Cronaca

'Ndrangheta: maxi sequestro di beni alla cosca Piromalli

La Guardia di Finanza ha bloccato centinaia di milioni di euro ad una delle famiglie più pericolose e potenti delle cosche in Calabria

Nadia Francalacci

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Una mini manovra finanziaria: 215 milioni di euro. È questo il valore dei beni sequestrati tra Calabria e Campania, dai finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, del Nucleo speciale Polizia Valutaria e del Servizio Centrale I.C.O. di Roma.

I beni erano intestati o comunque nella disponibilità di un imprenditore, Alfonso Annunziata, appartenente ad una delle cosche più potenti e spregiudicate della piana di Gioia Tauro: i Piromalli.

Dalle indagini della Finanza, sarebbe emersa l'esistenza di un indissolubile rapporto di sinergia economico-criminale tra l'imprenditore e la cosca. L'uomo, infatti, si sarebbe prestato, volontariamente e consapevolmente, al perseguimento degli scopi imprenditoriali ed economici della 'ndrina sviluppando nel tempo solide cointeressenze economiche e ad ingenti investimenti a Gioia Tauro.

Dalle indagini è emersa la sproporzione tra il patrimonio e i redditi dichiarati dall'imprenditore. Complessivamente sono stati sequestrati il patrimonio aziendale e le quote sociali di 6 imprese, 85 unità immobiliari, 42 rapporti finanziari e denaro contante per quasi 700 mila euro.

L'inchiesta

Il maxi sequestro è scattato a seguito dell’operazione “Bucefalo” condotta dai Reparti della Guardia di Finanza nell’ambito della quale, a marzo 2015, l'imprenditore fu arrestato con l'accusa di essere uno dei boss della cosca di ‘ndrangheta “Piromalli”, con il compito di gestire parte del patrimonio della 'ndrina. Annunziata, scrivono i magistrati, “non è un imprenditore vittima, non è stato e non è costretto a favorire la cosca Piromalli. Al contrario, è un soggetto storicamente legato ai componenti di vertice della famiglia ndraghetista, a partire dal più anziano ovvero Don Peppino nato nel 1921".

Poi gli investigatori continuano, mettendo in evidenza il ruolo strategico di Annunziata proprio alll'interno della famiglia mafiosa: "E', dunque, un soggetto intraneo che si presta da oltre venti anni, volontariamente e consapevolmente, al perseguimento degli scopi imprenditoriali ed economici della predetta cosca, così creando e sviluppando, nel tempo, solide cointeressenze economiche, accompagnate da ingenti investimenti commerciali nel territorio di Gioia Tauro".

Un esempio, sicuramente significato e sul quale si è basata parte dell'inchiesta, è la realizzazione del parco commerciale
"Annunziata"

Annunziata e la cosca Piromalli

Alfonso Annunziata, in sostanza, è il "cuore imprenditoriale” della cosca.
Dall'inchiesta è emersa l’esistenza di un indissolubile rapporto economico-criminale tra l'imprendotre e la cosca Piromalli che sarebbe nato sin dalla prima metà degli anni ’80 e che si sarebbe definitivamente sviluppato tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90 e che, ovviamente, è continuato fino ad oggi.

L'imprenditore e i collaboratori di giustizia

Il rapporto di contiguità con la cosca Piromalli ha trovato riscontro in dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia nonché nella complessa e articolata attività investigativa svolta anche mediante intercettazioni telefoniche e ambientali. In tal senso significativa di tale stretto rapporto di contiguità è la conversazione, captata durante una intercettazione ambientale, in cui l'imprenditore, dialogando all’interno della propria autovettura con la moglie Domenica. L'uomo passando davanti a un terreno in cui attualmente si trova una villa di proprietà della famiglia Piromalli nei pressi del cimitero di Goia Tauro, raccontava alla propria consorte di quando si era più volte recato a trovare “Peppe il vecchio” (ovvero don Peppino) quando quest’ultimo, era latitante e si trovava all'interno di una baracca a giocare a carte con altri amici.

Annunziata come "garante ambientale" della cosca

In sostanza, Annunziata, sarebbe stato un punto di riferimento fondamentale per le attività economiche del clan, svolgendo anche il ruolo di “garante ambientale” per gli imprenditori interessati a operare presso centro commerciale "Annunziata", che a lui si rivolgevano nella consapevolezza del suo collegamento con la cosca.




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