è solo una formula matematica: è pensiero, vita, identità unica, somiglianza di Dio. E se vi sembra davvero un concetto obsoleto, beh allora, alzo bandiera bianca. Fatemi sostituire da un moderno robot.

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