Cronaca

I negozi di cannabis light sono a rischio chiusura

Basta un "no" del ministero della Salute per mandare in crisi un settore in pieno boom. E oggi arriva la promessa di Salvini: "Li chiuderemo tutti"

Negozio-cannabis

Giorgio Sturlese Tosi

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Una spada di Damocle pende sulle centinaia di negozi cannabis light che hanno aperto in tutta Italia. Dal dicembre 2016 è stata legalizzata la vendita di prodotti ricavati dalla marijuana (del tipo cannabis sativa) che abbiano un principio attivo stupefacente di Thc (delta -9-tetraidrocannabinolo) inferiore a 0,2. Prodotti che non sono considerati droghe. E si possono vendere, comprare, bere, mangiare e fumare.

I negozi dove si trovano cosmetici alla canapa, oli essenziali, biscotti, tisane e infiorescenze, persino hashish da fumare si sono moltiplicati. Oltre che legali, queste sostanze sarebbero anche innocue; e, anche se è ammessa una soglia di tolleranza fino allo 0,6 per cento di Thc, non dovrebbero comportare alterazioni psichiche. Il condizionale però è d’obbligo.

L’estate scorsa il Consiglio superiore di sanità, organo del ministero della Salute, ha infatti espresso un parere negativo sulle infiorescenze vendute come se fossero caramelle ai banconi dei negozi di smart drug, sostenendo che la concentrazione di Thc «può penetrare nel cervello e nei grassi corporei anche a basse percentuali».

Il ministro della Salute Giulia Grillo aveva annunciato provvedimenti non appena avesse avuto a disposizione dati certi.

Quasi un anno dopo, lo stesso ministero, interpellato da Panorama, non ha sciolto il dubbio, parla ancora di «possibili rischi per la salute» e rivela di aver proposto alla Commissione europea un regolamento attuativo, che preveda limiti e controlli più stringenti, già al vaglio del Parlamento italiano.

A questo va aggiunta la promessa di Matteo Salvini che ha annunciato la loro chiusura.

Mentre politici e scienziati decidono, il 30 maggio le sezioni riunite della Corte di Cassazione dovranno esprimersi sui sequestri effettuati dal Nas dei carabinieri e dalla polizia in negozi che vendevano questi prodotti. Se i loro ricorsi dovessero essere respinti, le saracinesche dovrebbero abbassarsi per tutti.
Ornella Paladino, che ha convertito alla canapa industriale centinaia di ettari in Piemonte, ha appena presentato alla Camera dei deputati il neonato Consorzio nazionale tutela della canapa: «In Italia, solo nel 2018, sono sorte 700 aziende agricole legate al boom della canapa light» dice Palladino. «Della canapa non si butta nulla: può diventare stoffa, laterizi ecologici, oli terapeutici; anche cibi e bevande, ma non si può demonizzare un intero settore, in crescita, dicendo “non è escluso che faccia male”.
Il nostro consorzio si propone di certificare ogni passaggio della filiera produttiva per garantire che Thc non superi i limiti di legge. Pur se non è vietato, non vendiamo ai minori. Noi non siamo spacciatori, rispettiamo le regole». Esperto degli aspetti legali intorno alla produzione della cannabis è l’avvocato Giacomo Bulleri, a cui si rivolgono agricoltori di canapa e negozianti di erba light: «Il volume di affari intorno alla canapa sativa, in Italia, supera i 7 miliardi di euro» stima Bulleri. «Oltre 700 i negozi che vendono estratti e infiorescenze. Gli agricoltori sono finanziati con fondi europei. Un pronunciamento negativo della Corte di Cassazione comporterebbe un grave danno economico e una crisi del settore».
Oggi chi compra un grammo di marijuana per «uso ricreativo» rischia grosso. Se venisse fermato alla guida di un veicolo avendo con sé dell’erba potrebbe passare seri guai. Alessandro Abruzzini, vice questore aggiunto del Servizio di Polizia stradale spiega perché: «C’è un vuoto normativo che può essere colmato solo con il Testo unico sugli stupefacenti. Se fermato dalle forze dell’ordine, un automobilista in possesso di cannabis, o che l’abbia fumata, deve essere sottoposto al test che rivela la presenza di Tch nell’organismo. Se è positivo e il guidatore appare “in stato di alterazione” vengono disposti esami più approfonditi e può scattare la sospensione della patente». Per questo i negozianti raccomandano di tenere sempre con sé lo scontrino dell’erba acquistata legalmente. «Che per me è carta straccia» confida un esperto poliziotto dell’antidroga di Milano. «Non mi basta sapere se l’erba o il fumo che hai addosso è davvero legale e l’hai comprata in un negozio autorizzato. Intanto io ti porto in commissariato».

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