Cronaca

'Ndrangheta, spezzato il "Sistema Reggio"

Cinque 'ndrine gestivano le attività commerciali ed economiche di Reggio Calabria. Un blitz della Polizia ha portato in carcere 17 persone

Nadia Francalacci

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De Stefano, Franco, Rosmini, Serraino e Araniti. Sono i nomi delle ‘ndrine che a Reggio Calabria avevano il controllo, anzi il monopolio assoluto, sulle attività commerciali ed economiche.

"A Reggio Calabria, chiunque voglia intraprendere un'attività economica o commerciale, non deve rivolgersi soltanto allo Stato o agli enti locali per le relative autorizzazioni amministrative, ma deve ottenere soprattutto il nulla osta da parte delle cosche che controllano il territorio e che formano il cosiddetto 'sistema Reggio".

È così che funzionava. E se qualcuno cercava di opporsi veniva gravemente danneggiato. Ed è proprio il “Sistema Reggio” che questa mattina è saltato con l’operazione che è stata condotta dalla Squadra mobile di Reggio Calabria, diretta da Francesco Ratta', su direttive del questore, Raffaele Grassi, con un passato ai vertici dello Sco.

È partita dai due attentati compiuti nel 2014 ai danni del "Bar Malavenda" di Reggio Calabria, uno dei locali storici della citta', l'indagine della Squadra mobile che ha portato all'arresto di 17 presunti affiliati alla 'ndrangheta ed alla notifica di due obblighi di dimora. 

Nel 2014, il locale, che si accingeva a riaprire con una nuova gestione, subì gravi danni a causa di un attentato dinamitardo. Successivamente all'interno del locale, ancora in fase di ristrutturazione, fu collocato un altro ordigno che restò però inesploso.

Come funzionava il "Sistema Reggio"

Gli uomini della Squadra mobile hanno accertato che le due intimidazioni sarebbero da collegare al rifiuto da parte dei nuovi proprietari del locale di sottostare al cosiddetto "sistema Reggio", l'organizzazione criminale composta dalle cosche di 'ndrangheta cittadine che impone il pagamento del "pizzo" a qualsiasi attività economica o commerciale avviata in città. Un sistema al quale gli investigatori, con l'operazione eseguita stamattina, sperano di avere assestato un duro colpo.

I reati contestati gli arrestati vanno dall'associazione mafiosa, al concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, detenzione e porto di materiale esplosivo, intestazione fittizia di beni e rivelazione del segreto d'ufficio. Nel corso del blitz, scattato alle prime luci dell’alba, sono state eseguite anche numerose perquisizioni e sequestri per un valore di diversi milioni di euro.

In fatti, sono stati messi i sigilli a noti bar della città, una stazione di servizio per l'erogazione di carburante, una concessionaria di autovetture ed esercizi commerciali per la distribuzione di prodotti ittici surgelati per un valore complessivo di 10 milioni di euro

L'avvocato e la talpa in Tribunale

Tra gli arrestati, l'avvocato Giorgio De Stefano, da alcuni anni libero dopo aver scontato una condanna a tre anni e mezzo di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo gli investigatori, era "l'intellighenzia" della cosca De Stefano, capace di elaborarne alleanze e strategie, con un impronta tipicamente manageriale, individuando le attivita' criminali piu' lucrose da mettere in atto.

Ma le manette sono scattate anche per ex impiegata precaria dell'ufficio Gip-Gup del Tribunale di Reggio Calabria  che avrebbe fatto la "talpa" per conto di alcune cosche di 'ndrangheta, fornendo loro informazioni riservate.

 L'ex impiegata era addetta comunque a mansioni esecutive e non aveva dunque accesso ad atti d'inchiesta riservati. Ciò nonostante, pero', le cosche la utilizzavano per raccogliere informazioni. La donna è stata arrestata con l'accusa di rivelazione di segreti d'ufficio, con l'aggravante del metodo mafioso

Decine di prestanome

Secondo quanto emerso dalle indagini gli esponenti delle cosche avevano costituito e gestito, direttamente o per interposta persona, una serie di attività economiche, operanti in diversi settori imprenditoriali, attribuendone la titolarità formale a terzi soggetti, al fine di eludere i controlli delle forze dell'ordine e le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione.

Non a caso, l'operazione ha colpito sia i livelli di vertice ma anche gregari e soggetti contigui alle cosche De Stefano e Franco aderenti al cartello De Stefaniano e Rosmini, Serraino e Araniti aderenti al cartello Condelliano, tutti uniti nella spartizione dei proventi derivanti dalle attività estorsive ai danni di commercianti ed operatori economici.

Le cosche sceglievano chi assumere

Non solo il pizzo. Le cosche sceglievano anche chi assumere Dall'inchiesta è emerso che le ‘ndrine esercitano sistematicamente anche il potere di regolamentazione dell'accesso al lavoro privato, facendo assumere agli esercizi commerciali dipendenti graditi alle organizzazioni criminali, nonché la potestà di regolamentazione dell'esercizio del commercio, autorizzando o meno l'apertura di esercizi commerciali nei quartieri da loro stessi controllati.

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